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L’inclusione scolastica secondo i dati Istat: il commento di Nocera

Aumentano gli alunni disabili, o c'è un abuso di certificazioni? L'igiene degli alunni disabili spetta agli assistenti o ai collaboratori scolastici? E' attrezzata la scuola per rispondere alle esigenze dell'alta percentuale di studenti con disabilità intellettiva, relazionale e sensoriale? Su questi e altri punti, prova a far chiarezza Salvatore Nocera, dell'Osservatorio scolastico di Aips

30 dicembre 2016

ROMA - L'Istat ha presentato alcuni giorni fa l’annuale Rapporto "L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado", con  le cifre sull’inclusione scolastica degli alunni con disabilità in Italia relative all'anno scolastico 2015/2016. Oggi il commento dell'avvocato Salvatore Nocera, per l'Osservatorio Scolastico sull’Inclusione dell’Aipd Nazionale. In estrema sintesi, “le percentuali di presenza di alunni con disabilità nella scuola primaria (attualmente 3,2%) e nella secondaria di I grado (attualmente 3,9%) è quasi raddoppiata rispetto al primo dato della serie storica dell’Istat fissato nell’a.s. 1989/90 (rispettivamente 1,7% e 1,9%). Ciò si spiega agevolmente col fatto che nel 1989 ancora non era stata approvata la l. n° 104/9 – scrive Nocera - L’incessante progressione dal 2000 (2% primaria e 2,5% secondaria di primo grado) ad oggi può spiegarsi con una maggiore presa di coscienza del diritto all'inclusione nelle scuole comuni, ma forse anche con una eccessiva facilità nelle certificazioni al fine di ottenere maggiori benefici anche in casi non dovuti. Il costante incremento di certificazione nella scuola secondaria di primo grado rispetto a quelle della scuola primaria – continua Nocera - sta ad indicare un paradosso:  mentre la logica vorrebbe che con una buona inclusione nella scuola primaria dovrebbe o rimanere costante o ridursi il numero delle certificazioni, nella secondaria si ha un aumento di certificazioni. Sorge il sospetto che la mancata sufficiente preparazione sulle didattiche inclusive dei
docenti della scuola secondaria stimoli la richiesta di certificazioni, per avere più risorse umane a disposizione”.

C'è poi un altro dato su cui Nocera si sofferma: “il fatto che nella scuola primaria l’8% degli alunni con disabilità non sia autosufficiente per la cura dell’igiene personale, negli spostamenti e nel mangiare e che ella secondaria di primo grado tale dato sia pari al 6%, comporterebbe una seria organizzazione da parte dei dirigenti scolastici circa l’espletamento dei compiti relativi a queste funzioni da parte dei collaboratori scolastici. Non sempre però – riferisce Nocera - i dirigenti ed i collaboratori scolastici rispettano il Ccnl del 2003, che prevede espressamente
tali compiti a carico dei collaboratori scolastici. Ciò spiega le numerose lagnanze delle famiglie, talora riportate dalla cronaca giornalistica e a volte anche da quella giudiziaria. Su questo aspetto l’amministrazione scolastica deve seriamente intervenire – si appella Nocera - ed in ciò la nuova legge sulla 'buona scuola' potrebbe fare molto, avendo introdotto l’obbligo della valutazione del personale scolastico da parte dei dirigenti e quello dei dirigenti da parte dei direttori scolastici regionali”.

Per quanto riguarda poi l'assistenza per l'autonomia e la comunicazione per gli alunni non autosufficienti, “nella scuola primaria si nota una differenza tra nord e sud – ricorda Nocera - Infatti il numero medio di ore settimanali per ciascun alunno è pari al nord a 13,8 e al sud a 11,5. Ma ciò che suscita perplessità è la legenda esplicativa del glossario del rapporto Istat con cui si identificano le mansioni di tali figure. In essa infatti si legge che gli assistenti forniti dai comuni debbono anche aiutare gli alunni non autosufficienti a mangiare e ad andare in bagno, mentre il compito della cura
dell’igiene personale e l’assistenza ai pasti, in base al Ccnl del 2003, rientrano nelle funzioni aggiuntive del mansionario dei collaboratori scolastici, come lo stesso glossario fa presente alla voce 'collaboratori scolastici'. Sarà bene quindi per il futuro che l'Istat chiarisca questo aspetto, che non è certamente secondario”.

Per finire, c'è il dato sulla disabilità intellettiva, “pari al 42,5% nella primaria e al 50,3% nella secondaria di primo grado, che sommata a quella relativa agli alunni con disabilità affettivo-relazionale (16,4% nella primaria e 17,1 nella secondaria di primo grado), raggiunge circa i 2/3 degli alunni con disabilità. Se a queste percentuali si aggiungono quelle relative all'apprendimento, all'attenzione e comportamentali e quelle relative alle disabilità visive e uditive- conclude Nocera - si vedrà come occorra un forte impegno del Ministero nella formazione iniziale ed obbligatoria in servizio non solo dei docenti specializzati per il sostegno, ma anche e soprattutto di quelli curricolari”.
Per gli altri aspetti annotati e commentati da Nocera sui dati Istat, si veda la scheda integrale sul sito di Aipd.

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