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La Corte Europea conferma: “Nessuna speranza, fate morire il piccolo Charlie”

Ha dieci mesi e una grave malattia genetica: i medici dell’ospedale pediatrico, contro il volere dei genitori che vorrebbero portarlo negli Usa per una terapia sperimentale, hanno chiesto ai giudici il permesso di staccare il respiratore. Permesso accordato in quattro sentenze, l’ultima di ieri. Un caso che ha diviso il paese

28 giugno 2017

LONDRA – E’ un caso che ha diviso l’Inghilterra per lunghi mesi e che con la pronuncia della Corte Europea per i diritti umani di Strasburgo ha raggiunto il suo culmine giudiziario: tirandosi fuori dalla questione, la Corte afferma che non spetta a lei il compito di sostituirsi alle competenti autorità nazionali giacché “le decisioni dei tribunali nazionali sono state meticolose e accurate e riesaminate in tre gradi di giudizio con ragionamenti chiari ed estesi che hanno corroborato sufficientemente le conclusioni a cui sono giunti i giudici”.
 
La conclusione di cui parla la Corte è che un bambino di dieci mesi, Charlie Gard, colpito da una grave malattia genetica, deve essere lasciato morire: e ciò nonostante il parere contrario dei suoi genitori, che hanno chiesto ai medici britannici di proseguire le cure fino a che non sarà pronto per il piccolo un viaggio negli Stati Uniti per l’applicazione di una terapia sperimentale. Contro il volere della madre e del padre, che sono stati trascinati in tribunale per questo,  i medici del più importante ospedale pediatrico di Londra, il Great Ormond Street Hospital, sono ora autorizzati a staccare il respiratore che permette al piccolo di vivere.
 
Charlie è nato apparentemente in buona salute lo scorso 4 agosto, ma dopo otto settimane ha cominciato a perdere forze e peso, finché in ospedale gli è stata diagnosticata la sindrome di deperimento mitocondriale, che provoca il progressivo indebolimento dei muscoli. Le cronache raccontano che ci sono soltanto sedici casi al mondo. Il bambino è ricoverato in terapia intensiva: il respiratore gli permette di respirare, cosa che autonomamente non sarebbe in grado di fare. Per i medici il piccolo ha subito danni cerebrali irreversibili e  qualsiasi trattamento sperimentale cui i genitori vorrebbero sottoporlo non migliorerà le sue condizioni: Charlie è insomma “esposto a continuo dolore e sofferenza” e quello che viene praticato su di lui sarebbe “accanimento terapeutico”.
 
I medici non si sono limitati a comunicare tali diagnosi ai genitori ma si sono anche rivolti alla giustizia perché consentisse, pur con la contrarietà dei genitori,  la fine delle terapie. Un vero calvario giudiziario per i genitori, cominciato a marzo quando la coppia si era rivolta a un tribunale per tentare di fermare la mano dei medici i quali, ritenendo “di aver esaurito tutte le opzioni di trattamento disponibili”, raccomandavano quella che consideravano “la cosa migliore per Charlie”. Cioè la morte. Ad aprile un giudice dell' Alta Corte li aveva autorizzati a farlo, poi dopo il ricorso dei genitori anche una Corte d' appello, a maggio, decideva a favore dei medici. Ulteriore ricorso alla Corte Suprema, con medesimo risultato, fino alla decisione di rivolgersi a Strasburgo e alla decisione “definitiva” dei giudici che proseguire il trattamento “continuerebbe a causare a Charlie un danno significativo”.
 
Qualche giorno fa la mamma del piccolo aveva confessato: “Ci sentiamo abbandonati dalla giustizia britannica: i medici in America sostengono che non c' è motivo per cui la terapia non debba funzionare su Charlie e ogni genitore, ne siamo convinti, lotterebbe fino in fondo come stiamo facendo noi”.
 

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