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Sostegno scolastico, il presidente della First: servono le persone giuste al posto giusto

Maurizio Benincasa sottolinea le problematiche e le soluzioni per l'inclusione, a costo zero, anticipando le operazioni di trasferimento e le assegnazione, e assicurando continuità didattica

6 dicembre 2019

ROMA - "Quando si parla di inclusione bisognerebbe fare riferimento non solo ai docenti di sostegno: la carenza non è solo sul fronte degli insegnanti. Possiamo avere i migliori docenti, infatti, averli per tutte le ore necessarie, ma se ho un alunno sordo e non abbiamo tutti gli assistenti all'autonomia e alla comunicazione - come per la lis, ma anche braille per gli alunni ciechi, CAA, per i bimbi non verbali, o anche gli specialisti delle tecniche del comportamento per le disabilità neuro - cognitive - allora non abbiamo realizzato nessuna forma di inclusione". Così Maurizio Benincasa, presidente della First - Federazione italiana rete sostegno e tutela.
 
La questione del sostegno, o meglio dell'inclusione, ha due problemi principali, specifica Benincasa, sottolineando come si potrebbero risolvere a costo zero, con buon senso e impegno da parte di chi ha le competenze in materia. "La prima questione riguarda l'organico di diritto e i posti in deroga che vengono assegnati, sulla scorta delle sentenze del Tar a cui sono costretti a rivolgersi le famiglie che vedono negato il diritto allo studio dei loro figli", spiega il presidente della First.
 
In buona sostanza ci sono 100 mila docenti in organico di diritto sul sostegno a cui si aggiungono gli 80 mila in deroga. "Dei 100 mila in organico circa 20 mila ogni anno si spostano dalla loro cattedra di titolarità in assegnazione provvisoria andando a coprire una quota dei posti in deroga- spiega Benincasa- Altri 20 mila circa vengono coperte con le graduatorie a esaurimento. Dunque alla fine dei conti restano scoperte 60 mila cattedre che restano libere se si sommano i posti in deroga che non si riescono a coprire e i 20mila che ottengono il trasferimento in assegnazione provvisoria. Di queste parte verranno coperte dai 14 mila docente formati secondo il piano triennale ma in larga parte da docenti non specializzati".
 
E "qui si verifica il problema più grande- sottolinea Benincasa- perché non ci sono più i docenti di sostegno e così vado a coprire il buco con docenti non specializzati". E al di là della specializzazione che poi viene a mancare, aggiunge Benincasa, "tutte queste procedure non si concludono prima di fine ottobre, inizio novembre e così tanti studenti rimangono senza docente di sostegno o i docenti assegnati devono dividersi le poche ore che anno tra più alunni".
 
Secondo la First "basterebbe anticipare al 31 luglio le operazioni di trasferimento e le assegnazione, anticipando le procedure a costo zero si risolverebbe parte del problema".
 
Un problema che per Benincasa dipende "dalle competenze di chi all'interno del Miur ricopre incarichi dirigenziali, è una questione di avere le persone giuste nei posti giusti, un problema di capacità di gestione e non c’è dubbio che dipenda dal dipartimento competente e dal personale".
 
La seconda e delicata questione riguarda la continuità didattica. Anche qui per garantirla basterebbe "a costo zero applicare anche sui docenti in assegnazione provvisoria il principio della continuità didattica e in virtù di questo consentire che un docente ottenuta l'assegnazione provvisoria non si sposti più da quella scuola e da quell'alunno quantomeno per tutto il ciclo scolastico".
 
"Possiamo andare avanti in questo modo?- si chiede Benincasa- Io non credo, bisogna chiedersi crediamo ancora alla scuola dell'inclusione? Sono diritti fondamentali, è compito dello stato garantirli, il Miur può far molto e a costo zero".
 
"La situazione- conclude- è fallimentare, possibile che non paghi nessuno a livello dirigenziale? È un disastro che si protrae da anni ma non paga mai nessuno".

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