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Pandemia e disabilità, “non tornino le classi differenziali”: lettera a Mattarella

Il comitato dei caregiver familiari Comma 255 si rivolge al presidente della Repubblica, ricordando le gravi difficoltà dovuta alla mancanza di supporti, servizi e percorsi sanitari dedicati. “Approfittare della nostra stanchezza per indurci ad accettare la scuola differenziale è aberrante. Ci aiuti a salvare questo baluardo italiano di democrazia, inclusione e pari opportunità”

17 novembre 2020

ROMA – Il ritorno alle “classi differenziali” è un rischio “inaccettabile” e “aberrante”, che “approfitta della stanchezza e della solitudine dei caregiver familiari per indurli ad accettare nei fatti la scuola differenziale è aberrante. Una società civile non approfitta della condizione di precarietà dei suoi cittadini più fragili e soli”. La denuncia arriva dal comitato Caregiver familiari Comma 255, che si rivolge direttamente al presidente Mattarella, evidenziando in una lettera le tante e diverse problematiche che la pandemia fa gravare in modo particolare sulle loro spalle. “Dal marzo scorso denunciamo la poca attenzione alla condizione delle persone con disabilità e dei loro caregiver familiari nel governare la crisi pandemica e sanitaria in atto – spiega Comma 255 nella nota che accompagna la lettera - L'allarme sul rischio di riaprire le 'classi differenziali' lo abbiamo dato fin dalla pubblicazione dell'ordinanza 82 della regione Campania. Alla pubblicazione del Dpcm del 3 novembre non ci è rimasta altra via che, assieme ad altri, rivolgerci al presidente della Repubblica, garante della Costituzione e dell'unità nazionale, per cercare di scongiurare che si ratifichi con i fatti un percorso differenziale per i nostri figli con disabilità, foriero di un inaccettabile ritorno al passato”.

Il ritorno delle classi differenziali è solo, per così dire, la punta dell'iceberg di una disattenzione e mancanza di supporti che fin dall'inizio della pandemia pesa gravemente sulle spalle dei caregiver: “L'inesistenza di supporti economici ai caregiver familiari che lascia le nostre famiglie più povere abbandonate e sole, l'assenza di percorsi di ospedalizzazione covid 19 rispettosi dell'esigenza di accompagnamento dei nostri congiunti con disabilità che induce le famiglie a non denunciare la positività della persona con disabilità o del caregiver familiare; il mancato ripristino dei servizi già carenti "a regime" e la forte resistenza di enti erogatori, lavoratori ed enti locali a rimodularli in forma domiciliare, non sono bastati: assistiamo anche al ritorno alle classi differenziali, con l'avallo della società tutta. I caregiver familiari sono soli, abbandonati e stanchi. Approfittare di questo stato psicologico per indurli ad accettare nei fatti la scuola differenziale è aberrante – denunciano i caregiver - Una società civile non approfitta della condizione di precarietà dei suoi cittadini più fragili e soli”.

Ed ecco il testo della lettera indirizzata a Mattarella: “Nonostante il tempo burrascoso e le divisioni che attraversano la politica, Lei ha sempre indicato una strada comune e, come anche papa Francesco ricorda continuamente, ha sempre rifiutato la cultura degli 'scarti'. Noi genitori di figli con disabilità, noi caregiver familiari, impariamo presto a riconoscere sulla nostra pelle questa sensazione di esclusione. La legislazione del nostro Paese rappresenta sicuramente una tutela essenziale ed un punto di partenza indispensabile per garantire ai nostri figli una vita meno faticosa ma, come Lei sa, non è ancora abbastanza”.

Ed ecco le ragioni della lettera: “Ci rivolgiamo a Lei con l'intenzione ferma di evidenziare che nella nostra penisola, a partire dalla Regione Campania, sta accadendo qualcosa di assolutamente inaccettabile. L'ordinanza numero 82 della Campania per prima, poi, seppur meno esplicite le ordinanze delle diverse regioni italiane, fino al Dpcm del 3 novembre, stabiliscono che la frequenza scolastica debba essere prevista per gli alunni con disabilità, senza assicurare loro la presenza del gruppo eterogeneo dei pari”.

Il ritorno delle classi differenziali

Nessuna garanzia per l'inclusione sarebbe contenuta dunque nell'ultimo Dpcm, secondo i caregiver familiari: e questo “in contraddizione con quanto indicato dalla ministra Azzolina il 5 novembre, che nella Nota 1990/2020 ha ribadito i principi già delineati nel decreto ministeriale 39 del 26/06/2020 e ripresi nel dm 89/2020, delineando come l'unica strada percorribile per la frequenza in presenza richieda di organizzare piccoli gruppi inclusivi”. Diversamente da quanto previsto dal ministero, tuttavia, “nella quotidianità, nelle nostre scuole, si stanno prefigurando inquietanti sperimentazioni di qualcosa che, nel 1977, era stato cancellato: le classi differenziali. La scuola italiana è, orgogliosamente, pioniera nella inclusione e nella solidarietà – ricordano i caregiver familiari - Quanto sta accadendo va esattamente nella direzione opposta: l'esclusione e l'isolamento per i nostri figli con disabilità. La presenza di una pandemia non può giustificare la creazione di percorsi in 'classi differenziali di fatto', ovvero la messa in atto di forme evidenti di discriminazione nei confronti dei nostri figli”, ribadiscono i caregiver familiari

Inclusione a distanza e in presenza: bello ma possibile?

Se realizzare quanto richiesto non è facile, va però detto che “sono differenti gli strumenti che governo ed enti locali hanno a disposizione per rispondere ai bisogni degli alunni con disabilità – ricorda Comma 255 - Stanti le condizioni di contesto, possono essere intrapresi percorsi in presenza con il gruppo eterogeneo dei pari, oppure la possibilità di prevedere il ricorso a figure professionali addette all’assistenza all’autonomia e alla comunicazione, che accompagnano, laddove assegnate, gli alunni con disabilità nel percorso scolastico: queste figure dovrebbero spostarsi al domicilio dell’alunno – affermano i caregiver familiari - per consentirgli la fruizione della didattica proposta in modalità remota dagli insegnanti a loro, a distanza, e al gruppo dei pari, a distanza o in presenza. Se l’emergenza sanitaria è tale da impedire la frequenza scolastica, la tutela precauzionale è diritto di tutti. Se consente la frequenza di piccoli gruppi, allora è un diritto che sia garantito a tutti gli allievi che per le più svariate ragioni necessitano di didattica in presenza, organizzando piccoli gruppi inclusivi. La scuola italiana è, per fortuna e per merito di donne e uomini che oltre 40 anni fa hanno costruito su valori comuni, la scuola di tutti. Lei ne è stato, da sempre, un attento testimone e autorevole protagonista – affermano i caregiver, rivolgendosi al presidente della Repubblica - Ci aiuti a farlo comprendere e attuare a chi ha il compito di prendere le decisioni, e ai quali, evidentemente, sfugge quanto stabilisce la normativa italiana in materia. Ci aiuti a salvare questo baluardo italiano di democrazia, inclusione e pari opportunità”.

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