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Assegno di invalidità anche per le persone affette da obesità

Suprema Corte di Cassazione ha stabilito con la Sentenza n. 16251 della prima Sezione Civile che non sono più vincolanti le tabelle, fissate dal Decreto del Ministero della Sanità , 5 febbraio 1992

27 novembre 2018

Corte di Cassazione Sezione lavoro, Sentenza 19 agosto 2004, n. 16251
Suprema Corte di Cassazione ha stabilito con la Sentenza n. 16251 della prima Sezione Civile che non sono più vincolanti le tabelle, fissate dal Decreto del Ministero della Sanità, 5 febbraio 1992 usate per misurare il punteggio di invalidità e che attribuiscono una percentuale di handicap agli obesi che in nessun caso supera il 40%. Per il diritto all'assegno mensile è necessario raggiungere una percentuale pari o superiore al 74%.

In particolare, la ricorrente osserva che il c.t.u. di primo grado, dopo avere accertato, all'esame obiettivo, la presenza di «obesità ginoide" e un rapporto di altezza di m. 1.50 per un peso di kg 130», ha affermato che «secondo le tabelle ministeriali per l'invalidità civile » il grado di invalidità poteva essere indicato nella misura del «40% per l'obesità e del 45% per la cardiopatia ipertensiva in paziente diabetica: e così complessivamente nella misura del 67%».

Fino ad oggi le tabelle ministeriali includono l'obesità nella fascia di invalidità con percentuale dal 31% al 40%, ma tale percentuale è calcolata in riferimento a persone che hanno un indice di massa corporea compreso tra 35 e 40", che non tiene conto delle nuove forme di obesità o di quelle più gravi.
(L?indice di massa corporeo , secondo le indicazioni contenute nello stesso decreto , si ottiene dividendo il peso del soggetto per il quadrato della sua statura espresso in metri).

Secondo quanto sostiene la sentenza, invece, specie nelle forme gravi di accumulo adiposo, occorre valutare questa disfunzione in maniera svincolata dai limiti tabellari e dare percentuali di invalidità più elevate, superiori al 40%, a chi ha un rapporto molto squilibrato fra altezza e peso corporeo.
Deve quindi concludersi, afferma la sentenza della Corte di cassazione, che esistono situazioni che richiedono un'indagine diretta ad appurare il grado di invalidità svincolata dai limiti specificati dalle tabelle. In pratica, adesso, alle persone affette da obesità, potrà essere riconosciuto un punteggio di handicap maggiore del 40%. I periti, dunque, chiamati a valutare il livello di obesità dovranno tener presente non più solo le tabelle, ormai inadeguate per misurare le nuove obesità, bensì la reale situazione invalidante di chi è afflitto da questa malattia.

Corte di Cassazione Sezione lavoro - Sentenza 19 agosto 2004, n. 16251



 

di Gabriela Maucci

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