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L'arte delle rampe

24 aprile 2017

La provocazione fa parte del personaggio, e non c’è molto da stupirsi che Vittorio Sgarbi si lasci andare a considerazioni audaci. Quelle che hanno attratto la nostra attenzione non riguardano tanto il fatto che le rampe poste per consentire l’accessibilità di palazzi e monumenti possano essere esteticamente “orribili”, quanto la soluzione che il noto critico d’arte propone: “Mettere personale addetto con funzioni di soccorso per i disabili”. In pratica, arruolare due o tre ragazzoni che all’occorrenza sollevino di peso la persona disabile e la sua carrozzina per consentire l’ingresso nel luogo desiderato.
 
Anche ammettendo – e ovviamente è una follia – che sia una soluzione, voi riuscite davvero ad immaginare la presenza costante, senza soluzione di continuità, di personale addetto al “sollevamento disabili”? Presenti per tutto l’orario di apertura, ogni giorno e in ogni circostanza? Figuriamoci. Già oggi le nostre città sono piene di montescale e simili sostanzialmente abbandonati: sono presenti ai piedi di molte scalinate, ma non funzionano. O non possono essere usati senza personale. Personale di cui ovviamente non si vede neppure l’ombra.
 
Insomma, anche se fosse una soluzione – e non lo è – sarebbe falso dal punto di vista del risultato mettere sullo stesso piano la rampa e il personale addetto al sollevamento. La realtà che le rampe non sono brutte. O meglio: possono non esserlo. Ci sono facciate che sono opere d’arte che sono rovinate dalle rampe? Possiamo anche crederlo, per quanto l’estetica sia spesso un’opinione. Ma la soluzione non è impedire l’accesso ai disabili e a tutte le persone con mobilità ridotta. Non è vero che le rampe sono tutte brutte. La soluzione è tenere conto sia dei diritti delle persone disabili sia dell’aspetto estetico. Avendo però chiara la differenza che passa fra il diritto di una persona e la gradevolezza di una facciata.
 

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  • YRS0007
    Libertà! La rampa permette di non essere dipendenti da qualcun altro. E' questione di civiltà.



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