SuperAbile







La caduta degli dei



a cura di mschianchi

21 febbraio 2013

In attesa dell'accertamento dei fatti, il meno che si possa dire, è che il caso Pistorius è tanto drammatico (per la ragazza) quanto sconvolgente per l'atleta. Al di fuori delle esistenze dei diretti interessati, sul piano collettivo e simbolico, siamo di fronte al crollo di un mito che negli ultimi anni è stato celebrato e osannato, come non era mai accaduto per una persona con disabilità. Quante fotografie verranno postate su facebook, da oggi in poi, con Pistorius insieme ad altri bambini con disabilità?

I grandi media, che hanno trattato in lungo e in largo il caso di cronaca, sottacciono (ancora per quanto?) la questione della disabilità di Pistorius. La sua è una disabilità edulcorata dalla macchina mediatica, è cancellata dalle sue protesi avveniristiche e dalle sue prestazioni olimpiche. Sembrerebbe brutto reintrodurre la disabilità, proprio ora. Meglio continuare a trattarlo da "superuomo" caduto. Il mondo vicino alla disabilità, almeno quella parte che fino a ieri lo osannava, è ancora forse troppo scioccato dall'evento per poterci fare una riflessione più approfondita e per il momento tace.

Chi sia realmente, cosa abbia fatto, se Pistorius sia o meno rappresentativo di qualcuno, a me, è sempre interessato poco. Ne ho parlato spesso perché il suo è uno dei casi più evidenti (data l'esposizione mediatica) del rapporto tra uomo e tecnologia, che in fatto di disabilità fisiche vuol dire molto.

Il valore simbolico di Pistorius, il suo rendere evidente, di fronte a tutto il mondo, che il confine tra umanità e tecnologia è labile, che anche con una disabilità e grazie alla tecnologia sono possibili molte cose resta. Questo è l'insegnamento di Pistorius, un insegnamento per tutti: anche se non si va alle olimpiadi, anche se non si vince nulla, anche se si è ammazzato qualcuno.

Commenti

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  • marco p.
    bell'analisi, pacata e seria. grazie



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