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Una televisione per tutti

22 settembre 2017

Tanti canali, tanti programmi, mille possibilità: la televisione è tutto questo, ma non per le persone sorde, costrette a scegliere ancora oggi all’interno di un limitato elenco di programmi accessibili. Sono decenni che la sottotitolazione fa parte della programmazione della Rai e non solo, decenni che ci dicono che “il programma è sottotitolato alla pagina 777 di Televideo”, ma la quantità e perfino la qualità di questa sottotitolazione è ferma alle origini, o comunque è insufficiente.
 
Non sorprende così la scelta dell’Ente nazionale sordi (Ens) di pressare la Rai in attesa della definizione del nuovo Contratto di Servizio. L’ultimo definiva ancora “in fase sperimentale” la sottotitolazione e la traduzione in Lingua dei segni: una barzelletta, considerando la durata di questa sperimentazione. Qualche passo avanti è stato fatto, ma la programmazione sottotitolata è ancora minimale, e peraltro (per stare in casa Rai) limitata alla reti generaliste. Perché i sordi non dovrebbero poter vedere un film su Rai 4 o un documentario su Rai 5? Perché i bambini sordi non possono seguire Peppa Pig o Masha e Orso come i loro coetanei?
 
La verità è che l’accessibilità dei programmi tv non viene vista come una priorità. Se ne esce con un impegno serio della Rai come azienda del servizio pubblico radiotelevisivo, ma se ne esce soprattutto con una legge, come accaduto altrove in Europa: una legge che preveda un obbligo (per carità, graduale) di rendere pienamente accessibile la programmazione televisiva degli operatori pubblici e privati. Tutti sulla stessa barca insomma. Tutti uguali, sia davanti sia dietro lo schermo tv.

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