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Sesso e assistenzialismo



a cura di mschianchi

27 maggio 2013

Mai come di questi tempi avevo sentito parlare di sessualità e disabilità. Cosa è successo tutto d'un tratto? Il tema non è certo nuovo, ma in questi ultimi mesi è un fiorire di articoli, convegni, dibattiti sul tema (io stesso, in pochi mesi, sono stato invitato a discuterne più volte). Di un film che affrontava, in parte la questione ("The Sessions"), tutto sommato se ne è parlato poco, tanto nei media generalisti quanto nei luoghi specializzati.

Gira una petizione on line sulla questione dell'assistente sessuale, così come si proiettano inchieste che affrontano la questione. Il sito del "Quotidiano nazionale" riporta un'intervista ad una signora che "aiuta i disabili a fare sesso". Forse è una delle prime interviste (invero non troppo approfondita) sulla questione, ma è utile non solo a porre la questione dell'assistente sessuale, ma anche a fare emergere una realtà sommersa, per quanto non regolamentata. Purtroppo, ancora una volta, si parla di sessualità solo al maschile, di persone con disabilità fisica, mentre continuano ad essere sottaciute le dimensioni del femminile, delle altre tipologie di sessualità, dei differenti orientamenti sessuali.

Quando verranno poste seriamente tali questioni? Anche la questione dell'assistente sessuale, merita qualche riflessione più articolata, libera da ogni moralismo: la questione del riconoscimento reale della libertà e del diritto alla sessualità delle persone con disabilità e la questione dell'inquadramento giuridico della professione dell'assistente sono solo due aspetti. Bisogna tornare a discutere, anche su questo fronte, di inclusione e non di assistenza. Ma è proprio in questa dimensione, quella affettivo-sessuale, che si misurano, emblematicamente, grandi forme di esclusione delle persone con disabilità. Allora che facciamo, torniamo a parlare solo di assistenzialismo? E tutto il resto?

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