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Charlie, da Londra arrivano solo dei “no”. Ma si spera ancora

Il board del Great Ormond Street Hospital disposto ad autorizzare il trasferimento del piccolo al Bambin Gesù di Roma solo con la disponibilità ad eseguire la sentenza. “Noi non intendiamo farlo”, la risposta della presidente dell’ospedale italiano, impegnato comunque ancora nella stesura di un protocollo sperimentale

6 luglio 2017

ROMA - Ancora un no per il piccolo Charlie Gard. Il bimbo di 11 mesi colpito da una rara e incurabile malattia genetica non potrà venire in Italia. Almeno per il momento. I medici del Great Ormond Street Hospital di Londra, dove è ricoverato Charlie, avevano già fatto sapere di avere "le mani legate dalle sentenze giudiziarie" e lo stesso ministro degli Esteri britannico Boris Johnson, in una telefonata con l'omologo italiano Angelino Alfano, si è detto "grato per la proposta dell'ospedale Bambino Gesù di Roma”, ma ha affermato che “ragioni legali non consentono lo spostamento del piccolo".
 
Le “ragioni legali” sono le sentenze che autorizzano i medici a staccare il respiratore di Charlie. Infatti, una possibilità di trasferire Charlie a Roma esisterebbe, come ha fatto sapere la presidente del Bambino Gesù, Mariella Enoc: ”Lo trasferirebbero solo se noi fossimo disposti a eseguire la sentenza della Corte Suprema: quindi a non curare più il bimbo e a staccare la spina. È ovvio che a questo abbiamo risposto di no, che noi non intendiamo farlo".
 
Sembra un vicolo cieco ma nonostante le difficoltà, la struttura pediatrica romana non ha intenzione di abbandonare la causa. Enoc ha annunciato che "i medici sono già al lavoro con altri esperti internazionali per mettere a punto un protocollo di trattamento sperimentale per Charlie . Il protocollo è internazionale - ha spiegato Enoc - e si potrebbe applicare al bambino dove si vuole: a Londra, a Roma, a New York. Non è un problema di luogo, quindi stanno stendendo questo protocollo, la mamma è costantemente in contatto con noi. La mamma è molto determinata, è una persona che indubbiamente ha fatto verifiche, i ricercatori sono disponibili e stanno lavorando per proporre l’applicazione di questo protocollo internazionale di una cura sperimentale”. Tuttavia nessuna falsa illusione: “Noi – afferma Enoc – non abbiamo dato nessuna falsa aspettativa, io ho detto fin dall’inizio che questa è una malattia gravissima e incurabile. Se però qualcuno e i genitori acconsentano a voler provare una cura sperimentale… noi ci siamo, ma è una decisione dei genitori. La mamma è assolutamente convinta che il bambino possa morire, ma lei crede che se il bambino debba morire muoia dopo aver tentato questa cura”. “Difficile dire se c'è accanimento terapeutico o no, mi astengo da ogni giudizio: dico solo che noi possiamo accogliere qui il bambino e accompagnarlo come ci ha chiesto la mamma. Ma il board dell'ospedale di Londra dice che non si può".
 
Anche la premier britannica Theresa May si è detta "fiduciosa che l'ospedale Great Ormond Street abbia preso e prenderà sempre in considerazione le offerte o le nuove informazioni che sono state avanzate". In un'intervista al tabloid Sun, i genitori del bambino hanno detto che il sostegno arrivato da Papa Francesco e Donald Trump sta dando loro l'energia necessaria ad affrontare queste ore che potrebbero essere decisive. "Il sostegno del Papa e del Presidente ci ha dato speranza - ha detto Connie Yates, mamma di Charlie - Sono uomini tradizionali che credono nella famiglia. Credono nella nostra battaglia e capiscono perché riteniamo sia giusto continuare a batterci con tale forza per salvare Charlie".
 

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