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Houston, abbiamo un problema

23 gennaio 2017

Se ne è discusso per anni. Se ne è parlato a lungo: convegni, incontri, approfondimenti, workshop, un fiume di parole e di documenti per approfondire il tema dell’inclusione scolastica e trovare novità rilevanti per gli alunni e gli studenti con disabilità. Un dialogo, una “interlocuzione” - come dicono quelli bravi - con i competenti uffici del Ministero dell’Istruzione, per individuare insieme le soluzioni migliori.
 
Parevano esserci tutti i presupposti perché dai decreti attuativi della legge 107/16, la cosiddetta “Buona Scuola”, arrivassero passi avanti per l’inclusione scolastica. E passi avanti, indubbiamente, ce ne sono. Ma se una importante federazione di associazioni di persone con disabilità, la Fish, che per anni ha lavorato a questo tema, parla oggi senza giri di parole di “presa in giro”, beh, allora c’è un problema serio.
 
Il presidente Falabella ha detto: “Vediamo tradite le principali istanze del movimento delle persone con disabilità, mascherandole dietro dichiarazioni di intento ma declinandole in un nulla di davvero concreto, anzi tornando indietro rispetto anche alle minime garanzie attuali. Temi come quelli della continuità scolastica, della garanzia di sostegno adeguato, della formazione dei docenti, della qualità scolastica, della corretta valutazione delle necessità e delle potenzialità degli alunni con disabilità, della programmazione sostenibile e congruente, della rivisitazione intelligente di ruoli, competenze, responsabilità sono – in tutta evidenza – tradite e, a tratti, irrise. In termini ancora più schietti: una presa in giro!”.
 
C’è un problema serio. Ed è quello della “interlocuzione” con le istituzioni. Perché se dopo anni di incontri e raccordi il risultato è questo, viene da chiedersi che senso abbia avuto tutto il lavoro fatto. Che senso abbia avuto, per il Ministero, consultare la Fish, apparire attento alle esigenze espresse e poi di fatto cestinarle in modo consistente. Paradossalmente, non era meglio dirlo prima? Non era più lineare? Certamente, le proposte di un’associazione non debbono necessariamente essere accolte nella loro totalità, ma picconare il lavoro svolto in questo modo va oltre il legittimo posizionarsi delle due realtà. C’è un problema. Associazionismo e Palazzo fanno fatica a parlarsi. E se si parlano, è solo un esercizio retorico.

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