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Scuola paritaria rifiuta iscrizione a un bambino con disabilità. E' discriminazione

Per la scuola non era possibile inserire l'alunno perché nelle classi c'erano già altri bambini disabili. Ma per il giudice del Tribunale di Milano "l'obbligo di accoglienza di studenti non è soggetto ad alcuni limite numerico rigidamente prestabilito"

9 aprile 2020

MILANO - Il Tribunale di Milano ha condannato per discriminazione ai danni di un alunno con disabilità una cooperativa sociale milanese che gestisce una scuola paritaria (con classi della scuola d’infanzia e della primaria), per non aver accettato l’iscrizione del bambino alla prima elementare. "Tale condotta si presenta come discriminatoria in quanto il rifiuto di iscrizione risulta direttamente connesso alla condizione del minore -scrive la giudice della prima sezione civile, Orietta Miccichè- e dunque apparentemente contraria all'obbligo di parità di trattamento degli alunni disabili e normodotati".
 
La vicenda ha avuto inizio nel dicembre 2017 quando i genitori di Pietro (nome di fantasia, ndr)  hanno provveduto a formalizzare la pre-iscrizione del bambino alla prima elementare nello stesso istituto della scuola materna, proprio per garantirgli la possibilità di continuare a crescere e a studiare con i propri compagni di classe. Pietro -un bambino con disabilità, con disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività, disturbo del linguaggio e livello cognitivo borderline- aveva già frequentato due anni scuola materna paritaria perché, secondo quanto riferito dai genitori, garantiva la possibilità di un percorso continuo e integrato tra la scuola d’infanzia e la scuola primaria.
 
Ma nel dicembre 2017 alla famiglia viene comunicato che per Pietro non ci sarebbe stato più posto in una delle due nuove classi della scuola primaria dal momento che erano stati preferiti altri due bambini con disabilità. La cooperativa ha giustificato la propria condotta con “l’impossibilità di accogliere più di un alunno disabile per ciascuna sezione” di prima elementare, in ragione “delle difficoltà dei minori accertate in sede di pre-iscrizione”. Secondo la cooperativa, infatti, “la compresenza in classe di più bambini disabili avrebbe messo a rischio la garanzia di un percorso formativo efficace per tutti gli alunni”. La cooperativa aveva anche proposto di iscrivere Pietro in un'altra delle scuole sempre da lei gestite, sottolineando che "l'incidenza di alunni disabili nelle sue scuole primarie è superiore alla media nazionale".
 
La giudice nel dispositivo della sentenza, però, sottolinea che “l’obbligo di accoglienza di studenti con disabilità nelle scuole statali (e, conseguentemente, in quelle paritarie) non è soggetto ad alcuni limite numerico rigidamente prestabilito”. E quindi non si può rifiutare un alunno disabile perché in una classe ce n'è già un altro. I genitori avevano anche chiesto un risarcimento per i "danni non patrimoniali" subiti dal bambino per il fatto che ha dovuto essere iscritto in un'altra scuola (questa volta statale). Ma secondo la giudice non è dimostrato che il piccolo Pietro "abbia concretamente patito le sofferenze prospettate o abbia incontrato nella nuova scuola difficoltà causalmente riconducibili al rifiuto" della cooperativa. Anche perché se fosse stato inserito nella scuola che volevano i genitori "avrebbe goduto della compagnia" di quattro o cinque compagni che già conosceva dalla scuola materna. Rimane però il principio: un bambino non può essere rifiutato solo perché disabile. 
 
“Questa pronuncia chiarisce come l'obbligo di accoglienza ed inclusione scolastica degli studenti con disabilità non è soggetto ad alcun limite numerico rigidamente stabilito -commenta Gaetano De Luca, il legale che ha assistito i genitori in questa vicenda per il Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi di LEDHA-. Ciò vale anche nelle scuole private paritarie che sono quindi tenute a garantire la corretta applicazione della normativa sull'inclusione scolastica degli alunni con disabilità". (dp)

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