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In Accessibilità


PEBA ed esperienze

Il monitoraggio, la programmazione e la realizzazione degli interventi per il superamento delle barriere architettoniche degli edifici e spazi pubblici passa dai PEBA. Le esperienze dimostrano che è uno strumento utile.

18 giugno 2021

I PEBA - Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche - sono lo strumento per la pianificazione degli interventi di accessibilità previsti nelle norme vigenti inerenti sia l’accessibilità che il più ampio tema dei diritti delle persone con disabilità.
I piani sono stati introdotti nel 1986 relativamente agli edifici pubblici (Legge 41/86, art. 32) poi estesi nel 1992 agli spazi urbani (Legge 104/92, art. 24); nel 1996 con il D.P.R. 503/96 artt. 3-4 vengono definiti anche quali sono i percorsi accessibili.
 
L’obbligatorietà della redazione del PEBA, da parte delle amministrazioni competenti, è stabilita entro un anno dalla adozione dalla Legge 41/86, riferita agli edifici pubblici. I tempi previsti per la sua attuazione risultano in molte circostanze ampiamente disattesi e, purtroppo anche peggio, in molte città ad oggi, la progettazione e adozione del PEBA stesso è mancante.
La realizzazione del piano ingloba, con le diverse estensioni della norma, gli edifici e gli spazi aperti oltre a interessare altri molteplici aspetti; riguarda sia le barriere fisiche che quelle senso-percettive; consente di operare con continuità tra monitoraggio, programmazione e realizzazione degli interventi, anche rispetto ai costi delle opere, con una più corretta programmazione finanziaria, volendo superare un approccio episodico e frammentato dei progetti. Il piano attua, alla stregua di ogni altro strumento di pianificazione, attraverso un approccio metodologico e programmatico il miglioramento dei livelli di accessibilità.
 
Oltre la normativa di settore il PEBA ha anche dimostrato di poter essere un elemento di raccordo tra gli aspetti prettamente progettuali e quelli più estesi della sostenibilità e dell’inclusione delle persone, come emerso da alcune esperienze. Tra queste ricordiamo il Piano della Accessibilità di sei Comuni della Provincia di Pistoia che ha consentito di adottare soluzioni per migliore la vivibilità, conciliando la fruizione degli edifici, delle aree all’aperto, con la loro destinazione e il loro utilizzo. Uno strumento di “approccio costruttivo” alle criticità rilevate; strumento di completamento di più organici progetti di pianificazione nei quali impegnare più interlocutori e più ampi territori.
 
Inoltre, sono particolarmente importanti per estensione del territorio e complessità del contesto, i progetti di piano di Milano e Venezia. Il Comune di Milano con l’adozione del PEBA è anche diventato un esempio di buona pratica e questo è stato un requisito rilevante nella valutazione per l’assegnazione alla città del European Union Access City Award nel 2016. Per il Comune di Venezia la definizione del piano non solo è stata una sfida, per la certa “singolarità” del ambito attuativo ma, anche, per l’obiettivo d’innalzare nel suo insieme la qualità di fruizione della città.
 
Non di minore rilievo sono le esperienze dei comuni che hanno scelto di predisporre il loro piano anche sulla base delle segnalazioni pervenute da tutti i cittadini, in particolare quelli con disabilità attraverso le associazioni di rappresentanza, con la compilazione di un questionario specifico e con tavoli di confronto estesi al tema della riqualificazione urbana in genere, in un processo di coinvolgimento virtuoso dei fruitori/destinatari dei futuri interventi (hanno utilizzato questo approccio, il già citato piano di Milano e quello della città dell’Aquila).
Ci sono poi, solo per citare alcune esperienze tra quelle significative, anche per diversità di contesti e per l’intento d’introdurre elementi propedeutici e organizzativi: il Comune di Padova che nel suo piano 2020-2030 ha esteso tra agli strumenti del progetto l’utilizzo dei principi del design for all, dell’inclusione e diritto alla partecipazione nel suo piano; la Regione Friuli Venezia Giulia che ha redatto le Linee guida per la predisposizione del Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche come supporto tecnico per l’approccio e sua realizzazione; la Regione Toscana che, nel 2008, ha finanziamento un progetto di ricerca interdisciplinare sulla redazione dei piani; la Regione Lombardia che ha introdotto il registro dei PEBA.
Ancora, sempre come strumento di pianificazione degli interventi, in un ambito d’indubbio impegno come quello dei luoghi della cultura in cui è necessario conciliare e salvaguardare gli aspetti della tutela e della conservazione, il PEBA è utilizzato dal Ministero della Cultura. La Direzione generale Musei, con una apposita commissione, ha redatto nel 2018, proprio a questo scopo, le Linee guida per la redazione dei P.E.B.A. nei musei, complessi museali, aree e parchi archeologici (contenute, insieme a buone pratiche e indagini nel Quaderno della Valorizzazione NS 7: Accessibilità e patrimonio culturale. Linee Guida al piano strategico- operativo, buone pratiche e indagine conoscitiva per la fruizione ampliata nei luoghi della cultura italiani - del 2020, a cura di: Gabriella Cetorelli e Manuel Roberto Guido).
 
Per incentivare l’adozione e ribadire l’importanza dei PEBA due passaggi rilevanti sono da ricordare: indicati dall’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con Disabilità (previsto dalla Convenzione ONU sui diritti delle Persone con Disabilità, ai sensi dell’art.3, comma 5, della Legge 18/2009, con la quale l’Italia ha ratificato la Convenzione ONU) - nel primo e nel secondo “Programma d’Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità”.
Nel primo Programma d’Azione (adottato con il D.P.R. del 4 ottobre 2013) nella linea di intervento - Promozione e attuazione dei principi di accessibilità e mobilità - viene esplicitamente indicato di: rafforzare l'efficacia di strumenti programmatori di rimozione delle barriere in edifici e spazi pubblici esistenti, fissare obiettivi temporali certi per l'ottenimento dei risultati; rilanciare gli strumenti di pianificazione per l'adeguamento e l'abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici e spazi pubblici inserendo come elemento prioritario il tema dell'accessibilità nel quadro più generale del rinnovamento/restauro del patrimonio edilizio del paese.
Il secondo Programma d’Azione (adottato con D.P.R. del 12 ottobre 2017), nel perseguire una nuova strategia della accessibilità, fa emergere, come necessaria, la revisione e l’aggiornamento complessivo della normativa vigente in materia, per adeguarla ai principi della Progettazione Universale, in attuazione della Convenzione ONU. L’intento, relativamente ai PEBA, è rivedere l'impianto normativo e regolamentare l'accessibilità di spazi ed edifici pubblici esistenti al fine di definire i criteri e le modalità, stabilire procedure, tempi di adozione e approntare un sistema sanzionatorio per i casi di inosservanza.
 
A prescindere da questo nuovo impianto normativo, auspicato ma non realizzato, i PEBA non sono superati; risultano strumenti necessari, utili a sancire il diritto imprescindibile alla accessibilità per tutti i cittadini; sviluppati, adottati e adattati in diverse circostanze dimostrano la loro efficacia.
Rivestono oggi, per le strategie della sostenibilità urbana un ruolo centrale, coniugati anche nell’accezione di Piani per il “Benessere” dei cittadini. Possono essere uno degli strumenti per dare dignità alla fisicità dei luoghi e da questo a chi li abita.  
L’accessibilità infatti è riconosciuta come un aspetto cruciale e trasversale per raggiungere i diversi obiettivi di sviluppo sostenibile, per migliorare dalla salute alla mobilità delle persone (nei Sustainable Development Goals individuati dalle Nazioni Unite, sono assunti a guida della futura programmazione europea 2021-2027 nelle politiche di sviluppo dell’Unione europea della Agenda Urbana 2030).
E, se fosse necessario, in conclusione, recentemente, marzo 2021, la Commissione europea in: “Un'Unione dell'uguaglianza: Strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030 ha ribadito che l’accessibilità a tutte le scale resta uno dei prerequisiti indispensabili per raggiungere gli obiettivi di inclusione e partecipazione delle persone con disabilità.
 
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Immagine tratta da pixabay.com

di Giuseppina Carella

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