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Covid, ricerca Unimi e Ieo: a scuola più tracciamento che test a tappeto

A parità di test effettuati risulta un metodo notevolmente più efficace per individuare i contagiati. Per i giovani positivi "il 74% in meno di probabilità di favorire la diffusione virale e una suscettibilità al contagio minore del 40%"

14 settembre 2021

MILANO - Riaprono le scuole, e ritorna il grande interrogativo: come monitorare la diffusione del Coronavirus negli edifici scolastici? A giudicare dai recenti studi dell'Istututo Europeo di Oncologia e dell'Università Statale di Milano, la chiave è il tracciamento dei contatti, e non gli studi di screening, ovvero i test a tappeto.

Per arrivare a questa conclusione il gruppo di lavoro di Sara Gandini, Responsabile dell'Unità 'Molecular and Pharmaco-epidemiology' dell'Istituto Europeo di Oncologia e Professoressa di Statistica Medica all'Università di Milano, ha incrociato i dati riguardanti più di 250.000 soggetti in decine di studi internazionali. La conclusione è che gli screening, che hanno rilevato lo 0.31% di positivi, sono un metodo poco efficiente, perché richiedono migliaia di test per trovare una percentuale molto bassa di infetti. Sono invece state trovate frequenze maggiori di positivi con tracciamento, il 2.5%, e ciò suggerisce che a parità di test effettuati risulta un metodo notevolmente più efficace per individuare i contagiati.

In più, i confronti per età confermano che i giovani trovati positivi avevano il 74% in meno di probabilità rispetto agli adulti di favorire la diffusione virale, con al contempo una suscettibilità al contagio minore del 40%. I dati, insomma, dimostrano che la circolazione della SARS-CoV-2 nelle scuole è stata ragionevolmente controllata, anche grazie alle misure di prevenzione usate nei Paesi in cui le scuole sono rimaste aperte, nonostante la seconda ondata del 2020.

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