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Paralimpiadi, quel “seme gettato” 60 anni fa continua a generare speranze

A Roma, presso l'auditorium dell'Inail, l'evento conclusivo delle celebrazioni per il 60° anniversario dei primi giochi paralimpici, organizzati a Roma nel 1960. Bettoni: “Inail orgogliosa di aver contribuito a questa storia, che insegna a chi cade che rialzarsi è possibile”. Il pensiero di tutti ad Alex Zanardi, “uomo simbolo della rinascita”

25 settembre 2020

ROMA – La fiaccola si è accesa 60 anni fa e non si è mai spenta: dal 1960 a oggi, milioni di giovani con disabilità hanno trovato la speranza e la capacità di rialzarsi, grazie al “seme gettato” allora da quei “pionieri”. Sono queste alcune delle suggestioni condivise stamattina durante il convegno conclusivo delle celebrazioni per il 60° anniversario dei primi giochi paralimpici, che si è svolto presso la sede centrale dell'Inail. Presenti il presidente e altri rappresentanti dell'Istituto, accanto a testimoni del mondo dello sport, della comunicazione e della storia del movimento paralimpico. A coordinare l'incontro, Auro Bulbarelli, direttore di Rai Sport, che ha introdotto “quel pezzo di storia che ha rappresentato uno spartiacque nelle vicende sportive”. Presenti in sala tanti testimoni diretti di quella storia, che hanno preso la parola condividendo i propri ricordi e la propria memoria storica: tra questi Maria Stella Calà, moglie di Antonio Maglio, e Aroldo Ruschioni, storico atleta paralimpico. Tra i “testimoni di oggi”, Marina Cairono e Oney Tapia. Durante il convegno, spazio anche ai video storici e ad alcuni stralci di “Memoria Paralimpica”, promosso dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP), con Inail e Fondazione Italiana Paralimpica, e realizzato da Redattore Sociale e introdotto oggi da Antonella Patete.
 

La "rivoluzione culturale" dello sport paralimpico

Ad aprire l'incontro, il presidente di Inail Franco Bettoni, che si è detto “orgoglioso di rappresentare l'istituto che ha contribuito alla nascita del movimento paralimpico grazie all'intuizione del medico Antonio Maglio, medico di Inail, che già negli anni 50 aveva capito il valore del vincente connubio tra sport e riabilitazione, portando avanti una grande sfida in una società che all'epoca non manifestava alcuna sensibilità verso il tema della disabilità. Maglio – ha detto ancora Bettoni – trasferì i suoi insegnamenti al Centro paraplegici di Ostia Villa Marina, inaugurato da Inail nel 1957. Nel 1960, in concomitanza con le Olimpiadi, riuscì a realizzare le prime Paralimpiadi della storia. Da allora movimento ha fatto tanta strada – ha aggiunto – e la collaborazione con gli istituti è cresciuta, fino alla stretta sinergia con il Cip. Nel 2019 – ha riferito - sono stati avviati alla pratica sportiva 440 persone disabili da lavoro”. Fondamentale in questo percorso il ruolo di Inail, che “da sempre considera la pratica sportiva come un valido strumento per la riabilitazione delle persone con disabilità il e recupero della loro integrità fisica e psicologica”.
 
Bettoni ha poi ricordato che “lo sport paralimpico ha il merito di aver modificato la percezione sociale della disabilità, attuando una rivoluzione culturale che riguarda l'intera società. Negli ultimi decenni è cambiato anche il linguaggio dello sport paralimpico e, grazie anche al lavoro dei giornalisti, è cresciuta la sua visibilità, contribuendo ad abbattere barriere culturali”. Bettoni ha poi fatto riferimento al ruolo delle tecnologie e della ricerca, ambiti d'impegno fondamentali per Inail: “Dietro la disabilità ci sono forza, talento, tenacia e passione, che accomunano tutti gli sportivi, paralimpici e olimpici, sempre più vicini grazie alla tecnologia e alla ricerca protesica, che perfezionano gli strumenti – ha detto – E' encomiabile il lavoro del Centro protesi di Vigorso di Budrio, eccellenza europea, dove tanti atleti paralimpici sono assistiti. Inail è convinta che il connubio tra tecnologia, ricerca scientifica, sport e disabilità possa aiutare ad affrontare le difficoltà nella vita di tutti i giorni. Ed è importante che questo percorso avvenga nello sport, che è in grado di unire le persone ed è fondamentale per sviluppare una cultura d'integrazione attraverso la valorizzazione delle potenzialità residue. L'incontro di oggi – ha concluso - ci fa parlare di storie positive e di rinascita. Si cade e ci si rialza: e bisogna sostenere chi non ci riesce. Attendiamo con entusiasmo le Paralimpiadi di Tokyo e le Olimpiadi invernali 2026”. Il presidente dell'Inail ha poi rivolto “un saluto particolare ad Alex Zanardi, uomo simbolo di rinascita. Ci auguriamo di poter presto riabbracciarlo”.
 

“Si spegneva una fiamma, si accendeva una luce”

E proprio ad Alex Zanardi è andato il primo pensiero di Luca Pancalli, che ha aperto il suo intervento con l'augurio che “vinca la gara più difficile della sua vita. Il modo migliore per stargli vicino – ha detto - è continuare a fare quotidianamente quello che sta facendo con il suo progetto. L'obiettivo di tutti noi è dare opportunità ai ragazzi disabili attraverso lo sport, valorizzandolo come pezzo importante delle politiche pubbliche e del welfare attivo, senza dimenticare l'aspetto agonistico. Il movimento paralimpico più di altri tiene insieme il momento sociale e quello agonistico, nella consapevolezza che uno senza l'altro non possa esserci”. Celebrare e ricordare significa però anche guardare al futuro: “Oggi non celebriamo un evento avvenuto 60 anni fa – ha detto ancora Pancalli – A settembre del 1960 si spegneva la fiamma delle prime paralimpiadi della storia, ma si accendeva una luce su un percorso che ci ha portato fino a oggi, intrecciando le vite di milioni di giovani in tutto il mondo. Forse all'epoca chi stava dando vita a tutto questo non aveva contezza di cosa stesse seminando e magari oggi si stupirebbero di aver avuto un ruolo così importante nella vita di tante persone. Oggi il movimento paralimpico coinvolge 187 paesi al mondo: immaginiamo che ruolo e importanza possa avere in contesti come l'Africa, l'Asia, il Sudamerica”. Pancalli ha ricordato infatti il ruolo che l'incontro con Maglio e con lo sport paralimpico ha giocato nella sua propria vita: “Avevo 18 anni e vivevo con il dramma che non avrei più potuto fare sport – ricorda Pancalli – Ebbi la fortuna d'incontrare Antonio Maglio, che mi guardò negli occhi e mi chiese: 'Perché non dovresti? Martedì pomeriggio vieni in piscina'. Da lì mi fulminò la lucentezza dei suoi occhi, che è la lucentezza del movimento. E da lì tutto ebbe di nuovo inizio per me. Oggi non celebriamo un momento passato, ma siamo consapevoli che dobbiamo ricordarlo per affrontare il presente e il futuro, anche con le difficoltà che viviamo oggi. Nel 1960 non si celebrò la prima paralimpiade, ma si gettò il seme di un sogno e il diritto delle persone disabili”.
 

Inail pronta a sostenere i progetti di Zanardi

A testimoniare “l'orgoglio di Inail per aver contribuito a gettare questo seme”, è poi intervenuto il direttore generale Giuseppe Lucibello. “Uomini come Maglio hanno consentito a Inail di leggere la propria missione istituzionale costruendo tutte le proprie attribuzioni attorno all'uomo a 360 gradi – ha detto - Non devono essere gli atleti a ringraziare noi ma viceversa. Se Marina Caironi utilizza una nostra protesi sportiva, è lei la nostra migliore ricercatrice. Insieme a Cip, continuiamo a ricercare strumenti e opportunità di sviluppo. Riteniamo che lo sport e le funzioni di riabilitazione siano strettamente intrecciate e che l'esempio di questi ragazzi e il loro sorriso e orgoglio siano messaggi straordinari”. Lucibello ha poi ricordato “il grande amico Alex Zanardi, che ha vinto con Inail,dopo il suo primo incidente, una grande battaglia. Ora vorremmo aiutarlo a vincere questa, sono certo che ce la farà”, ha detto Lucibello, annunciando infine che “Inail è disponile a portare avanti con il Cip e le istituzioni tutti i progetti che Alex ha immaginato e definito”.

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