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Brexit e disabilità, il rapporto del Forum europeo: “non sottovalutare i rischi”

La Brexit peserà sui diritti dei cittadini, compresi quelli con disabilità: è questo il monito che arriva dal Forum europeo sulla disabilità, che ha pubblicato un report sulle “implicazioni di Brexit sui diritti delle persone con disabilità nel Regno Unito”

4 maggio 2017

ROMA - Le voci delle persone con disabilità non devono finire nell'oblio durante i negoziati sulla Brexit: lo European Disability nel report appena pubblicato “The implications of BREXIT for the rights of disabled people in UK”. La relazione fa parte di un progetto più complesso, “Brexit takeaways”, che ha lanciato diverse giornate a tema sull'impatto che la Brexit avrà sul Regno Unito. L'obiettivo è far crescere la consapevolezza tra i cittadini sui differenti modi possibili in cui la Brexit peserà sui diritti dei cittadini e sul lavoro delle organizzazioni che si occupano di disabilità e su come avere una voce più forte nei negoziati tra il Regno unito e il resto d’Europa.
 
Ad occuparsi del tema, in un workshop tenutosi lo scorso 20 marzo, lo European citizen action service (Ecas), lo European network on independent living (Enil) e lo European disability forum (Edf). Diversi gli scenari suggeriti da Marta Pont, coordinatore del progetto di "Brexit Takeaways”,
sul futuro dei diritti delle persone con disabilità dopo la Brexit, ma l’obiettivo deve essere quello di scegliere, durante i negoziati, la via che fornisca “le più ampie garanzie”. Anna Lawson, direttrice del Centre for Disability Studies all’Università di Leeds, ha invece sottolineato la necessità di garantire i diritti per le persone disabili riconosciuti all’interno dell’area Ue. Secondo quanto ha spiegato Lawson, infatti, non mancano i rischi per i disabili britannici. Alcune di questi diritti, infatti, sono stati recepiti nella legislazione britannica, ma come statuti e non come atti del Parlamento e c’è la possibilità che il governo possa abrogarli senza coinvolgere il Parlamento. Due le strade possibili per evitare che tali diritti possano essere intaccati: la prima è quella di riconoscerli attraverso atti parlamentari, oppure dando maggiore peso politico alla Convenzione delle Nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità, di cui il Regno unito è firmatario.
 
Diverse le proposte raccolte su quelle che potrebbero essere le possibili azioni da mettere in atto per fare in modo che il processo Brexit possa andare avanti senza dimenticare i diritti dei disabili. Il primo passo potrebbe essere quello di redigere un “manifesto” che contenga le richieste e le raccomandazioni delle organizzazioni che si occupano di disabilità, ma viene anche sottolineata la necessità di costituire una coalizione tra organizzazioni per seguire da vicino i negoziati. In ogni caso, hanno spiegato le diverse organizzazioni, occorre fare in modo che alcune delle raccomandazioni emerse durante il workshop vengano prese in considerazione. A partire dall’ascolto delle persone con disabilità, dal fornire informazioni chiare e accessibili sulla Brexit e sulle ricadute in termini di diritti, fino al rendere chiara la timeline delle consultazioni al fine di consentire alle organizzazioni di dare il proprio contributo.
 

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