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Il futuro arriva un giorno alla volta: la comunicazione dei bambini con autismo

“Alunni con autismo” è il titolo del convegno organizzato a Bologna da Angsa. Pubblico, privato, scuole, famiglie, beneficenza. Corona (Angsa Bologna): “La scuola deve fortificare le potenzialità di ogni bambino perché le metta a frutto da adulto. Riscontriamo tante lacune, anche nella comunicazione istituzionale”

28 aprile 2017

BOLOGNA - Un colloquio tra pubblico e privato, un confronto tra scuola e famiglie, un dialogo tra beneficenza e diritti, a partire da una frase di Abramo Lincoln: “La cosa migliore riguardo al futuro è che arriva un giorno alla volta”. L’occasione sarà il convegno “Alunni con autismo”, che si svolgerà domani al Teatro Duse da Angsa (Associazione nazionale genitori soggetti autistici), Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna e Club Lions di Bologna. “Quest’anno ci concentreremo sulla comunicazione di chi non ha il linguaggio, parleremo dei metodi per superare questa mancanza – annuncia Marialba Corona, presidente di Angsa Bologna –. Per farlo, faremo sedere allo stesso tavolo le realtà pubbliche e quelle private che lavorano con le nostre famiglie”.
 
L’analisi della citazione di Lincoln sarà affidata a Graziella Roda, insegnante di scuola primaria e Referente per l’integrazione degli alunni con handicap dell’Ufficio scolastico regionale: “Presente e futuro sono concetti relativi – spiega Corona –, ma il significato della frase dello storico presidente degli Stati Uniti è chiaro se viene spiegato da una maestra: la scuola non può e non deve limitarsi a insegnare a leggere, scrivere e contare. Avendo tanto tempo a disposizione, deve anche concentrarsi sul potenziamento e sulla fortificazione delle abilità di ognuno, in modo che, da adulti, le possano mettere a frutto”. Proprio al passaggio all’adolescenze e all’età adulta sarà dedicato l’intervento di Noemi Cornacchia, presidente Angsa Emilia-Romagna: “Anche se un giorno alla volta, l’età adulta alla fine arriva – continua Corona –. Solitamente questo passaggio coincide con la fine del percorso scolastico, ma questo non significa che debba anche concludersi il percorso di riabilitazione che, invece, deve continuare e confermarsi come permanente”.
 
Come anticipato, fil rouge del convegno sarà la comunicazione, i problemi riscontrati dai bambini con autismo e, soprattutto, i loro miglioramenti. A scuola si impara a usare in maniera adeguata e sempre più affinata la propria lingua. Questo accade anche nei bimbi con autismo che, a partire dal proprio livello, possono migliorare le abilità comunicative. “È fondamentale tenere conto del livello di ognuno – ammonisce Corona –: abbiamo ragazzi che, pur parlando molto, comunicano pochissimo, e altri che riescono a comunicare senza parlare. Ci sono anche ragazzi che non parlano e non vedono. Ma la comunicazione di ognuno di loro potrà fare grandi passi avanti”. Interverrà anche Maria Luisa Gargiulo, psicologa psicoterapeuta esperta nell’abilitazione di persone con deficit visivo e autismo con il Blind verbal behavior, metodologia maturata in anni di esperienza lavorativa, per valutare e sviluppare le competenze verbali e comunicative di bambini con questa doppia diagnosi.
 
“Ritengo che i progetti che portiamo avanti, insieme con tutti gli altri attori sulla scena – sottolinea Corona –, debbano essere in primis educativi per i ragazzi, perché l’ovvia conseguenza sarà quella di essere anche di sollievo per le nostre famiglie”. La presidente bolognese ricorda come suo preciso impegno sia quello di assicurare un trattamento dignitoso anche per quelle famiglie che non se lo possono permettere, chiedendo un ulteriore passo avanti a pubblico e privato. Corona sarà anche la moderatrice della tavola rotonda “Comunicazione scuola-famiglie per un’alleanza possibile, anzi indispensabile” (in Emilia-Romagna la maggior parte dei ragazzi dai 2 agli 11 anni frequenta la scuola a tempo pieno), in programma nel pomeriggio. Parteciperanno educatori e insegnanti di sostegno formati sui casi più gravi, mamme e papà di bambini con autismo che condivideranno le loro storie, fatte anche di ostacoli da superare, ostacoli che vengono superati. Come Elisa Luzolo, mamma di un bimbo congolese con autismo: “Venne da noi perché non sapeva nulla dell’autismo, la seguiamo da tanto tempo. E oggi il piccolo ha raggiunto grandi traguardi”. O come Daniele Epifani e Antonella Pignatari, genitori di una bimba cieca con autismo.
 
“Riscontriamo molte lacune – prosegue Corona –, ma a Bologna stiamo lavorando sodo. Anche la comunicazione delle istituzioni, per esempio, va migliorata. Spesso le famiglie che si rivolgono a noi non sono su quali diritti possono contare e fare forza. Il convegno sarà anche l’occasione per spiegare alle famiglie cosa possono pretendere dalle istituzioni, ma mostreremo anche l’altra faccia delle medaglia, parlando di beneficenza e del grande contributo che può dare per migliorare la qualità della vita delle persone con autismo”. (Ambra Notari)
 

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