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In Accessibilità


La Legge 13 del 1989 è in vigore da trent’anni: le sue basi

La Legge 9 gennaio 1989, n.13 “Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati” ha segnato un importante passaggio nell’estensione dell’accessibilità ai diversi edifici.

31 luglio 2019

A trent’anni dalla sua entrata in vigore è interessante, attraverso la lettura di alcuni documenti che hanno accompagnato il percorso legislativo, ripercorrere i punti alla base dell’impianto normativo ancora vigente.
Nei documenti preparatori della legge emerge chiaro l’intento di favorire coloro che abitano/utilizzano quegli edifici per i quali non ci sono indicazioni per l’accessibilità nel quadro normativo in quel momento vigente. Sono così introdotte le disposizioni per favorire l’accessibilità degli edifici privati, residenziali e non, e agli edifici privati aperti al pubblico, nuovi e soggetti a ristrutturazione edilizia. Mentre, sono rimandate all’emanazione di un decreto dell’ex Ministero dei lavori pubblici le precise prescrizioni tecniche attuative, che nello stesso anno saranno nel Decreto Ministeriale 236 del 14 giugno 1989.
 
Fino a quel momento la normativa per il superamento delle barriere architettoniche per “favorire la vita di relazione di mutilati ed invalidi civili” riguarda gli edifici e spazi pubblici, destinati a funzioni pubbliche collettivo- sociali, e in minima parte a quelli destinati all’edilizia residenziale. Nello specifico le troviamo all’articolo 27 della Legge 118/71 (anche esso innovativo, rappresentando il primo vero provvedimento legislativo sulle barriere architettoniche, dal momento che precedentemente c’erano state solo circolari ministeriali) con il suo regolamento di attuazione il DPR 384/78.
 
L’obiettivo perseguito dal legislatore con la nuova Legge, quindi, è stimolare i privati cittadini ad eliminare le barriere architettoniche attraverso l’accesso ad uno specifico contributo economico, in particolare, negli edifici dove si svolgono le quotidiane attività della vita: le loro abitazioni. L’intento è incrementare e realizzare la “piena funzionalità” degli edifici del patrimonio edilizio, aggiungendo questi risultati a quelli, che con la norma vigente, hanno consentito di “affrontare il problema e di produrre effetti negli edifici pubblici e più in generale nei beni pubblici”. Non senza registrare, su questo, ritardi e ed inadempienze da parte degli enti pubblici, da ricercare nella difficoltà di realizzare interventi edilizi considerati impegnativi da un punto di vista dimensionale (in ottemperanza al DPR 384/78) e nella mancanza negli strumenti di pianificazione e regolamentazione edilizia di connessioni pratiche con la norma.
 
Nell’impianto e in parte nella stesura della Legge emergono alcuni aspetti interessanti: un diverso uso terminologico che seppur modestamente si sposta da un modello “medico”, che parla dei destinatari definendoli: “minorati ed invalidi civili affetti da minorazioni”, a un più generico “portatori di handicap”. Lo stesso “problema delle barriere architettoniche” è inteso non più come riguardante una trascurabile minoranza ma, un’utenza ampia con esigenze specifiche: “una vasta fascia della popolazione nei molteplici gradi di invalidità ed handicap”. Ed ancora, la manifesta consapevolezza di una necessaria formazione dei tecnici ai temi della accessibilità per approcciare ai “fattori di ordine tecnico” alla base della progettazione.
La Legge indica una serie di modalità semplificate per le pratiche amministrative relative ai titoli abilitativi, alle possibilità di deroga, e ai procedimenti concessori per edifici sottoposti a vincolo; rivolta agli “aspetti generali e agli iter agevolativi” inerenti la possibilità di accesso al contributo economico. È istituito, allo scopo, uno specifico strumento economico/finanziario: il Fondo speciale per l'eliminazione e il superamento delle barriere architettoniche negli edifici privati (all’art.10 della Legge il Fondo è stabilito presso il Ministero dei lavori pubblici), a dare concretezza alla volontà di rendere realmente attuativa la normativa.
Non di minore importanza è il DM 236/89 (e la Circolare esplicativa 22 giugno 1989 n 1669/U.L.) che costituisce parte integrante della stessa Legge, e dal 1996 unico riferimento per tutta la progettazione in questo ambito in qualunque edificio e spazio aperto applicata, quando il DPR 384/78 viene abrogato con l’art. 32 del DPR 503/96.
Al decreto ministeriale è dato il compito di intervenire e chiarire alcuni aspetti fondamentali indispensabili per la realizzazione delle soluzioni progettuali:
  • definisce le barriere architettoniche e i livelli di accessibilità, visitabilità e adattabilità;
  • introduce la possibilità di ricorrere a “soluzioni tecniche alternative” rispetto alla progettazione sulla base del principio prestazionale.
Tutto questo ha rappresentato un livello di innovazione invidiabile che ha collocato la legislazione italiana del tempo tra le più innovative a livello internazionale nell’affrontare i temi dell’accessibilità.
 
 
Documenti di riferimento dagli atti parlamentari
Atti Parlamentari - Camera dei Deputati n 248 – 2 luglio 1987
Atti Parlamentari - Camera dei Deputati n 3012 –14 luglio 1988
Atti Parlamentari – Camera dei Deputati n 248 ter – 2670- 3012 B – 12 dicembre 1988.
 
Per consultare tutta la documentazione è possibile accedere ai documenti disponibili nelle banche dati dedicate.
 
 
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di Giuseppina Carella

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