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Giammarco Mereu, “l’operaio del teatro” che ricerca la felicità ogni giorno

All’indomani di una ennesima replica di “Giorni rubati” l’attore sardo, vittima dieci anni fa di un incidente sul lavoro che lo ha privato per sempre dell’uso delle gambe, si racconta con un’autoironia e una profondità da togliere il fiato

17 aprile 2017

LANUSEI (NU) - “Il teatro mi ha scelto”. Non si definisce attore Giammarco Mereu, ma “operaio del teatro”. “Operaio rimani dentro, e per sempre”. Anche adesso, sulla carrozzina da dieci anni, lui così “diversamente insuperabile”, racconta la sua vita e i suoi sentimenti con la durezza di chi è abituato a rimboccarsi le maniche fin da piccolo. È una calda sera di novembre nel 2006 quando, dopo undici ore di lavoro, Giammarco, 37 anni, operaio gruista nella zona industriale di Arbatax, nell’Ogliastra, si prepara a tornare a casa. Prima però deve chiudere il cancello dell’azienda. A casa tornerà dopo sette mesi, perché quel cancello mai riparato, del peso di 600 chili, lo travolge e gli rompe due vertebre, costringendolo per sempre su una sedia a rotelle. Ma quel cancello non sa che aveva trovato “un avversario che si è piegato ma non si è spezzato”.
 
Da sette anni in scena con la compagnia Rossolevante. Così Giammarco in una delle tanti notti insonni, in cui il dolore fisico e dell’anima ti lacera dentro, scrive alcune riflessioni. È solo nel 2009 che decide di spedirle al suo amico d’infanzia e regista teatrale, Juri Piroddi, per un semplice parere. Da questi versi e da questa amicizia ritrovata nasce lo spettacolo teatrale “Giorni rubati”, ispirato alla storia di Mereu. La compagnia teatrale sarda Rossolevante da sette anni lo rappresenta con successo in tutta Italia, da sud a nord, nei teatri, nelle scuole, negli ospedali, nelle fabbriche e nelle carceri. Protagonista sulla scena come nella vita è proprio Giammarco, che nel 2011 ha ricevuto la Medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica e nel 2016 il premio Safety Leadership Event (Sle), primo evento italiano dedicato alla leadership e alla comunicazione in ambito di salute e sicurezza. La 154esima replica rappresentata nella sua Sardegna, a Cagliari, e patrocinata anche dall’Inail, si è rivolta agli studenti, per suscitare anche nei più giovani una riflessione sull’importanza della sicurezza e prevenzione sul lavoro e stimolare “una reazione”.
 
“La mia è una morte grigia”. “Mi vedo come una mosca impaurita che sbatte continuamente contro un vetro e non riesce a liberarsi”. Parla di se stesso Giammarco Mereu, della sua condizione e di come si sente morto a metà. Non una morte bianca, ma grigia, così la definisce. Proprio lui che il grigio lo detesta, e che non ha mai amato le vie di mezzo, sempre e solo bianco o nero. Ma quella rabbia che lo “costringe a risorgere” ha sempre fatto parte della sua vita, anche prima dell’incidente. Un’infanzia difficile, figlio di una ragazza madre, un papà mai incontrato, e riconosciuto poi nell’adolescenza da un patrigno che l’ha sempre maltrattato. Quando giovanissimo incontra sua moglie Sabrina, con la quale si costruisce una famiglia, la felicità è a portata di mano e sembra finalmente offuscare il rancore e la rabbia di sempre. Nascono due bambini, un maschio e una femmina. Ha sette anni il più grande e solo quattro mesi la piccola, quando quel cancello gli rompe il suo mondo. E in un attimo il buio. Sarà proprio il figlio a incoraggiarlo: “Papà ma torni a casa con la carrozzina? Non importa, l’importante è che torni a casa”. Da qui la risalita e la rinascita.
 
L’amicizia e l’amore. E la felicità, ogni giorno. “Grazie a tutti gli amici che in un attimo sono spariti”, è la frase che l’attrice Silvia Cattoi, regista anche lei dello spettacolo, recita quando impersona la moglie Sabrina. È stato proprio così, anche nella realtà. “Dopo l’incidente sono spariti in molti, amici e colleghi. L’amicizia, svela Giammarco, è esserci quando non chiedi di esserci, i veri amici ci sono sempre”. E ci tiene a dire che gli unici che non l’hanno mai abbandonato, sono i cari Franco e Gino, anche loro operai. E poi c’è Sabrina sua moglie, “forte e inafferrabile come l’emblema della terra sarda”, l’amore della sua vita, la colonna a cui si appoggia nei momenti di sconforto. “Trovare quella scintilla negli occhi di chi ti vuol bene”. Questa è la felicità per Giammarco Mereu. “La felicità? Ogni giorno”.
 
Scarpa (Inail Sardegna): “Il suo infortunio ha attivato percorsi non scritti”. “Ci piacerebbe dire che l’incidente di cui è rimasto vittima Giammarco, per modalità di accadimento e per i danni provocati, raramente accade e viene assunto in carico dall’Inail – rileva la direttrice territoriale Inail Sardegna, Enza Scarpa – Purtroppo non è così, tanti sono i casi accaduti nel corso degli anni e tanti, purtroppo, ancora oggi segnano la vita dei lavoratori. Tanti infortunati che, ‘danneggiati dal lavoro’, sono presi in carico dall’Istituto, assicurando reddito, ausili e supporti finalizzati al loro reinserimento lavorativo e sociale. Questo è normativamente previsto che faccia il nostro Istituto”. L’infortunio di Giammarco, invece, “ha attivato percorsi, occasioni e contributi non scritti. L’incontro con un giovane che, poco più che trentenne, resta vittima di un gravissimo infortunio sul lavoro in conseguenza del quale non potrà più camminare, permette all’Inail di scoprirne la capacità di riscrivere la propria vita traendo dal dramma forza e risorse da regalare al lavoro. Un lavoro sicuro, privo dei pericoli e rischi che, soprattutto in relazioni di ‘lavoro nero’, si traducono irrimediabilmente in infortuni gravi e spesso gravissimi”.
 
“Una voce efficace per parlare alle future generazioni”. “Giammarco rappresenta il veicolo, la voce più efficace attraverso cui raccomandare, soprattutto alle future generazioni di lavoratori, l’importanza del lavoro sicuro – sottolinea Scarpa – Sicurezza da pretendere perché è un diritto da cui dipende la difesa della nostra salute e la garanzia che il lavoro assicuri la dignità di una vita libera dal bisogno, e non, invece, una trappola per i nostri sogni”. Con Giammarco Mereu, prosegue la direttrice regionale dell’Inail, “l’Istituto ha chiaramente dimostrato la capacità di guardare oltre ‘la copertina caso d’infortunio numero…’ per vedere l’anima di un uomo che, nonostante la sua fragilità, non ha mai avuto dubbi sulla possibilità di vivere la sua vita con gli altri e per gli altri. La forza e progettualità di Giammarco ha più di ogni altra cosa sottolineato dimensione, importanza e utilità di ciò che facciamo. E la gratificazione che ne deriva continua ad alimentare e sostenere la missione e il sostegno che quotidianamente l’Inail rinnova ai ‘suoi’ infortunati”. (da Inail.it)
 

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