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L’accessibilità? E’ un brand

7 novembre 2016

Per moltissimi bar in tutta Italia parlare di accessibilità equivale a parlare di rogne, di problemi, di fastidi che i titolari si eviterebbero volentieri. E’ un fastidio (oltre che un costo) la rampa all’ingresso necessaria per la presenza di quel gradino che dal marciapiede impedisce l’ingresso a piano di carrozzine e passeggini, è un costo la necessità di allargare la porta di quel bagno per consentire non dico l’ingresso comodo, ma l’ingresso semplice anche a chi si muove su una carrozzina, sono un costo tutte le accortezze che rendere la struttura davvero accessibile richiederebbe. Figuriamoci se poi bisogna pure pensare ai menù in Braille e in generale a tutto ciò che può migliorare l’accessibilità per le persone con disabilità sensoriale.
Per moltissimi bar è un costo e un fastidio, per qualcuno è il punto di forza, la particolarità, perfino l’essenza. L’esperienza di “L’altro spazio”, il bar di Bologna che abbiamo raccontato alla sua nascita un anno fa e ora nuovamente al suo primo compleanno, la dice lunga su quanto l’accessibilità non sia solamente sinonimo di fastidio, problema, seccatura. E’ anche un punto di forza, capace di raccontare quel luogo meglio di qualsiasi altra cosa. Coraggio allora: cambiamo mentalità, pensiamola in positivo, diamo una spinta a tutti quegli esercizi commerciali che ancora non hanno ben compreso la potenzialità insita nel concetto di rendere accessibili tutti gli spazi.

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