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Inclusione scolastica, 54 mila assistenti precari. Nasce il Coordinamento

Professionisti senza riconoscimento e senza diritti, alle dipendenze non del Miur ma delle cooperative, pagati 7 euro al mese per un lavoro che riconosciuto come indispensabile. Sono gli assistenti all'autonomia e alla comunicazione, che attraverso il loro Coordinamento alzano la voce per reclamare tutele

15 giugno 2020

ROMA – Sono circa 54 mila e senza di loro l'inclusione scolastica non potrebbe esistere: eppure non hanno riconoscimento né tutele, la loro retribuzione di 7 euro l'ora somiglia a un rimborso spese e sono alle dipendenze degli enti locali e non del ministero dell'Istruzione. Parliamo degli assistenti all'autonomia e alla comunicazione che oggi, alla chiusura della scuola a distanza, che si è praticamente dimenticata di loro, danno vita a un loro Coordinamento nazionale per rivendicare un adeguato riconoscimento.
 
“54 mila professionisti in assoluta precarietà da 28 anni – denunciano - Scuola chiusa per Natale, Pasqua, ponti, emergenze? Nessun compenso. Lo studente si assenta? Spiacenti, viaggio a vuoto, torni a casa. Sospensione estiva delle attività scolastiche? Il paradosso di un netto in busta paga a zero, a volte anche in negativo, pur con contratti anche a tempo indeterminato, ma che dei diritti e delle tutele del lavoro subordinato hanno ben poco. Apertura delle scuole di settembre? Il rientro al tuo lavoro dovrà attendere una data da definirsi, attendiamo notizie”. E' questa la condizione che vivono gli assistenti scolastici, che oggi hanno uno stipendio ma ha “l'amaro sapore di rimborso spese per un'attività di volontariato”: 7 euro l'ora.. “Lavoratori poveri”, si definiscono.
 
Eppure – e questo è il paradosso - il servizio professionale che l'assistente scolastico offre “è definito essenziale dalla L.104/92 per l’intoccabile diritto all’inclusione scolastica dell’alunno con disabilità che affianca con un fare proprio, unico e altamente qualificato”.
 
Di qui la nascita del Coordinamento nazionale assistenti scolastici (CoNAS), “necessario se, a fronte dell’indifferenza generale, bisogna costruire, tutelare, preservare, i diritti degli Assistenti all’Autonomia e alla Comunicazione, che, dopo ben 28 anni dall’istituzione della figura professionale, continuano ad essere ignorati indisturbatamente dalle Istituzioni”.

Competenza degli enti locali, non del ministero

Il mancato riconoscimento è innanzitutto questione di “competenze”, visto che “fin dagli esordi del servizio, la competenza in materia di assistenza scolastica è affidata agli enti locali e non al Miur, 'habitat naturale' di una figura che svolge la sua attività professionale in ambito scolastico – osserva il coordinamento - Gli enti locali, assolutamente inadeguati a caricarsi di questa delicata funzione, si sono dotati di proprie norme e regolamenti frammentati, disarticolati, insufficienti, che, a tentoni, hanno azzardato la disciplina in modo diverso, territorio per territorio. Gli enti locali, pertanto, definiscono in modalità propria e inconsapevole i lineamenti del servizio e dell’operatore, dunque: denominazioni, mansioni, ruoli, competenze, modalità di espletamento, monte ore settimanale, titoli di studio richiesti, retribuzione oraria, reclutamento e contratti di lavoro. Con il risultato di una disparità territoriale in termini di definizione ed erogazione di un servizio di indiscussa necessità per la tutela dello studente con disabilità; una disparità di riconoscimento di un diritto che non dà ragione alla democratica uguaglianza di opportunità in risposta ad uno stesso bisogno: essere studente con disabilità, titolare dell’inviolabile diritto alla partecipazione scolastica”. Non solo: “A generare ancora più confusione, lungaggini burocratiche, gravissima dispersione di risorse, la prassi consolidata di esternalizzare il servizio a terzi (cooperative), gli unici vincitori per profitto di questo sistema perverso”.

Inquadramento professionale e passaggio di competenze

Di qui la richiesta del Coordinamento: “Un effettivo riconoscimento e inquadramento della professione, per eccellenza preposta all’inclusione degli alunni con disabilità, risulta quanto mai improcrastinabile, preso atto che garantirebbe in primis la qualità di un servizio essenziale per l’alunno ma, non di meno, assicurerebbe diritti e tutele a quei lavoratori che lo rendono effettivo nel quotidiano scolastico”. In quest'ottica, è altrettanto necessario il passaggio di competenze: “L’inadeguatezza palesata negli anni dagli enti locali nella gestione dei servizi di assistenza, l’evidente fallimento radicale di tale sistema, ormai al completo collasso, da cui  consegue la scarsa qualità di un servizio essenziale” rende “prioritario l’impellente coinvolgimento del Miur perché prenda in carico la questione, trattenga la funzione e internalizzi la competenza”. Solo in questo modo di porrebbe fine alla “mortificazione della dignità di quei professionisti non più disposti a fingere di ignorare condizioni di gravissima precarietà per paura di perdere il lavoro che, chissà quando verrà riconosciuto, valorizzato, sistematizzato e remunerato”.

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