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In Accessibilità


Occupazione suolo pubblico e accessibilità

Cosa accade quando per entrare in una attività privata aperta al pubblico, sia questa un negozi o un ristorante, è necessario collocare una rampa inclinata su suolo pubblico necessaria a superare una soglia o dei gradini?

30 luglio 2021

È necessario premettere che la legge 104/1992 ai fini rilascio del titolo edilizio, per le nuove costruzioni, per la ristrutturazione di interi edifici e per la modifica di destinazione d’uso di edifici in luoghi pubblici e o aperti al pubblico, viene subordinato alla verifica della conformità del progetto alla normativa sull’abbattimento delle barriere architettoniche con l’esclusione del rilascio del certificato di agibilità per le opere difformi.
Tuttavia esiste la possibilità che per “qualunque intervento edilizio” quindi minore e non tra quelli citati dalla legge le regioni abbiano introdotto misure più restrittive che obbligano, anche in questi casi, a superare le barriere architettoniche esistenti.
L’iter per la progettazione, realizzazione, verifica e controllo delle opere finalizzate alla accessibilità ricade nelle procedure previste in materia edilizia – DPR 380/2001 – Testo unico edilizia –  all’articolo 82 al comma 6, che indica: “Tutte le opere realizzate negli edifici pubblici e privati aperti al pubblico in difformità dalle disposizioni vigenti in materia di accessibilità e di eliminazione delle barriere architettoniche, nelle quali le difformità siano tali da rendere impossibile l'utilizzazione dell'opera da parte delle persone handicappate, sono dichiarate inagibili”.
 
Per tanto nel caso in cui la soluzione per l’accesso all’attività preveda occupazione di spazio pubblici o a uso pubblico è necessario trovare un adeguato equilibrio tra l’applicazione delle norme che garantiscono il transito, l’accessibilità, la sicurezza e l’incolumità pubblica in carico alla amministrazione e la soluzione per l’accessibilità alla attività privata aperta al pubblico.
 
In questa evenienza la norma per il superamento delle barriere architettoniche deve essere adottata conciliando ogni altro diritto di uso degli spazi siano questi comuni (come in condominio) o pubblici come per i marciapiedi e strade.
 
È il comune che interviene su questo dando delle indicazioni su come intervenire, a questo deve essere inviata la richiesta ed è il comune che concede l’occupazione in genere a titolo oneroso anche se alcune amministrazioni comunali, in particolare per piccole rampe inclinate removibili installate per abbattere le barriere architettoniche, la danno gratuitamente.
 
Vengono fornite prescrizioni, in genere all’interno dei regolamenti comunali per la concessione dell’occupazione, tutto da verificare anche sulla base del tipo di soluzione; vengono date le dimensione del passaggio minimo da lasciare libero, nel caso dei marciapiedi o altri passaggi, anche in relazione al tipo di occupazione (per questo può essere indispensabile ricorrere a soluzioni removibili in grado di garantire le diverse utilizzazioni: transito e accesso), anche al fine di assicurare l’accessibilità dello spazio occupato.
 
È importante sottolineare che è sempre la legge 104/1992 all’art.24 co 11 ad indicare ai comuni di inserire le norme per il superamento delle norme vigenti per il superamento delle barriere architettoniche all’interno di loro regolamenti edilizi, con un preciso temine trascorso il quale in mancanza di aggiornamento perdono efficacia.
 
Inoltre, e non è trascurabile, i comuni dovrebbero, purtroppo il condizionale è d’obbligo non essendocene ancora molti, aver adottato il PEBA - Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche ((introdotti nel 1986, relativamente agli edifici pubblici (Legge 41/86, art. 32), poi estesi, nel 1992, agli spazi urbani (Legge 104/92, art. 24) e nel 1996 (D.P.R. 503/96 artt. 3-4 con la definizione di percorsi accessibili)).
Sarebbero questo lo strumento deputato a fornire e definire “il progetto di accessibilità della città” ad opera dell’amministrazione anche in raccordo con gli operatori economici/commerciali quando necessario. Come potrebbe essere in questo caso per l’occupazione di suolo. In ragione di quel giusto equilibrio, necessario a conciliazione l’interesse pubblico e quello privato, senza rinunciare alle migliori soluzioni di accessibilità.
 
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di Giuseppina Carella

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