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Sostegno scolastico, gli auspici per l'anno nuovo

Per Anief “l’unica strada percorribile sia lo sblocco delle 60 mila supplenze su sostegno in deroga. 30 mila docenti specializzati aspettano solo di essere stabilizzati”. Intanto slitta a settembre il decreto attuativo della Buona scuola relativo all'inclusione scolastica

3 gennaio 2019

ROMA – Doveva entrare in vigore l’altro ieri il decreto legislativo 66/2017 attuativo della legge 107/15 sull’inclusione scolastica degli studenti con disabilità: con la legge di bilancio, il 29 dicembre al voto finale della Camera, la sua messa in atto è stata però posticipata al 1° settembre 2019. Sono diverse le novità che potrebbero arrivare, soprattutto per il sostegno scolastico agli alunni con disabilità. Con le modifiche approvate sul rinvio della riforma volute da M5S-Lega, la decisione delle ore di sostegno da assegnare a ciascun alunno disabile e la relativa richiesta potrebbero non spettare “più al Gruppo per l’inclusione territoriale, il Git, ma ai docenti, alla famiglia, all’équipe medica e all’Ente locale, come ha affermato il Sottosegretario Giuliano presentando le modifiche al decreto. Quindi la predetta competenza ritornerebbe al Glh (come è attualmente) e all’interno della Programmazione educativa individualizzata.
 
Anief ricorda che per centrare l'obiettivo della continuità didattica, ma soprattutto per ottenere davvero inclusione e tutela, senza la necessità di nessun intervento legale, l’unica strada percorribile sia lo sblocco delle 60 mila supplenze su sostegno in deroga, assegnate tutte con supplenza annuale fino al 30 giugno dell’anno successivo, così come previsto dalla legge 128 del 2013. E, contestualmente, la collocazione in graduatoria degli specializzati degli ultimi anni, oggi invece costretti a rimanere in seconda fascia d’istituto, con tutti i rischi per l’alunno che questa scelta comporta.
 
“In caso contrario, mantenendo un alto numero di cattedre scoperte e scongiurando i piani di stabilizzazione, potrebbe ripetersi quello che è accaduto la scorsa estate, con la miseria di 1.639 assunzioni effettuate su 13.329 già autorizzate per i ruoli, pur in presenza di 30 mila docenti già specializzati e che chiedono solo di essere stabilizzati - ricorda Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal - Per cui – continua - la trasformazione dei posti in deroga in cattedre da collocare nell’organico di diritto e la riapertura delle GaE rappresentano due tappe fondamentali se si vuole intervenire a favore del sostegno: è bene che i nostri governanti si rendano conto di quali siano le vere priorità, sfruttando i mesi presi per l’entrata in vigore del decreto 66/17 per migliorare in modo sensibile quel testo”.
 
Secondo Anief, inoltre, “non è aprendo nuovi corsi di specializzazione che si potrà risolvere il problema: la verità sui docenti sostegno è che se lo Stato forma e poi non assume a tempo indeterminato, riaprendo le GaE, possono partire tutti i corsi che il Miur desidera, ma avremo sempre cattedre da coprire in corso d’anno. Inoltre – conclude Pacifico – è bene che si provveda subito a cancellare le tante storture della Legge 107/2015, anche andando ad eliminare la norma che obbliga oltre 250 mila famiglie a rifare daccapo le certificazioni mediche”.
 
È sempre possibile contattare l'Anief all'indirizzo sostegno@anief.net, messo a disposizione di tutte le famiglie, dei docenti e dei dirigenti che necessitano dell'intervento gratuito del nostro sindacato, al fine di ottenere gratuitamente per ogni alunno disabile il giusto apporto di ore di sostegno prescritto dal Piano educativo individualizzato, nel pieno rispetto della normativa e della nostra carta costituzionale. A questo proposito, sono indicative le quattro recenti sentenze del TAR del Lazio di pieno accoglimento nel riconoscere ad altrettanti alunni disabili il pieno diritto all'attribuzione del massimo delle ore di sostegno, nel rispetto dei precetti costituzionali e “fino a giungere alla determinazione di un numero di ore di sostegno pari a quello delle ore di frequenza, in caso di accertata situazione di gravità della disabilità”.

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