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Una spinta verso la morte

24 ottobre 2017

E’ una vicenda personale che fa vedere molto lontano, quella di Loris Bertocco, il 59enne originario di Dolo (Venezia) che nei giorni scorsi si è recato in una struttura svizzera chiedendo e ottenendo di morire. Un nuovo caso di morte assistita che si contraddistingue per il lucido racconto in cui l’uomo illustra le motivazioni e le difficoltà che lo hanno portato a quella decisione. A 19 anni era stato vittima di un incidente stradale: paraplegico, negli ultimi tempi aveva perso anche la vista.
 
Nel suo scritto, Bertocco propone una denuncia fredda ed impietosa dell’abbandono e della solitudine che lui – e con lui troppe persone con disabilità – vivono nel nostro Paese. E’ davvero la storia di chi si è sentito abbandonato, di chi ha avuto a che fare con uno scenario di istituzioni lente, amministrazioni sorde, politiche inadeguate e distratte. Nelle sue ultime parole ci sono puntuali e non rancorosi resoconti di disagio, difficoltà, ostacoli, porte chiuse, sostegni rifiutati. Quello che vivono tantissime persone con disabilità nel nostro paese.
 
Bertocco ha chiesto di morire. E con lui c’è il rischio, sempre concreto, che simili decisioni vengano assunte anche da altri. Non per scelta, ma quasi per necessità. Non perché sia la prima cosa a cui pensano, ma perché rischia di diventare la più facile, la più a portata di mano, quasi la più adatta alla situazione. E’ molto difficile, quando si sta male, non cadere nello sconforto e nella disperazione. Uno Stato che considera le persone disabili come un costo, nel concreto le trascina nella disperazione. Altro che diritti umani, altro che dignità. L’abbandono è una spinta verso la morte.

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