SuperAbile






In Accessibilità

Notizie


Studio Ue: oltre due milioni e mezzo i disabili in Italia. Forti differenze nord-sud

Sono il 4,8% della popolazione, facendo riferimento ad una concezione ‘’stretta’’. Allargando il filtro, si arriva al 13%. Lo evidenzia lo studio della Commissione Ue. 178 mila vivono in residenze comunitarie, 153 mila istituzionalizzati

20 febbraio 2008

BRUXELLES – La popolazione disabile in Italia è di circa 2.6 milioni di persone, ovvero circa il 4.8% del totale. Una cifra che si basa su una definizione stretta di disabilità (ovvero mancanza totale di autonomia in uno o più aspetti della vita quotidiana). Allargando il filtro, la percentuale arriva al 13% circa, ovvero in linea con quella degli altri paesi industrializzati, con un picco del 18.7% per gli over-65. Di questi, 178 mila vivono in residenze comunitarie (304 ogni 100 mila abitanti), mentre circa 153 mila (262 su 100 mila) sono gli istituzionalizzati (secondo altre stime questi sono 182 mila). Tra di loro, oltre 100 mila le donne, e poco più di un migliaio i bambini. I giovani sono circa 30 mila e gli adulti 116 mila ma mancano dati precisi su quasi quarantamila unità. I lavoratori del settore sono 163 mila, di cui 66 mila si occupano di assistenza e 40 mila compongo lo staff clinico (dottori, fisioterapisti, psicologi, ecc.).

Sono alcuni dei dati raccolti tramite l’Istat e altre fonti e diffusi dallo studio della Commissione Ue sulla deistituzionalizzazione dei disabili. In questo studio l’Italia viene analizzata assieme a Germania e Inghilterra come caso di studio, prendendo tre regioni come campione (Veneto, Emilia Romagna, Campania). Ne emerge un quadro che evidenzia delle grosse differenze tra Nord e Sud, ad esempio nell’evoluzione seguita dopo la chiusura dei manicomi nel 1978. Il rapporto evidenzia come nel Sud vi sai stata soltanto una lieve riforma dei metodi di accoglienza e cura, a differenza delle piccole e medie città del Centro e del Nord, con i grandi centri urbani che da un lato predispongono servizi di assistenza di comunità, ma dall’altro non hanno dismesso del tutto le vecchie strutture. Ciò è dovuto, afferma il rapporto, al mancato coordinamento nazionale di questa transizione, che ha lasciato le autorità locali sole nel dover trattare il problema, spesso con budget non rispondenti alle esigenze e diversi da regione a regione. In ogni caso, la volontà di mettere fine all’istituzionalizzazione è stata dettata soprattutto dalle cattive condizioni di vita che vi si sperimentavano. I servizi di assistenza per i disabili vengono infine spartiti tra autorità pubbliche, associazioni no profit, e privati, e in alcuni casi da un insieme di questi. Il servizio pubblico conta per poco più del 50% dei servizi residenziali. (Matteo Manzonetto)

(20 febbraio 2008)

di e.proietti

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati