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Scuola, Uildm: disatteso il diritto allo studio per gli alunni con disabilità

Tra pochi giorni oltre 250mila alunni con disabilità torneranno fra i banchi di scuola, tra barriere architettoniche, piani didattici personalizzati mai realizzati, pochi docenti di sostegno specializzati e servizi di assistenza e trasporto gratuito ancora carenti

29 agosto 2018

ROMA - Tra pochi giorni oltre 250mila alunni con disabilità torneranno fra i banchi di scuola, tra barriere architettoniche, piani didattici personalizzati mai realizzati, pochi docenti di sostegno specializzati e servizi di assistenza e trasporto gratuito ancora carenti. A rilevare l'inadeguatezza della scuola italiana nella risposta alle esigenze degli studenti con disabilità e l'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (Uildm), che fa appello alle istituzioni e promuove iniziative di supporto su tutto il territorio nazionale attraverso le sue 66 sezioni locali.
Ad essere in pericolo è il fondamento del diritto allo studio degli alunni con disabilità, sancito dalla Costituzione italiana e dalla Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con disabilità. Alla vigilia dell'inizio del nuovo anno scolastico, sono 139mila gli insegnanti di sostegno a cui se ne sono aggiunti circa 13mila recentemente stabilizzati dal governo. Secondo recenti dati Fish (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) a mancare all'appello, sono 40mila posti di ruolo di docenti specializzati di sostegno, col rischio che molti ragazzi si vedano cambiare insegnante nel corso dell'anno scolastico, compromettendo il loro percorso educativo.
"Un intervento senz'altro positivo quello del governo ma non sufficiente a garantire continuità didattica e a fare in modo che tutti i bambini e i ragazzi con disabilità possano seguire le lezioni ogni giorno- dichiara Anna Mannara, consigliere nazionale Uildm e referente per i rapporti con il Miur- Da recenti dati Fish circa l'80% degli alunni ha cambiato due insegnanti di sostegno nel corso dell'anno e il 48% ne ha cambiati tre. Il 15% ne ha cambiati quattro e il 6% ha cambiato addirittura cinque insegnanti di sostegno nel corso dell'anno. Secondo la normativa vigente, l'insegnante di sostegno è a pieno titolo docente di tutta la classe: ciò significa che la sua presenza è un valore per tutta la classe e non solo per lo studente con disabilità".
Moltissime le segnalazioni che arrivano all'associazione. È il caso di Francesco, 12enne di Monza, che a causa di una rara forma di distrofia ancora senza nome, ha bisogno di una costante igiene personale, ma non ha un assistente o un sollevatore a disposizione. O Simone, 13enne di Verona che, grazie a Uildm, è riuscito a partecipare alle gite scolastiche.
Spostarsi, mangiare, andare in bagno. Secondo il rapporto Istat 'L'integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo gradò del 16 marzo 2018, il 7% degli alunni con disabilità nella scuola primaria e il 6% nella scuola secondaria di primo grado non è autonomo in una di queste attività. Sempre secondo i dati Istat, si stima che tali alunni possano contare su circa 12,5 ore settimanali di assistente ad personam nelle scuole primarie e circa 11,5 ore in quelle secondarie. Nel Mezzogiorno questo aiuto si riduce drasticamente con un gap di oltre tre ore rispetto alle scuole del Nord. "In molti casi l'insegnante di sostegno non basta- continua Anna Mannara- Laddove l'alunno non sia autonomo nella mobilità, nel mangiare o andare in bagno, deve poter contare del supporto fornito da un'altra figura professionale, l'assistente all'autonomia e alla comunicazione o assistente ad personam, figura professionale specifica riconosciuta e finanziata dagli enti locali".
Anche il servizio di trasporto a domicilio alle strutture scolastiche, secondo la legge 118 del 30 marzo 1971 a carico degli enti locali, non è sempre garantito per mancanza di fondi e competenza dopo la soppressione delle province nel 2014. Non migliore è la situazione sul fronte delle barriere architettoniche: secondo la Corte dei Conti, nell'anno scolastico 2017-18, su 39.847 edifici scolastici più di 10mila non sono in regola con la normativa sulle barriere architettoniche, soprattutto rispetto a scale e servizi igienici nelle regioni del Sud Italia, con una generale scarsa presenza di segnali visivi, acustici e tattili nelle scuole di tutta la penisola.
"È necessario costruire un impianto strutturale solido in cui le istituzioni si prendano cura degli studenti e collaborino con le associazioni per la realizzazione del diritto allo studio- sottolinea Marco Rasconi, presidente nazionale Uildm- Uildm si rende disponibile, attraverso i servizi sociali che già offre, a dialogare con il mondo della scuola e con le famiglie per trovare soluzioni che permettano agli studenti di scegliere liberamente e di vivere l'esperienza scolastica in maniera positiva, come occasione di crescita e di possibilità per il futuro".
 

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