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Leonardo, disabile 43enne, recluso in casa: "Le nostre vite sono in stand-by"

Privo di assistenza, vive ancora coi genitori, "assistito da loro come fossi un bambino. Per avere una vita indipendente una persona disabile non autosufficiente ha bisogno di un caregiver, ma lo stato italiano ci abbandona a noi stessi"

20 febbraio 2016

ROMA - "Non c'è molto da raccontare di me... sono rimasto paralizzato a soli 15 anni e da quel momento una vita "normale" l'ho solo sognata". Leonardo di anni oggi ne ha 43. E passa le sue giornate recluso in casa, privo di un'assistenza che gli possa garantire una vita indipendente. Come racconta sul blog Assistenza remota, lo assistono i genitori, che cominciano ad essere anziani. Leonardo avrebbe bisogno di un caregiver, o personal assistant, per poter condurre quella vita "normale" fatta di socialità e di scelte personali. "Lo stato italiano purtroppo, però, non ci dà aiuto in questo senso e ci abbandona a noi stessi e alle nostre famiglie privandoci così di una vita "normale"... Dagli ultimi 20 anni i disabili stanno combattendo per ottenere il personal assistant per tutti i disabili non autosufficienti - scrive Leonardo -, ma Stato e Regioni non ci sentono, non vogliono ascoltare, non vogliono capire. So che in Danimarca, Svizzera, Germania, Austria e paesi scandinavi i disabili non autosufficienti sono aiutati, sono assistiti, riescono così a farsi una loro vita indipendente e in moltissimi casi riescono a farsi un percorso lavorativo e anche a farsi una famiglia propria. Vogliamo poter vivere così anche in Italia. Invece le nostre vite sono in stand-by, ma invecchiamo lo stesso...".

 Leonardo si è diplomato al liceo scientifico "grazie allo sforzo di mia mamma... barriere architettoniche in tutte le scuole e nessuna assistenza da parte dello stato, e tutt'oggi le difficoltà sono ancora moltissime. La mia vita sociale si limitava a incontrare i compagni di liceo la mattina e poi il nulla... Dopo il liceo ho provato l'università, ma anche lì ho incontrato barriere architettoniche e nessun aiuto, e dopo sei mesi mia mamma ha gettato la spugna e i miei studi si sono conclusi così con un nulla di fatto e possibilità di trovare un lavoro praticamente quasi zero. Cosi mi sono ritrovato chiuso in casa coi miei familiari dalla mattina alla sera tutti i giorni per anni, senza amicizie senza nessuno scopo, anni bui e solitari, internet non c'era ancora in Italia..."

 Poi nel 1995 è arrivato windows95 e internet e "da lì è andata leggermente meglio, il buio è stato meno buio, una speranza si è accesa, i giorni erano meno noiosi... ho cominciato a cercare su internet notizie relative alla ricerca per la cura delle lesioni spinali e traducevo gli articoli che trovavo e la traduzione veniva pubblicata su Ruota Libera, il trimestrale dell'associazione paraplegici della Lombardia".

 Questa è stata la vita di Leonardo fino alla soglia del 2000, quando "tutto questo non mi bastava più, ero stanco, demoralizzato, avevo già 29 anni, la speranza di una cura della lesione midollare in tempo utile per poter rimettere insieme qualche coccio della mia vita se ne era andata, volevo vivere nel mondo e non solo stare a guardarlo dalla finestra di internet... volevo poter uscire di casa, non volevo più essere accudito dalla mamma come se fossi stato ancora un bambino, volevo studiare, lavorare, avere una vita sociale, degli amici, magari una fidanzata... ma, per avere tutto questo una persona disabile non autosufficiente ha assolutamente bisogno di un caregiver, di un personal assistant... lo stato italiano purtroppo però non ci aiuta in questo senso e ci abbandona"..

Da quel momento Leonardo comincia ad informarsi sul movimento internazionale chiamato Independent Living: "E' tempo che anche in Italia le persone non autosufficienti abbiano le stesse opportunità che hanno in altri Paesi".

 

(22 febbraio 2016)

di e.proietti

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