SuperAbile







Silvagni, insegnante cieco, tra i 50 migliori docenti d’Italia

Ha iniziato ad avere problemi di vista a 25 anni e in pochi giorni è diventato quasi cieco. Questo non gli ha impedito di continuare a studiare e insegnare. Oggi continua a trasmettere ai suoi studenti la passione per le lettere. Ed è tra i finalisti dell’Italian teacher Prize

28 dicembre 2016

ROMA – C’è anche Antonio Silvagni, insegnante di 50 anni non vedente, tra i 50 finalisti del concorso nazionale “Italian Teacher Prize” lanciato dal Ministero dell’Istruzione. 11 mila le candidature, esaminate dai giurati: e tra tante, la storia di Silvagni, docente di italiano e latino al liceo Da Vinci di Arzignano, nel vicentino, ha conquistato un’attenzione particolare. Il concorso premia infatti gli insegnanti che si siano distinti per “le capacità di trasmettere il sapere e la passione per lo studio in maniera innovativa, a dispetto delle difficoltà e scarsità di mezzi”. Capacità che a Silvagni evidentemente non manca: la cecità, infatti, sopraggiunta in età già adulta, non ha fermato la sua voglia di studiare e di trasmettere il proprio sapere.
Così racconta al Giornale di Vicenza: “A 25 anni ho vissuto un periodo di particolare stress e ho avuto un attacco acuto di glaucoma. In cinque giorni ho praticamente perso la vista, probabilmente c’era già una fragilità congenita. Poi sono stato operato molte volte ma vedo solo luci e ombre. Insomma sono non vedente”. Antonio Silvagni arriva spesso a scuola accompagnato da Luce, un labrador nero che è la sua guida da 5 anni. La sua didattica è necessariamente innovativa, visto che la cecità stessa lo ha indotto a cercare soluzioni e metodologie sempre nuove. “Non sono mai riuscito ad imparare il braille – racconta ancora al giornale vicentino – mi sono affidato soprattutto al programma di sintesi vocale e quindi alla tecnologia, di cui mi sono appassionato per superare il mio limite. Ho imparato qualche rudimento di linguaggi e utilizzo le piattaforme open source che offrono diverse opportunità. Un esempio? Inizialmente per correggere i compiti in classe mi aiutavano mamma Rosa Maria, già insegnante alle elementari, e mia moglie Maria Rosa. Da qualche tempo però i miei studenti fanno i compiti in classe in sala computer e così posso correggere tutto sul pc. La scuola in questo mi aiuta molto, durante i compiti comunque c’è un collega-sorvegliante, che controlla che i ragazzi non copino. Certo le difficoltà non mancano. Ma le limitazioni si superano se c’è una forte componente individuale. Il problema però non sono le barriere architettoniche sulle strade ma quelle della tecnologia utilizzata dall’editoria. I libri scolastici infatti non vengono concessi in pdf ma soltanto in cartaceo. E quindi si rischia di passare l’estate a scansionare i testi, pagina per pagina, per averli sul pc”.
Silvagni non si è candidato direttamente al concorso, ma qualcuno ha ritenuto che avesse tutte le carte in regola per partecipare: “Mi è arrivata una mail a settembre – racconta ancora – che mi chiedeva di confermare la mia partecipazione. Sono stato segnalato da qualcuno in maniera anonima. Inizialmente pensavo fosse uno spam. Poi ho controllato e ho deciso di aderire. Mi ha sorpreso la notizia di essere tra i finalisti. La selezione è piuttosto dura”.

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati