SuperAbile







“Esclusione scolastica”, la denuncia della sibling che “educa” docenti e compagni

Il video di una mamma e una sorella caregiver : per Arianna la campanella deve ancora suonare, a causa dei “soliti ritardi”. E, come ogni anno, non si sa quando suonerà. Così, lanciano l'hashtag #noesclusionescolastica. Due anni fa Adele è stata un mese e mezzo in classe con la sorella, per aiutare compagni e docenti a comprendere la sua disabilità

26 settembre 2020

ROMA – Arianna ha 22 anni, una gravissima disabilità e frequenta un liceo classico di Palermo. Sua sorella Adele ha 25 anni e studia Medicina. La mamma, Vincenza Ferrante, è “architetta caregiver”, così si definisce, divisa tra il lavoro e l'assistenza. Sono le tre protagoniste del video di denuncia pubblicato dal comitato “Siamo handicappati, no cretini”, di cui fanno parte. Sotto i riflettori c'è la scuola, che per Arianna non si sa quando inizierà. “Il 14 settembre 2020 in Italia cominciano ad aprirsi le scuole nelle varie regioni. Solo che non è così per tutti”, spiega Adele, che domanda alla sorella: “Tu a scuola ci vai?”. “No”, risponde Arianna. “E ti piacerebbe andarci?”. “Sì”.

Una “sibling” a scuola con la sorella

La scuola è preziosa, per Arianna e per la sua famiglia. Così preziosa che, due anni fa, Adele ha trascorso un mese e mezzo in classe, sempre al fianco della sorella, per aiutare compagni e docenti a comprendere Arianna e accoglierla nel migliore dei modi. “Durante l'anno scolastico 2018-2019, d'accordo con i docenti, io sono stata per oltre un mese in classe con Arianna – ci racconta Adele - L'anno precedente si erano verificate situazioni spiacevoli: Arianna era spesso fuori dalla classe, non aveva rapporti con i compagni. Non ho voluto che si ripetesse questo anche l'anno successivo, così sono andata a scuola con lei. Agli insegnanti l'ho posta così: 'Voi siete educatori, se non riuscite a includere Arianna la colpa è vostra'. Stavo lì e facevo letteralmente il cane da guardia: facevo in modo che Arianna non uscisse mai dall'aula, che fosse interrogata dagli insegnanti curriculari. A lei occorrono ausili e traduttori, ma è un'alunna come gli altri e, con l'aiuto necessario, può fare tutto con i suoi compagni. Alla fine gli insegnanti l'hanno interrogata, strutturando le frasi in modo che lei potesse dire sì o no. Questo è stato possibile perché io mi sono imposta, sono stata lì a evitare la discriminazione, anche quella subdola. Alla fine, ci sono stati compagni che la cercavano e le scrivevano, altri a cui non interessava e con cui ancora non va d'accordo. Ma questo è giusto, è normale: io non ero lì per dire che tutti dovessero amare Arianna, ma per insegnare a tutti cosa fare con lei. E devo dire che anche gli alunni più ostili si sono poi dimostrati disponibili a questo tipo di educazione”.

Quando suonerà la campanella?

Oggi invece, per Adele, la scuola non è ancora iniziata: “Vista la situazione particolare e considerata la fragilità di Arianna – spiega la mamma a Redattore Sociale – abbiamo chiesto per lei, quest'anno, la scuola domiciliare. Ma non sanno come organizzarsi, ci dicono che operatore e insegnante di sostegno non possono venire a casa. Di fatto, lei è qui, ad aspettare, senza poter fare nulla. Per lei, come per tanti altri studenti con disabilità, non si sa quando la campanella suonerà. Commenta Adele: “Ancora oggi nella civilissima italiana del 2020 il diritto allo studio non è diritto a chiunque. Ogni anno non si riesce a garantire loro l'inizio nei tempi previsti, o meglio esattamente insieme a tutti quanti”. E la pandemia, va detto, non può essere chiamata in causa, come ragione e giustificazione di questo ritardo. Lo mette in chiaro Adele: “Alcuni hanno avuto il coraggio di dare la colpa alla pandemia. Ma in realtà la pandemia avrebbe potuto consentire un'organizzazione decisamente migliore, considerati i lunghi tempi a disposizione. Ma dal momento che c'è volontà pari a zero, tutto ciò non è avvenuto. E puntualmente, come ogni anno il diritto allo studio viene negato”.

Adele si rivolge quindi alle istituzioni: “Qualche giorno fa abbiamo ascoltato il discorso del presidente Mattarella che augurava a tutti un buon inizio anno scolastico. Presidente, ministra Azzolina, non è così per tutti: Arianna e come lei tante persone con disabilità non sanno neanche quando inizierà per loro l'anno scolastico. Il diritto allo studio è un diritto costituzionale e ogni anno, nella civilissima Italia, viene violato un diritto fondamentale della Costituzione, sotto gli occhi di tutti, ma senza che interessi realmente a qualcuno. Adesso pretendiamo che l'esclusione scolastica cessi e che il diritto allo studio sia un diritto e non più un privilegio”. La soluzione ci sarebbe, secondo il comitato, che “un anno e mezzo fa ha presentato una proposta di legge, per consentire allo Stato il controllo dei servizi attivati nelle diverse regioni – ci spiega Vincenza - Ad oggi infatti il ministro non ha nessun potere d'intervento. Se la proposta fosse accolta, il ministro potrebbe controllare le regioni e commissariare quelle in cui i servizi non siano efficienti. La scuola, per esempio, deve iniziare per tutti o per nessuno. E se la regione non riesce a garantire a tutti questo diritto costituzionale, è giusto che il governo intervenga, commissariandola. Io ora sono costretta a procedere a una diffida, per sollecitare l'attivazione di questo percorso domiciliare”.

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati