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Insegnante in carrozzina resta senza stipendio: "Dubitano della mia idoneità"

La denuncia di un docente precario di Termoli, assegnato a ottobre a un istituto di Bergamo e malato di sclerosi multipla. "Da allora non mi pagano, e ora vogliono verificare la mia capacità di insegnare. Ma cosa c'entra il fatto che mi muovo in sedia a ruote?". L'Aism pronta a fare ricorso

21 maggio 2015

ROMA - Ha la sclerosi multipla e una carrozzina per muoversi: per la scuola e il ministero, forse non è più in grado di insegnare. Intanto, non prende lo stipendio da sette mesi. E' questa, in sintesi, la "situazione lavorativa kafkiana" che sta vivendo A. Il quale ha deciso di denunciarla, finora solo mediaticamente, "affinché tali episodi non vengano più a ripetersi".

 Vive a Termoli, assegnato a Bergamo. Docente precario, abilitato per la scuola secondaria di secondo grado, da qualche anno ha scoperto di avere la sclerosi multipla. Oggi è su una sedia a rotelle, ma questo in nulla compromette le sue capacità di insegnante. Eppure, da ormai sette mesi, è senza stipendio. Senza una ragione, senza una spiegazione. "Nell'ottobre scorso, come ogni anno - racconta a Redattore sociale - sono stato individuato come docente dalle graduatorie per la stipula di un contratto di 18 ore fino al termine delle attività didattiche, presso un Istituto tecnico nella provincia di Bergamo". A. vive a Termoli, in virtù della sua disabilità certificata avrebbe diritto a una sede più vicina, ma questa è la dura legge del precario: si lavora dove c'è posto. E quest'anno, il posto era a Bergamo, dall'altra parte d'Italia. Una fatica che, comunque, A. era disposto ad affrontare, come già aveva fatto lo scorso anno, quando era stato assegnato a un istituto bolognese e si era trasferito insieme alla moglie, per poter lavorare.

 "Non sembra in grado di insegnare". Così, anche quest'anno, "ho preso servizio, firmato il contratto che è stato controfirmato dal dirigente della scuola e successivamente registrato e convalidato dall'Ufficio scolastico provinciale di Bergamo". Da allora, però, è senza stipendio: sì, perché "secondo quanto comunicatomi per iscritto dal dirigente della scuola, la ragioneria territoriale di Bergamo, leggendo e interpretando il mio certificato 104/92 e il mio verbale dell'Inps, avrebbe commentato: ‘sembra che la persona non sia in grado di insegnare' e avrebbe avanzato dubbi sulla mia capacità lavorativa". Dubbi successivamente messi nero su bianco, quando il Mef (ministero Economia e Finanze) ha risposto alla lettera degli avvocati di Aism, cui nel frattempo A. si era rivolto: "Hanno scritto - riferisce l'insegnante - che non mi possono pagare perché è la scuola che sta creando opposizione e ha dubbi sulla mia capacità o meno di poter insegnare. Intanto - aggiunge - il dirigente della scuola ha continuato a sollevare dubbi sulla mia idoneità nello svolgere la funzione di docente proprio perché mi trovo su di una sedia a rotelle e ho un certificato di 104/92 che parla di ‘grave patologia' e un verbale dell'Inps che parla di inabilità lavorativa. Sinceramente - commenta - non vedo il nesso tra sedia a rotelle e capacità di insegnamento, visto peraltro che già una Commissione medica mi ha giudicato integro di psiche, ma deficitario nel deambulare". Insomma, A. è perfettamente in grado di insegnare, come ha fatto fino allo scorso anno: "supportato anche dai miei studenti", riferisce.

 Una "commissione" per valutare l'idoneità. La storia, però, non finisce qui. Proprio qualche giorno fa, infatti, "mi è arrivata la convocazione per essere sottoposto a visita di verifica medica collegiale presso la sede di Via Turati di Milano. Ora mi chiedo: con quali motivazioni è stato possibile istituire una Commissione di questo tipo, visto peraltro che tutte le volte che sono andato in malattia, sul certificato del medico curante della Asl risulta grave patologia, che secondo la legge non va considerata, ai fini del computo dei giorni di malattia come tale?  Oppure è perché sul certificato di L.104/92 risulto portatore di handicap in situazione di gravità? Oppure perché sul verbale dell'Inps si parla di inabilità lavorativa al 100%, ma di psiche integra. In quanto docente, sarò giudicato e valutato esclusivamente sulla capacità o meno di deambulare?".

L'avvocato di Aism: "pronti a fare ricorso". Un dubbio, o meglio un sospetto, condiviso da Daniela Cataldo, avvocato del pool di Aism, che sta seguendo il caso. "Temo che la richiesta di questa visita di controllo, di per sé legittima, abbia in verità lo scopo di giustificare il mancato pagamento della somma dovuta, che invece è del tutto illegittimo". Nessuna spiegazione, d'altra parte, è stata fornita dalla scuola: "Ho scritto alla dirigenza, evidenziando anche le violazioni alla Costituzione e alla Convenzione Onu che questo comportamento discriminante comportava: ma non ho ricevuto risposta. Ora, alcuni giorni fa, hanno mandato questa convocazione per la visita, peraltro a Milano, allo scopo, dicono, di verificare l'idoneità alla mansione. Ma non esistono problematiche linguistiche o intellettive che pregiudichino questa idoneità. E' vero che da alcuni mesi A. è in malattia, per via del farmaco invalidante che sta assumendo: ma se messo nelle condizioni adeguate, sarà di nuovo perfettamente in grado d'insegnare. E' quello che ci auguriamo avvenga il prossimo anno, in una sede idonea e accessibile: ed è quello che, come pool di avvocati dell'associazione, chiederemo con forza. E siamo pronti a fare ricorso".

"Futuro docente disabile: lascia stare!". Intanto A., mentre aspetta che gli sia riconosciuto ciò che gli spetta, si chiede se tutta questa triste storia non dipenda solo dal fatto che "sono in sedia a rotelle". Se così fosse, la conclusione sarebbe amara: "mi verrebbe da dire ai futuri docenti su sedia a rotelle: lascia stare, tanto non lo puoi fare, per la società non sei in grado di farlo. Che tu abbia studiato, ti sia impegnato e abbia anche superato un corso abilitante presso un'università Italiana, non conta nulla. Per l'università e il ministero dell'Istruzione tu risulti idoneo, abilitato e aggiornato, ma per la società lavorativa no: per loro sei solo un peso, incapace e inidoneo nel concorrere al progresso della comunità, com'è dovere di ogni cittadino". Dura, quindi, la condanna finale: "questo è l'insegnamento che stiamo passando ai nostri ragazzi, futuri cittadini non più di integrazione, ma di esclusione, di preconcetti e di inciviltà". (cl)

 

(21 maggio 2015)

di e.proietti

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