SuperAbile







Il cartello nel parcheggio

30 agosto 2017

Un conto è un gesto impulsivo, che sarà pure inopportuno ma quantomeno può avere l’attenuante dell’impulsività. Un altro conto è un gesto pensato, meditato e attuato nello spazio di giorni, che non può dunque neppure giustificarsi con il momento passeggero di rabbia o di fastidio. Il cartello lasciato in un parcheggio del milanese e indirizzato ad una persona disabile che aveva chiamato i vigili urbani per vedersi tutelato nel diritto ad avere il parcheggio riservato non occupato da un abusivo, mostra tutta l’inciviltà che c’è in giro.
 
"A te handiccappato che ieri hai chiamato i vigili per non fare due metri in più vorrei dirti questo: a me 60 euro non cambiano nulla ma tu rimani sempre un povero handiccappato ... sono contento che ti sia capitata questa disgrazia!", questo il testo del messaggio. Da neppure commentare, se non per notare come traspaia evidente il fatto che non passa neppure per l’anticamera del cervello, a questo illustre signore, che la questione riguardi dei diritti e dei doveri. Lui si sente vittima di un sopruso, o meglio ancora di un capriccio, quello di chi “per non fare due metri in più” ha chiamato i vigili facendogli recapitare una multa. Un pusillanime, uno che ha fatto la spia, uno che non ha capito di non essere altro che un povero handicappato.
 
La storia dimostra chiaramente come nell’era dei social, in cui basta un telefonino per andare in diretta in tutto il mondo, esistono pensieri duri a morire, e questi pensieri vengono espressi come se niente fosse, come se fossero civili e garbati. L’idea della persona disabile come dello scroccone che si approfitta di quanto gli viene concesso o riconosciuto è dura a morire.

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