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In Accessibilità


L’accessibilità pedonale con i PEBA

La possibilità per i pedoni di muoversi in sicurezza nei percorsi urbani può presentare molte criticità, che diventano insormontabili per chi ha difficoltà.

7 maggio 2021

Le problematiche più ricorrenti sono quelle dovute alla mancanza di marciapiedi di dimensioni e caratteristiche adeguate tali da consentire un utilizzo agevole e sicuro da parte di qualunque pedone. La situazione diventa ancora più critica per le persone che si muovono con difficoltà, utilizzano ausili o semplicemente per chi spinge un passeggino o trascina un trolley.
 
I problemi maggiormente riscontabili sono: le dimensioni inadeguate o ridotte a causa di oggetti o ingombri di vario genere; fondo sconnesso e non complanare. Ma quali sono i requisiti che deve avere un marciapiede per essere accessibile?
Le principali caratteristiche di accessibilità, senza entrare in complessi dettagli tecnici, da tenere in considerazione, sono:
  • la larghezza del marciapiede, al netto di ogni elemento posizionato lungo il suo sviluppo, deve essere tale da consentire il transito di almeno due persone contemporaneamente o il passaggio di una persona che utilizza la sedia a ruote, con dimensioni utili a consentire la rotazione per cambio di direzione;
  • la superfice del fondo deve essere complanare e realizzata con materiali durevoli e non sdrucciolevoli. Deve costituire un piano privo di sconnessioni in cui la presenza di griglie o altro non deve essere di inciampo; i punti di giunzione tra i diversi elementi utilizzati non devono creare avvallamenti o discontinuità;
  • è necessario, che siano posizionate, in particolare in prossimità degli attraversamenti pedonali adatte segnalazioni tattilo plantari (codici di attenzione con elementi che possano “avvisare” per colore, forma e diversità di trattamento della superficie - ad esempio con rugosità o con, l’ormai diffuso utilizzo, di elementi di sezione sferica o similari, come le pietre di fiume). L’orientamento è favorito anche delle linee guida naturali (muri, cordoli, ecc.), che possono essere utilizzate dalle persone con problemi della vista, in raccordo con le altre segnalazioni;
  • i raccordi tra marciapiede e strada, e con gli accessi carrabili, devono avere rampe di pendenza contenuta. I gradini devono avere una striscia antiscivolo a contrasto cromatico con la pedata.
Particolare attenzione deve essere posta a tutti gli elementi posti lungo il percorso che possono diventare ostacoli. Tra questi le alberature, che non devono avere un apparato radicante superficiale tale da interferire e alterare lo stato del fondo con la crescita. Gli alberi devono essere posizionati in modo da non ridurre la larghezza del marciapiede (questo è valido anche per ogni altro elemento fisso o mobile) e i sottofronda devono avere un’altezza da terra tale da non costituire ostacolo.
Le aiuole devono essere a raso, senza bordo rialzato, o comunque tali da non interrompere la continuità del fondo e, anche in questo caso, ridurne la larghezza. Gli elementi sospesi non devono intralciare o rendere pericoloso il transito, garantendo uno spazio libero e ogni elemento posto a terra: espositore, cestino, transenna ecc. deve essere intercettabile dal bastone guida della persona non vedente.
Anche il sistema d’illuminazione a seconda del tipo e della intensità deve essere adeguatamente distribuito in modo da realizzare superfici uniformemente illuminate e prive di zone in ombra. Attenzione deve essere posta alla segnaletica orizzontale e verticale oltre che per informare per segnalare le situazioni di pericolo come la presenza dei pedoni agli autoveicoli.
Tenuto conto di ogni requisito progettuale è comunque sempre necessario porre particolare attenzione alla manutenzione, al corretto ripristino in caso di lavori, e a non ingombrare in modo inadeguato il marciapiede, anche solo temporaneamente con oggetti di qualunque genere. La poca attenzione in questo senso può produrre, anche in presenza della migliore progettazione accessibile, ostacoli per alcuni insormontabili.
 
Questi aspetti hanno un ruolo centrale nei PEBA - Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche - lo strumento per la pianificazione degli interventi di accessibilità. Previsti nelle norme vigenti inerenti sia l’accessibilità che il più ampio tema dei diritti delle persone con disabilità.
Ricordiamo che i PEBA sono stati introdotti nel 1986 relativamente agli edifici pubblici (Legge 41/86, art. 32) poi estesi nel 1992 agli spazi urbani (Legge 104/92, art. 24); nel 1996 con il D.P.R. 503/96 artt. 3-4 vengono definiti anche quali sono i percorsi accessibili.
 
La realizzazione del piano ingloba così, con le diverse estensioni della norma, gli edifici e gli spazi aperti oltre a interessare altri molteplici aspetti; riguarda sia le barriere fisiche che quelle senso-percettive; consente di operare con continuità tra monitoraggio, programmazione e realizzazione degli interventi, anche rispetto ai costi delle opere.
 
Tuttavia, spesso non sono adottati dalle amministrazioni o vengono sottovalutati nella loro possibilità di diventare uno strumento di qualità progettuale per migliorare e incentivare l’adozione delle soluzioni per la mobilità e l’accessibilità. Inoltre, affrontando vari livelli d’indagine, possono costituire un mezzo di supporto e coordinamento tra i vari settori di intervento nella gestione degli spazi pubblici da parte delle amministrazioni.
I PEBA restano un mezzo di valutazione, realizzazione e monitoraggio attuale. Rappresentano, con lo sviluppo della cultura della rigenerazione urbana e della qualità del vivere ed abitare, proprio per la loro attenzione a chi utilizza lo spazio, uno strumento implementabile ai progetti più ampi di pianificazione urbana per la sostenibilità.

 
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Immagine tratta da pixabay.com

di Giuseppina Carella

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