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Innovazioni: decoro architettonico e inservibilità

L’articolo 1120 del Codice civile prescrive le condizioni secondo le quali non possono essere realizzate innovazioni. Queste possono riguardare anche gli interventi per il superamento delle barriere architettoniche. Alcune interpretazione dei Giudici di Cassazione.

11 giugno 2021

È necessario premettere che la Legge 120/2020 ha previsto che le innovazioni per il superamento delle barriere architettoniche non possono più essere considerate in alcun caso di carattere voluttuario ai sensi dell’art.1121, co. 1 con modifica all’art.2 co. 2 Legge 13/89. Non è, invece, cambiata l’applicazione dell’art.1120 del c.c. all’art. 2 co 3 della stessa legge. Così resta fermo il divieto per le innovazioni che possano recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, ma anche che alterino il decoro architettonico o che rendano inservibili alcune parti comuni - all’articolo 1120 c.c. che cita: “Sono vietate le innovazioni che possano recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico o che rendano talune parti comuni dell'edificio inservibili all'uso o al godimento anche di un solo condomino”.
 
Pertanto, esclusi i casi di recupero edilizio, nessuna innovazione può essere attuata, anche votata dall’assemblea di condominio, se tra quelle indicate nell’articolo citato.
 
Queste circostanze possono interessare anche gli interventi in condominio volti a risolvere i problemi di accessibilità attraverso il superamento delle barriere architettoniche. Il caso più frequente e discusso spesso nelle controversie legali è quello dell’installazione dell’ascensore esterno alternativo alle scale.
 
I margini interpretativi di queste situazioni vietate sono dipendenti dal caso specifico e richiedono un’attenta consulenza da parte di professionisti qualificati, come dimostrano anche le sentenze di seguito citate.
 
All’interno di quadro orientativo generale su questi aspetti la valutazione del pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza è affidata un dato oggettivo, dipendente da dati tecnici, mentre per le innovazioni, che possono alterare il decoro e produrre inservibilità, è necessario verificare quale sia il pregio dell’immobile con relativa possibile alterazione arrecata dall’innovazione e/o la modifica della funzionalità dello spazio prodotta ai danni anche di un solo condomino.
 
Non è affidata a dati tecnici la valutazione in merito all’alternazione del decoro architettonico. È necessario per questo considerare il pregio dell’immobile (di questo il Codice non fornisce una definizione) coincidente con l’estetica del fabbricato, che nella interpretazione dei giudici di cassazione (Cass. Sez. Unite Sent. n. 2552 del 1975): “riguarda l’estetica fornita dalle linee e dalle strutture ornamentali che costituiscono la nota dominante dell’edificio od anche di sue singole parti ma non l’impatto dell’opera con l’ambiente circostante”. Così come, l’alterazione del decoro può essere motivata dalla sussistenza di precedenti realizzazioni che abbiano già alterato l’espetto estetico dell’immobile, così da non poter considerare la nuova innovazione lesiva del decoro.
 
L’altra innovazione vietata, quella che produce l’inservibilità all'uso o al godimento, non si indentifica nel semplice disagio, ovvero nel minor godimento che l'innovazione comporta al singolo condomino rispetto a quella che, fino a quel momento è stata la sua fruizione della cosa comune. La situazione lesiva deve implicare la concreta inutilizzabilità della cosa comune: una significativa riduzione della fruizione e/o godimento o una menomazione dell’utilità.
 
Sugli elementi che concorrono a definire il concetto di decoro architettonico sono interessanti le conclusioni dei Giudici (nella sentenza della Corte di Cassazione, Ord. C. Civile n. 14598 del 26 maggio 2021) che nel confermare l’ordine di rimozione di una canna fumaria, proprio in ragione del pregiudizio arrecato al decoro architettonico dell’edificio, considerano che il ”fenomeno” di alterazione si verifichi “non già quando si mutano le originali linee architettoniche, ma quando la nuova opera si rifletta negativamente sull'insieme dell'armonico aspetto dello stabile, a prescindere dal pregio estetico che possa avere l'edificio”.
Inoltre, i Giudici, nel salvaguardare l’aspetto dello stabile, considerano che ai fini della valutazione della alterazione siano irrilevanti: la presenza di altre alterazioni preesistenti e la loro visibilità e il pregio artistico dell’immobile. Fornendo un orientamento diverso da quello indicato in sentenze precedenti a ribadire l’ampio ambito interpretativo, in mancanza di specifiche definizioni oggettive del concetto di decoro architettonico.
 
La versione integrale della sentenza è disponibile nel sito web della Corte Suprema di Cassazione - sentenze web.
 
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Immagine tratta da Pixabay.com/
 

di Giuseppina Carella

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