SuperAbile







Rientro a scuola, “Siamo sicuri che la campanella suonerà anche per gli studenti disabili?”

Se lo domanda Stefania Stellino, presidente di Angsa Lazio e mamma di due ragazzi con autismo. “Proprio in questi giorni alcuni insegnanti stanno manifestando delle resistenze in merito allo stare accanto a ragazzi senza la mascherina. Ragazzi disabili. Per loro sarà come ritrovarsi in una giungla caotica. Nel Cts del Miur, la disabilità non esiste”

3 settembre 2020

ROMA – “Siamo davvero sicuri che tutti i bambini e ragazzi con disabilità, soprattutto quelle più complesse, potranno sentire la campanella insieme ai loro compagni il 14?”. Se lo domanda con preoccupazione Stefania Stellino, presidente di Angsa Lazio, l'associazione che raccoglie centinaia di famiglie di bambini e ragazzi con autismo. E il dubbio riguarda soprattutto “gli studenti con disturbo dello spettro autistico, con necessità di supporto intensivo: per intenderci, quelli che difficilmente sopportano la mascherina, anche solo per pochi minuti, figuriamoci per quattro cinque ore”. I nodi sono tanti e quasi tutti ancora da sciogliere: “Quanto più si avvicina il 14 settembre, tanto più aumenta lo stato di incertezza e preoccupazione delle famiglie, soprattutto di quelle con figli con disabilità – ci racconta Stellino – I nodi, anziché districarsi, si aggrovigliano ancora di più”.

Quegli studenti senza mascherina che fanno paura

Il primo nodo è la paura diffusa e crescente: “Proprio in questi giorni alcuni insegnanti stanno manifestando delle resistenze psicologiche in merito allo stare accanto a bambini e ragazzi senza la mascherina. Ragazzi disabili. E ci risiamo – commenta Stellino - prima l'idea della regione Lazio di sottoporre a test sierologici gli studenti con disabilità, come se disabile fosse sinonimo di fragile, o di vulnerabile: ora questa preoccupazione degli insegnanti, come se avere una disabilità significhi essere untori. Eppure le insegnanti sanno benissimo che le Linee guida del ministero, soprattutto per i docenti di sostegno che dovessero trovarsi con uno studente senza mascherina, prevedono l'utilizzo di dispositivi di prevenzione individuale suppletivi: mascherina con filtro sotto quella chirurgica e visiera, per esempio. Quando mi hanno riferito tali resistenze, ho provato un senso di profonda amarezza mista a tristezza – si rammarica Stellino - sia perché provenivano da chi dovrebbe formare e sensibilizzare i futuri adulti alla diversità, sia perché a causa di questi pochi, tutto il corpo docente appare come il cacciatore agli untori”.

Neanche una telefonata

Il secondo nodo è l'informazione che non c'è e che aspettano, invece, tutti i genitori, ma soprattutto quelli degli studenti per il cui rientro potrebbe essere più traumatico. Invece, finora le scuole per lo più tacciono: “Le famiglie si aspetterebbero almeno una telefonata, per essere coinvolti nella programmazione specifica dell’inizio dell’anno scolastico del proprio figlio autistico o con una disabilità del neurosviluppo: disabilità per le quali è fondamentale la prevedibilità. Con la rimodulazione degli ambienti – osserva infatti Stellino - sono saltati tutti i punti di riferimento. Riflettiamo su quanto caotica apparirà la ‘nuova’ scuola a quei ragazzi: percorsi obbligati, spazi ridotti, scale a senso unico, zone interdette (magari quelle preferite). Ecco, io mi aspetterei che i referenti alla disabilità delle scuole facessero video e foto da inviare alle famiglie, perché possano aiutare i figli a prepararsi. Per i nostri figli, sarà come ritrovarsi in una giungla caotica, nella quale non riconosceranno neppure i compagni. Ricordiamo che per molti ragazzi autistici il contatto oculare è problematico: e gli occhi sono i soli ad emergere dalle mascherine”.

Sempre in presenza

C'è poi il nodo, cruciale, della modalità in cui la didattica si svolgerà: in presenza, a distanza, in alcuni casi mista, integrata: “Mi aspetto che gli alunni e studenti con disabilità possano essere messi nelle condizioni di recuperare il tempo sottratto alla socializzazione, che per loro spesso avviene quasi esclusivamente in ambiente scolastico: le scuole garantiscano a questi la frequenza in presenza sempre – raccomanda Stellino - senza prevedere per loro la didattica digitale integrata, o a distanza, soprattutto perché in quel caso gli assistenti all'autonomia e alla comunicazione, così come gli insegnanti di sostegno, non potrebbero svolgere effettivamente il loro ruolo di supporto. Si creerebbero così ulteriori scompensi nella scansione delle routine: una settimana sì, una no, tre giorni sì,due2 no... Sarebbe assurdo e inaccettabile per molte disabilità”. Questo non esclude, puntualizza Stellino, che “per alcuni ragazzi con disabilità possa essere invece di stimolo, una didattica di questo genere: penso per esempio a mia figlia, che frequenterà il quarto anno del liceo artistico. Ma se penso all'altro mio figlio e al suo tipo di autismo, vedo solo un tunnel buio. In fondo, nessuna luce ancora”.

“Non abbandonateci di nuovo”

Infine, l'appello più urgente e accorato: “Le  famiglie con figli con disabilità non si sentano di nuovo abbandonate come nel lockdown”. Per scongiurare questo rischio, la partecipazione delle associazioni ai tavoli istituzionali sarebbe fondamentale: invece, “le idee noi genitori, noi associazioni le abbiamo, ma siamo stati esclusi dal confronto. Ricordiamo che nel Cts del ministero la disabilità non è rappresentata e la Fish non è stata mai convocata, se non dopo che abbiamo denunciato pubblicamente il nostro disappunto”.

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati