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La riforma del sostegno in 10 punti: ecco come cambia (se cambia) l'inclusione

Pubblicato il decreto della Buona scuola approvato sabato in Consiglio dei ministri. Tra le principali novità, la valutazione diagnostico-funzionale, il contributo per le scuole paritarie in base al numero di alunni disabili, il gruppo per l'inclusione territoriale e la “sezione” dei docenti di sostegno. Tutto a costo zero

19 gennaio 2017

ROMA – Il decreto per l'inclusione scolastica, parte integrante della “Buoja scuola”, approvato sabato scorso dal Consiglio dei ministri, ha più ombre che luci. “Deludente, lo definisce Dario Ianes, docente ed esperti di Pedagogia e didattica per l'inclusione. “Carente sotto molti aspetti” per Salvatore Nocera, avvocato specializzato in inclusione, membro della Fish e dell'Osservatorio per l'inclusione scolastica del ministero dell'Istruzione.
 
Prima di approfondire criticamente i contenuti con il loro aiuto, ecco qui di seguito una sintesi del testo, pubblicato sul sito della Camera. “In formato non accessibile”, denuncia a questo proposito Nocera, che quindi ha potuto leggerne solo la relazione illustrativa.
 
L'articolo 1 illustra principi e finalità, specificando che l'inclusione scolastica “riguarda tutti gli alunni e gli studenti, risponde ai differenti bisogni educativi e si realizza attraverso strategie educative e didattiche finalizzate allo sviluppo delle potenzialità di ciascuno”. L'articolo 2 precisa l'ambito di applicazione, limitandolo agli “alunni e agli studenti con disabilità certificata ai sensi dell'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104”.
 
Prestazioni e competenze. L'articolo 3 definisce i compiti dello Stato, delle regioni e degli enti locali. Il primo deve provvedere, tra l'altro, “ad assegnare alle istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione un contributo economico, parametrato al numero degli alunni e studenti con disabilità accolti e della percentuale di alunni con disabilità rispetto al numero complessivo degli alunni frequentanti”. Nella relazione illustrativa, si precisa che destinatarie del contributo sono le “istituzioni scolastiche paritarie”. Sempre nell'articolo 3, si stabilisce “la presenza di non più di 22 alunni ove siano presenti studenti con disabilità certificata”. Un punto, questo, considerato una grave “drittata”, come vedremo, da Salvatore Nocera.
 
Per quanto riguarda gli Enti locali, tra le loro competenze rientra “l'assegnazione del personale dedicato all'assistenza educativa e all'assistenza per l'autonomia e per la comunicazione personale”, ma “nei limiti delle risorse disponibili”. Altro passaggio critico, come vedremo.
 
Valutazione della qualità dell'inclusione. L'articolo 4 affida all'Invalsi il compito di misurare gli indicatori per la valutazione della qualità dell'inclusione scolastica. Tra i criteri, c'è la “qualità del Piano per l'inclusione scolastica”, dio cui si parla nell'articolo 10.
 
Certificazione e valutazione della disabilità. Novità sono previste, nell'articolo 5, per quanto riguarda la certificazione della disabilità. In particolare, in linea con le indicazioni dell'Oms, “la valutazione diagnostico-funzionale sostituisce la diagnosi funzionale ed il profilo dinamico funzionale”: non più quindi una concezione quantitativa e sanitaria della disabilità, ma una valutazione delle capacità, in relazione anche al contesto e agli strumenti disponibili”. L'articolo 6 definisce il ruolo delle commissioni mediche e le modalità di valutazione e accertamento. Si stabilisce inoltre che “la proposta relativa alla quantificazione delle risorse di sostegno didattico è effettuata dal gruppo inclusione territoriale (GIT)”: una novità questa che, come vedremo, non piace affatto a Nocera e al suo gruppo di lavoro. L'articolo 7 indice le procedure per l'inclusione scolastica.
 
Gruppo per l'inclusione territoriale. E' il nuovo organo partorito dalla Buona scuola. L'articolo 8 ne definisce la composizione e le funzioni. Esso è formato da “un Dirigente tecnico o un Dirigente scolastico che lo presiede, tre Dirigenti scolastici dell'ambito territoriale; due docenti, uno per la scuola dell 'infanzia e il primo ciclo di istruzione e uno per il secondo ciclo di istruzione, nominati con decreto del dirigente preposto all'Ufficio Scolastico Regionale (USR) o di un suo delegato. Il GIT, in qualità di organo tecnico, sulla base delle valutazioni diagnostico-funzionali, del progetto individuale e del Piano per l'inclusione trasmessi dalle singole Istituzioni scolastiche statali, propone ali 'USR la quantificazione delle risorse di sostegno didattico per l'inclusione da assegnare a ciascuna scuola; l'assegnazione definitiva delle predette risorse è effettuata dagli 'USR nell 'ambito delle risorse dell'organico dell'autonomia per i posti di sostegno”.
 
Il Piano educativo individuale. Una piccola ma rilevante novità è contenuta nell'articolo 9, dove si legge che “il Piano educativo individualizzato è parte integrante del Progetto individuale”. Negli articoli 10 e 11 si illustrano le modalità di elaborazione, approvazione e realizzazione dello stesso.
 
Sezione di docenti per il sostegno. L'articolo 12 istituisce ufficialmente la “sezioni dei docenti per il sostegno didattico”, precisando che “i docenti assunti a tempo indeterminato sui posti di sostegno, in possesso dei requisiti e comunque nel limite dei posti vacanti e disponibili dell'organico dell'autonomia, possono chiedere il passaggio sui posti comuni, trascorsi dieci anni scolastici di appartenenza nelle sezioni dei docenti per il sostegno didattico”.
 
Formazione dei docenti di sostegno. Gli articoli 13 e 14 definiscono le modalità di formazione dei nuovi docenti di sostegno, rispettivamente per le scuole dell'infanzia e primaria e per la secondaria di primo e secondo grado, tramite i relativi corsi di specializzazione. Per quanto riguarda invece la formazione in servizio del personale scolastico, l'articolo 15 stabilisce che “con le risorse disponibili, il piano nazionale di formazione garantisce le necessarie attività formative per la piena realizzazione degli obiettivi di cui al presente decreto nell'ambito delle risorse finanziarie disponibili”, affidando alle scuole il compito di individuare “le attività rivolte ai docenti delle classi, in pat1icolare in cui sono presenti alunni e studenti con disabilità certificata”. Sulla formazione dei nuovi insegnanti sarà particolarmente critico, come vedremo, Dario Ianes.
 
Continuità didattica. E' questo il titolo dell'articolo 16, che così declina questo principio fondamentale per la qualità dell'inclusione: “Al fine di agevolare la continuità educativa e didattica di cui al comma l e valutato, da parte del dirigente scolastico, l'interesse dell'alunno e dello studente, può essere proposto, non prima dell'avvio del1e lezioni, ai docenti con contratto a tempo determinato per i posti di sostegno didattico, e ferma restando la disponibilità dei posti e le operazioni relative al personale a tempo indeterminato, un ulteriore contratto a tempo determinato per l'anno scolastico successivo”.
 
Osservatorio permanente per l'inclusione scolastica. Questo, già esistente e operante, viene formalmente riconosciuto nell'articolo 17: “E' istituito presso il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, l'Osservatorio permanente per l'inclusione scolastica che si raccorda con l'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità”.
 
Istruzione domiciliare. L'articolo 18 prevede che, “nell'ambito delle risorse finanziarie estrumentali disponibili a legislazione vigente, le istituzioni scolastiche, in collaborazione con l'Ufficio scolastico regionale, gli enti locali e le aziende sanitarie locali individuano azioni per garantire il diritto all'istruzione agli alunni e agli studenti per i quali sia accertata l'impossibilità della frequenza scolastica per un periodo non inferiore a trenta giorni di lezione, anche non continuativi, a causa di gravi patologie certificate anche attraverso progetti che possono avvalersi dell'uso delle nuove tecnologie”. (cl)

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