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Scuola, no a esonero e nuovo Pei: le ragioni di CoorDown

Si è appena conclusa la settimana di mobilitazione che il comitato #NoEsonero ha organizzato per protestare contro il Decreto Interministeriale 182/2020. Coordown ripercorre le tappe che hanno portato tante associazioni a mobilitarsi

18 febbraio 2021

ROMA - Oltre 20 mila persone hanno aderito alla mobilitazione #NoEsonero, per chiedere l’apertura di un tavolo di confronto in cui affrontare le criticità presenti nel nuovo modello di Pei (dl 182/2020) per gli alunni disabili. La settimana di flash mob sui social si è appena conclusa e i numeri parlano di un grande successo. Mentre si spera che il risultato arrivi, tra le associazioni è tempo di chiarimenti, perché non tutte sono state d'accordo nell'aderire alla campagna: pressoché unite nel dissenso verso alcune novità contenute nel nuovo Pei, sono state però divise nel modo di manifestarlo. E' di poco fa la nota di Coordown, che ci tiene a chiarire la propria posizione: “Riteniamo utile ripercorrere brevemente le tappe che hanno portato CoorDown e le altre associazioni a promuovere tali iniziative” ed esprime “stupore e amarezza per le accuse infondate ricevute sui social network e attraverso comunicazioni pubbliche che, seppure non rivolte direttamente a CoorDown erano chiaramente riconducibili al suo operato all’interno del comitato”.
La premessa è che “l’unica cosa che ci interessa, come CoorDown, è difendere i diritti delle persone con sindrome di Down. Respingiamo fermamente anche le accuse di non avere avanzato proposte nei tempi e nelle sedi opportune: richieste di confronto sono state avanzate tempestivamente, ma sono cadute nel vuoto. Avremmo voluto farlo in costante dialogo con le altre associazioni di genitori di persone con disabilità, ma dopo la pubblicazione del decreto le dichiarazioni di quelle maggiormente rappresentative, comprese quelle che in seno al Comitato Tecnico Scientifico dell’Osservatorio per l’Inclusione Scolastica non hanno sottoscritto il documento, erano tutte rassicuranti e positive, come quelle di varie personalità da sempre impegnate sul tema dell’inclusione scolastica. Questo ci ha spinto a confrontarci con altre realtà che condividevano gli stessi nostri dubbi e che si sono raccolte intorno ad un tavolo, seppur virtuale – continua Coordown - Da questo confronto sono scaturite prese di posizione precise e chiare contro alcuni punti del decreto che non possono essere, a nostro avviso, assolutamente condivisi e che riassumiamo solo brevemente, rimandando per i dettagli alla consultazione dei documenti: la possibilità introdotta dal decreto di esonero da alcune materie del percorso di studi, la possibilità di ridurre l’orario di presenza a scuola, il meccanismo di calcolo per l'assegnazione delle ore di sostegno, il marginale ruolo della famiglia all’interno del Glo”.

Conclude quindi Coordown: “Siamo soddisfatti che le nostre rivendicazioni abbiano aperto dei dubbi, perché negli ultimi giorni, dopo che le bacheche dei social network si sono colorate di arancione, l’euforia iniziale di alcuni per i contenuti del decreto sta lasciando il posto a quelle che sono le criticità che, sin dall’inizio, abbiamo evidenziato, unitamente a tentativi affannosi di proclamarsi come i primi ad averle segnalate. Non siamo interessati a questa competizione, l’unica cosa che ci interessa è il bene dei nostri figli e, per questo, raggiungere l’obiettivo che ci siamo dati. Siamo determinati, pertanto, a proseguire più convinti che mai il percorso che abbiamo intrapreso, forti del successo delle iniziative che abbiamo promosso insieme alle altre associazioni che hanno dato vita al Comitato: ad oggi, infatti, oltre 20.000 persone hanno sottoscritto la petizione che richiede l’apertura di un tavolo di confronto per discutere delle criticità segnalate nel DI 182/2020. Quindi il nostro lavoro è tutt’altro che concluso: in realtà è appena iniziato”.

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