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Diritto allo studio, la garante delle persone disabili in Sicilia: “Così non va”

La garante dei diritti per le persone con disabilità della Sicilia denuncia la negazione del diritto allo studio e chiede alla regione un cambio di rotta. Da gennaio 2020 la regione non finanzierà più il servizio igienico personale che dovrà svolgere il personale scolastico

6 dicembre 2019

PALERMO - Riconoscere il diritto allo studio di tutti gli studenti con disabilità significa garantire le condizioni essenziali affinché nelle scuole tanti ragazzi e ragazze possano usufruire dei servizi di assistenza previsti per legge. A dirlo in un documento inviato al presidente della regione Nello Musumeci e alle altre autorità di governo, è la garante dei diritti delle persone con disabilità della Sicilia Giovanna Gambino. La Regione ha comunicato, infatti, alle Città metropolitane ed ai Liberi consorzi siciliani che dal prossimo gennaio 2020 non si farà carico dei finanziamenti per assicurare il servizio di assistenza igienico-personale nelle scuole per gli studenti con disabilità. Servizi che dovrà espletare non più il privato sociale accreditato e adeguatamente formato ma il personale scolastico.
 
"Sono numerose le segnalazioni aventi ad oggetto la mancata o inadeguata erogazione del servizio relativo all'assistenza personale specialistica e assistente alle autonomie e alla comunicazione - scrive nel documento la dott.ssa Gambino -. Ciò desta particolare preoccupazione dato che si traduce nella violazione delle norme connesse all'obbligo di frequenza scolastica. A ciò si aggiunga che, talvolta, si tratta di vera e propria inottemperanza rispetto a sentenze che dispongono l'erogazione dei servizi in disamina. Nelle scuole accade a tutt'oggi che, spesso, l'integrazione degli alunni disabili sia esclusivamente per mezzo della figura dell'insegnante di sostegno, ove assegnato. Se è vero che tale figura, unitamente agli altri docenti curriculari della classe, si pone come uno dei co-autori e realizzatori del Piano Educativo Individualizzato, è altrettanto vero che alla piena integrazione di un alunno/a disabile contribuiscono altre figure specificamente normate".
 
"Privare una persona disabile delle condizioni di integrazione-inclusione equivale a privare della dimensione irrinunciabile di dignità che spetta a ciascuno: ciò accade quando lo studente con disabilità si trova costretto a interrompere la frequenza alle lezioni a causa del 'venir meno' del servizio di assistenza igienico-personale o dell'assistente alla autonomia e alla comunicazione - continua il documento -. Ne può risultare accettabile la supposta o reale carenza di fondi a copertura del servizio affidato al privato sociale accreditato. Con riferimento alla prima figura (A.I.P.) è noto che la scuola non possiede il personale necessario per garantire l'assistenza e non appare, pertanto, una soluzione professionalmente praticabile quella di affidare le relative mansioni ai collaboratori scolastici, attese le chiare competenze specialistiche necessarie all'autentica inclusione delle persone disabili".
 
"Il presente intervento è volto a scongiurare in modo assoluto che la negazione da parte delle amministrazioni preposte dei citati servizi richiesti dalle famiglie e dovuti per legge in quanto avvalorate dai gruppi di studio e di lavoro ex art. 15 della Legge 104/92 e che trovano riscontro nei Piani educativi Personalizzati, possa indurre le stesse famiglie ad optare per la rinuncia del diritto allo studio".
 
L'assistente per l'autonomia e la comunicazione e l'assistente igienico-personale "come è stato ampiamente affermato nella sentenza del Tar del Lazio n.9926 del 2007, contribuiscono a far vivere meglio all'alunno disabile 'la quotidianità della scuola' - si legge ancora nel documento - perché ciascuna di queste figure ha 'un ruolo completamente diverso e complementare ma pur sempre di aiuto alla piena e fattiva integrazione dell'alunno disabile".
 
Una norma, approvata dall'Assemblea Regionale Siciliana (articolo 10 della legge regionale n. 8/2016), dispone che "L'assistenza igienico-personale è assicurata soltanto in via sussidiaria ed eventuale rispetto ai medesimi servizi garantiti dalle istituzioni scolastiche a mezzo personale interno ai sensi della normativa statale vigente. Nelle istituzioni scolastiche in cui non sia presente personale interno adeguatamente formato, e nel rispetto del genere, i servizi possono essere espletati tramite voucher a favore delle famiglie". "La concreta applicazione di quanto previsto in questa norma consentirebbe di risolvere i numerosi problemi - scrive inoltre la garante Giovanna Gambino -. Purtroppo, nella pratica, la norma non è applicata e ciò realizza la violazione dell'articolo 12 della Legge 104 del 1992 che garantisce 'il diritto all'educazione e all'istruzione della persona handicappata nelle sezioni di scuola materna, nelle classi comuni delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e nelle istituzioni universitarie' e del successivo comma 3 ove și dispone che 'l'integrazione scolastica ha come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità della persona handicappata nell'apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione'".
 
"Indubbiamente, l'obbligatorietà della presenza di tale figura non giustifica o ammette carenze da parte dell'ente locale, poiché l'integrazione degli alunni disabili non può risultare pregiudicata da politiche o scelte di tagli e restrizioni di sorta (…)". Pertanto nel documento si chiede in maniera forte alle autorità "che i predetti servizi vengano svolti da personale specializzato e che venga esclusa ogni altra soluzione che possa determinare, di fatto, il venir meno della garanzia dell'assistenza dedicata ed esclusiva agli alunni con disabilità. - C'è necessità di aprire un confronto tra le massime istituzioni competenti affinché non si arrivi a quanto previsto per il prossimo gennaio, che avrebbe ricadute molto gravi sugli alunni e sulle loro famiglie e si possa pervenire, se del caso ed in tempi brevi, anche ad una nuova Conferenza Stato - Regione con l'obiettivo della risoluzione del problema e per scongiurare il paventato taglio dei servizi e/o il ridimensionamento della qualità dei medesimi".

di Serena Termini

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