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E’ disabile? Niente soggiorno estivo. Da Torino la storia di un diritto negato

Nata con la spina bifida, ha bisogno di assistenza sanitaria quotidiana: una bambina delle scuole elementari si iscrive al soggiorno estivo organizzato dal Comune ma la sua domanda viene rifiutata perché non sono in grado di garantirle la necessaria assistenza. La piccola non potrà quindi andare a Loano insieme ai suoi compagni di classe. La denuncia di Apisb e Cpd

11 giugno 2008


ROMA - Dopo il matrimonio negato al ragazzo paraplegico, è la volta del soggiorno estivo rifiutato a una bambina disabile. Da Viterbo ci spostiamo a Torino, precisamente a Loano, la località che avrebbe dovuto ospitare A.C. insieme ai suoi compagni di classe, presso la struttura Città di Torino. La bambina frequenta le scuole elementari presso un istituto pubblico. La famiglia, avendo ricevuto la lettera di invito alla partecipazione al soggiorno estivo al pari di tutti gli altri alunni, decide di iscriverla. Ma la richiesta viene rifiutata. Perché? Perché la bambina, nata con spina bifida, ha bisogno di effettuare, alcune volte al giorno, un trattamento sanitario, cioè un cateterismo vescicale. Un servizio garantito dalla Asl durante le normali giornate scolastiche, ma che il comune di Torino si è detto non in grado di offrirle durante il soggiorno.

Del caso si è subito interessata l’Apisb (Associazione piemontese spina bifida), alla quale tuttavia è stata offerta come unica soluzione quella di provvedere direttamente a proprie spese all’assistenza sanitaria necessaria alla bambina. Duro il commento dell’associazione e della Consulta per le persone in difficoltà, che hanno denunciato la vicenda: “L’integrazione scolastica per i giovani studenti con disabilità, sempre ampiamente sbandierata, non può esprimersi attraverso il puro atto formale di un invito all’iscrizione, ma deve necessariamente tradursi nella reale possibilità di prendere parte alle attività proposte. Una risposta inaccettabile a una problematica di cui, evidentemente, il caso in questione è solo un esempio: analoga esclusione – continua l’associazione - per non dire discriminazione, verrebbe infatti praticata anche nel caso di patologie croniche, per esempio per un alunno che fosse affetto da diabete e necessitasse di quotidiane iniezioni di insulina. Si tratta non solo di una esclusione inaccettabile ma di una vera e propria discriminazione”. Consulta e associazione hanno segnalato il caso all’assessore alle Politiche educative del comune di Torino, Luigi Saragnese, affinché intervenga perché casi come questo non si ripetano in futuro.

(11 giugno 2008)

di e.proietti

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