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L'appello dei caregiver a Mattarella: “Non tradiamo la scuola dell'inclusione”

Il gruppo Comma 255 ribadisce la necessità di “attenersi scrupolosamente alle linee guida imposte dal ministero dell’Istruzione per il mantenimento di classi comuni o di piccoli gruppi inclusivi. Per la maggior parte dei ragazzi con disabilità, la socialità si sviluppa a scuola o nei luoghi dello sport collettivo. Chiudere questi ambiti significa sottrarre spazi di crescita”

4 dicembre 2020

ROMA – “Non si permetta il tradimento della scuola dell'inclusione. No alle classi differenziali, che stanno tornando in tutta Italia”: centrale nella Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità quest'anno il tema della scuola. Una scuola che, con la pandemia, rischia di perdere una delle sue caratteristiche più preziose: la sua funzione inclusiva. A denunciare la situazione sono i caregiver familiari Comma 255, che si appellano nuovamente al presidente Mattarella: “Il miglioramento delle condizioni emergenziali nel paese non sta significando la riapertura delle scuole per tutti - osservano - Permane poi la chiusura in presenza delle classi del secondo ciclo. Per questo ribadiamo la necessità di imporre il rispetto della vigente normativa sul diritto alla scuola di tutti e di attenersi scrupolosamente alle linee guida imposte dal Ministero dell’Istruzione per il mantenimento di classi comuni o di piccoli gruppi inclusivi”. Il rispetto di questa vocazione inclusiva della scuola è particolarmente importante, dal momento che i ragazzi con disabilità “non godono di occasioni di socializzazione nello shopping o negli aperitivi con gli amici – ricordano i caregiver - Per la maggior parte di loro la socialità si sviluppa a scuola o nei luoghi dello sport collettivo. Chiudere questi ambiti è privare la cittadinanza più giovane di occasioni di crescita, in cui apprendere il rispetto dell’umanità tutta nella sua complessità e diversità”.

“Un errore e un torto”

Il ritorno alle “scuole speciali”, che di fatto si configura oggi in tutti i quei casi in cui, con i compagni in didattica a distanza, gli studenti con disabilità si trovino da soli in classe con gli insegnanti di sostegno, è una pessima lezione per tutti i giovani: “Insegnare agli italiani adulti di domani che, in caso di pandemia, si può ricorrere a forme di segregazione, mettendo da parte il diritto di tutti, è un errore”. D'altra parte, il venir meno della scuola inclusiva pesa soprattutto sulle spalle dei genitori: “Confidare tacitamente nella resilienza dei caregiver familiari che assistono e si prendono cura amorevolmente di un congiunto, costringendoli a sostituirsi a tutto ciò che scuola, welfare e sanità stenta ad erogare e mai come in questa emergenza li induce ad abbandonare l'attività lavorativa, è più di un errore, è un torto!”.

Di qui l'appello al presidente della Repubblica: “Confidiamo che ascolti quanto sottolineato nella lettera che abbiamo formalizzato dopo una raccolta di firme avviata da giorni e che ha visto la sottoscrizione di migliaia di cittadini. E ci aspettiamo che il presidente del Consiglio, che ha tenuto per sé le deleghe alla disabilità ma che per ogni cosa sul tema rimanda al cons. Caponnetto, si renda disponibile ad un confronto con noi caregiver familiari sulle possibilità di sostegno emergenziale e stabile alle nostre vite e condizioni”.

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