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Imparare a conoscere il buio: a scuola si sperimenta la disabilità visiva

“Conoscere i sensi e avvicinarsi alla disabilità visiva” è una piattaforma educativa che l’Uici promuove con il Comune di Torino da un decennio: tre cicli di incontri durante i quali i bambini sperimentano cosa accade quando non è più possibile esplorare il mondo attraverso gli occhi

20 febbraio 2017

TORINO - Portare la disabilità tra i banchi di scuola, al pari di una vera e propria materia di studio. Anche se, più che “studiare”, il termine corretto è in questo caso “esperire”: è quanto faranno circa 750 allievi delle scuole elementari di Torino, che nelle prossime settimane verranno coinvolti in una serie di incontri - suddivisi in tre cicli distinti e indipendenti - interamente dedicati al tema della cecità e dell’ipovisione. A organizzarli è la sezione locale dell’Uici, l’Unione italiana ciechi e ipovedenti, che da dieci anni va mettendo a punto una sua piattaforma didattica per le scuole primarie del Capoluogo sabaudo. Si chiama “Conoscere i sensi e avvicinarsi alla disabilità visiva”, ed è un’iniziativa che l’Uici promuove nell’ambito del progetto “Crescere in città”, con cui ogni anno il Comune di Torino cerca di educare i bambini delle elementari ai concetti di cittadinanza, di sostenibilità, di rispetto delle differenze.
 
Tre sono i percorsi che l’ente ha progettato, in stretta sinergia con l’Istituto per la ricerca, la formazione e la riabilitazione (Irifor). Il primo, articolato in tre incontri della durata di due ore ciascuno, è intitolato“I nostri sensi” ed è al momento il più richiesto nelle scuole, “perché - fanno sapere dall’ente - si integra nel programma curricolare di scienze, essendo tutto basato sulle percezioni sensoriali e sulla loro interdipendenza”. L’assunto di partenza, in questo caso “è dato dal fatto scientificamente provato che il 90 per cento delle informazioni che il nostro cervello processa quotidianamente vengono assorbite attraverso la vista” spiegano dall’Uici. “Ai bambini, quindi, cerchiamo di far sperimentare cosa accade quando non è più possibile esplorare il mondo attraverso gli occhi: gli verrà chiesto di chiuderli e toccare degli oggetti, per concentrarsi sulle possibilità del tatto. Analogo lavoro riguarda gli aromi, i sapori, le percezioni uditive. Queste esperienze diventano lo strumento per riflettere sulla vita di chi, non potendo usare la vista, deve affidarsi esclusivamente ai sensi alternativi; e soprattutto nell'ultima parte del percorso ci si confronta con la vita quotidiana dei ciechi”.
 
Il secondo percorso si chiama invece “Conoscere il buio”, dura 8 ore in totaleed è incentrato, più nello specifico, sulla disabilità visiva: i bambini vengono invitati a mettersi, per qualche istante, nei panni di chi non vede, scoprendo inoltre che accanto alla cecità esiste l’ipovisione. “Durante il corso - continuano dall’ente - i ragazzi avranno la possibilità di imparare a conoscere e maneggiare gli strumenti utilizzati nel quotidiano dai disabili visivi, oltre a fare esperienza di mobilità e accompagnamento e a riflettere su quale sia il modo migliore per relazionarsi con chi non vede o vede poco”. Secondo l’Unione ciechi, il secondo ed il terzo corso “sono strutturati secondo un approccio più marcatamente ‘esperienziale’”. “Vale a dire - precisano dall’ente - che i bambini verranno messi in condizione di esperire, attraverso i sensi e col rinforzo pratico di una serie di prove empiriche, cosa significhi davvero perdere la vista. Per questo, durante gli incontri, i tutor si avvarranno di una serie di oggetti per il supporto alla didattica, come ad esempio il bastone bianco, il cui uso verrà fatto sperimentare alle classi, o una serie di occhiali speciali che simulano l’ipovisione. Ai presenti verrà inoltre distribuito un breve manuale, intitolato ‘Non così, ma così’, che illustra alcune semplici regole da applicare nell’interazione con una persona cieca: ad esempio, il fatto che, nell’avvicinarsi, bisogna sempre segnalare la propria presenza salutando e dicendo distintamente il proprio nome, in modo che l’interlocutore possa capire chi siamo e dove siamo posizionati”.
 
L’ultimo ciclo, intitolato “Vedo con le mani”, prevede infine la realizzazione di tavole tattili e disegni in rilievo, utilizzando materiali comuni. Partendo da un racconto o da una poesia, la classe realizzerà un libro inclusivo, scritto sia con caratteri ingranditi che in braille, l’alfabeto a sei punti in rilievo usato da chi non vede. Tutti i percorsi prevedono la partecipazione di persone non vedenti, che dialogheranno con i bambini insieme al personale Irifor. Gli incontri sono pensati soprattutto per i bambini delle prime e seconde elementari, ma il secondo e il terzo ciclo sono aperti anche alle classi successive. Secondo il presidente Uici Franco Lepore,”il contatto con la disabilità visiva è un'occasione di crescita per tutti ,e siamo felici che questo possa avvenire con bambini piccoli. Grazie alla collaborazione col Comune di Torino - continua - abbiamo la possibilità di coinvolgere gli adulti di domani, perché crescano nella cultura dell'inclusione e dell'equità. Anche in poche ore si può seminare molto” (ams)
 

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