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Scuole chiuse e disabilità, didattica a distanza senza assistenza a domicilio è discriminazione

Il Coordinamento italiano insegnanti di sostegno scrive alla ministra Azzolina. “Per i nostri figli e per le nostre figlie sono irrinunciabili tanto gli interventi pedagogico-didattici quanto i supporti socio-sanitari. Come si è attivata didattica a distanza così si attivi assistenza a domicilio, per garantire autonomia e comunicazione”

6 marzo 2020

ROMA – Se la didattica a distanza può dare continuità all'istruzione, serve l'assistenza a domicilio, per dare continuità all'inclusione. E' questo il senso della lettera che il Coordinamento italiano insegnanti di sostegno ha indirizzato alla ministra Azzolina in merito alle “difficoltà che, a causa dell’emergenza coronavirus, stanno colpendo le famiglie che hanno figli o figlie con disabilità, costretti a casa, per la chiusura delle scuole”.
 
Per gli studenti con disabilità, infatti, “la scuola rappresenta la più importante opportunità formativa, sia per le possibilità di apprendimento, sia per le occasioni di socializzazione, di relazione e di comunicazione che in essa si attuano”. Non solo: per loro “sono irrinunciabili tanto gli interventi pedagogico-didattici, che la scuola garantisce, quanto i supporti socio-sanitari: sono forme che, per alcuni alunni e alunne, non possono in alcun modo essere distinte o separate”.
 
Ora le scuole, costrette a interrompere l'attività in classe, stanno in molti casi attivando forme di didattica a distanza. “Purtroppo questa modalità non è accessibile per molti alunni e alunne con disabilità – si legge ancora nella lettera - per i quali si stanno determinando condizioni di disparità,fino a vere e proprie forme di discriminazione, lesive del diritto allo studio. Ciò si verifica anche quando la scuola, tramite i suoi docenti, invia 'materiale didattico personalizzato', utilizzabile individualmente dagli alunni e dalle alunne con disabilità; questo materiale – spiega il Comitato - se privo del supporto necessario, fornito da personale addetto all’autonomia personale e/o alla comunicazione, risulta inutilizzabile”.
 
C'è poi un altro punto: “Non sempre la famiglia ha le capacità di supportare adeguatamente il figlio o la figlia, oppure il genitore, per motivi di lavoro, può restare accanto al figlio o alla figlia per aiutarlo (nel caso vi fossero le condizioni per farlo). Così i compiti assegnati o le attività suggerite restano virtualmente disponibili ma, di fatto, non fruibili”. E' evidente quindi “la necessità di garantire, per quanto possibile, un supporto ai nostri figli e alle nostre figlie, attraverso l’intervento presso il domicilio di figure preposte all’assistenza personale e/o alla comunicazione”. E, di conseguenza, la richiesta, “coerentemente con la normativa a favore del diritto allo studio degli alunni e delle alunne con disabilità e con quanto indicato dal DPCM 1 marzo 2020, che vi attiviate presso gli enti competenti affinché sia garantito quanto segue: la possibilità di recupero e di utilizzo presso il domicilio delle ore già previste a scuola di assistenza all’autonomia personale e/o alla comunicazione; la possibilità di recupero e di utilizzo presso il domicilio delle ore già previste a scuola di assistenza infermieristica e/o di operatore socio-sanitari;  ovvero la possibilità di recupero e di utilizzo di ore domiciliare delle stesse figure - addette all’assistenza personale dell’alunno o dell’alunna con disabilità e/o alla comunicazione e addette all’assistenza infermieristica – che seguono nostro figlio o nostra figlia a scuola”.
 
Questo richiederà certamente “uno sforzo burocratico e organizzativo ulteriore – ammettono gli autori della lettera - ma lo sforzo collettivo, che si sta compiendo a tutti i livelli in questo momento, non può non tenere conto delle urgenti criticità vissute dai nostri figli e dalle nostre figlie”. (cl)

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