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Accessibile a molti. L’esperienza del Parco Archeologico di Paestum e Velia

È tra i luoghi della cultura che negli anni ha realizzato un numero sempre crescente di progetti per l’accessibilità. Dimostrando come la fruizione dei luoghi culturali abbia un effetto positivo su molti aspetti, non solo per cresciuto numero di visitatori.

20 gennaio 2021

Tutto, possiamo dire, è cominciato con la passerella– la rampa inclinata- realizzata per il progetto “Paestum per Tutti. Architetture senza barriere”. Questo è il percorso accessibile che percorre l’area archeologica, nel quale è inserita la rampa inclinata, che consente l’accesso alle persone che utilizzano la sedia a ruote all’interno della c.d. Basilica - il tempio dorico arcaico di Paestum (560 a.C). Il progetto è stato voluto dal direttore, in carica dal 2015, Gabriel Zuchtriegel.
 
La rampa inclinata, metaforicamente, ha creato un “passaggio” concreto e consapevole verso una sempre maggiore fruizione ampliata del luogo, che ha prodotto in questi anni la valorizzazione in senso lato del sito con l’avvicinamento e la riappropriazione di questo spazio da parte non solo dei visitatori, ma anche di coloro che lavorano nel sito, e poi degli abitanti della città di Paestum e degli altri paesi e degli operatori economici della zona, con anche una ricaduta positiva sull’indotto economico e turistico del territorio.
 
I dati sulle presenze dei visitatori in questi anni si sono duplicati, anche durante questo periodo segnato dall’emergenza sanitaria da Covid-19. In particolare, nel periodo dal 21 giugno al 6 settembre 2020, il sito archeologico di Velia ha registrato rispetto al 2019 un incremento dei visitatori del 59%, fino a raggiungere il 117% nel mese di agosto.
 
Se non tutti i risultati raggiunti, ovviamente, sono da attribuire all’attenzione che la gestione pone ai temi dell’accessibilità, è indubbio che quella prima “rampa” ha dato il via a un processo virtuoso, che indagando su cosa e come potesse essere messo nella disponibilità di un numero ampio e diversificato di utenti ha amplificato, di fatto, l’accesso a molti. Convogliando nei progetti esigenze per “alcuni”, in realtà si sono soddisfatte le necessità di un numero molto più ampio di visitatori (ad esempio, la rampa inclinata ha consentito l’accesso non solo alle persone che utilizzano la sedia a ruote, ma anche a chi cammina con difficoltà; il giardino sensoriale è un’esperienza per le persone con problemi della vista ma è utile anche alla didattica per le scuole, e così via).
 
Così i diversi progetti, che hanno interessato diverse tipologie di disabilità, approcciando al tema della progettazione inclusiva hanno prodotto una serie di soluzioni, che implementano le possibilità di fruizione del luogo, hanno creato un’offerta sempre più complessiva e inclusiva, relativa non solo all’area dei templi, ma anche dei depositi e degli altri spazi, come il giardino. Per questo obiettivo ha rappresentato un aspetto fondamentale la formazione delle competenze del personale.
 
Dietro le iniziative c’è un attenzione particolare ai temi della fruizione ampliata declinata nel alveo della valorizzazione del patrimonio culturale oltre la mera tutela e conservazione verso una riappropriazione di spazi ed esperienze culturali secondo i punti proposti dalla archeologia circolare, che promuove nuove forme di interazione tra beni archeologici e paesaggi culturali e comunità locale.
 
Tutto ciò interpreta concretamente l’articolo 6 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (Legge 42/2004 modificato dal D.Lgs 62/2008) quando parla di valorizzazione come attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso, anche da parte delle persone diversamente abili (…)” che si estende, con la recente ratifica del nostro Paese della Convenzione di Faro, nel diritto umano alla partecipazione al patrimonio culturale.
 
Per avere un quadro ancora più dettagliato dell’esperienza abbiamo intervistato chi opera nel sito: la dottoressa Mariajosè Luongo. È assistente alla fruizione accoglienza e vigilanza e responsabile all’accessibilità, incaricata di seguire in modo specifico questi temi.
 
Ci ha raccontato: “Ero presente quando, in un caldo luglio del 2016, il direttore del parco archeologico di Paestum Velia, Gabriel Zuchtriegel, avanzava in giacca e cravatta su una sedia a ruote tra un gruppo di visitatori sbigottiti, all’interno della cd Basilica, uno dei templi dorici meglio conservati del Mediterraneo. “Bisogna accertarsi che funzioni tutto bene”, dirà poi. Ma lo stupore fu prima di tutto nostro, gli addetti alla fruizione, perché non solo i templi erano chiusi al pubblico da circa 20 anni, ma noi eravamo attentissimi a garantirne l’invalicabilità. La motivazione di un gesto all’apparenza “sacrilego” ci lasciò ancora più stupiti: l’emozione di entrare in un tempio, secondo il direttore, era talmente forte che tutti dovevano poterla provare. Ma proprio tutti.
 
Fu così che ci abituammo a vedere la cd. Basilica aperta al pubblico e percorsa da una passerella, removibile e non impattante, che si rivelò di estrema utilità per tutti, visto che i gradini per accedere alla “Casa di un dio” sono proporzionati alla sua grandezza. Ma quel passaggio non fu solo fisico.
Fu soprattutto un mutamento di visione: la fruizione poteva rappresentare una raffinata forma di tutela e conservazione. Perché affinché il bene sia fruito è necessario che tutto sia pulito, sistemato, controllato.
Non solo: si realizza la consapevolezza che quel bene è di tutti e, quindi, non è solo lo sguardo passivo di un “custode” a vigilare, ma ciascuno si sente responsabile del suo valore, dai visitatori esterni a quelli locali, che hanno cominciato a contribuire con donazioni e presenze. Il tempio, da testimone silenzioso, ha cominciato sempre più ad interrogarci stimolando nuovi scavi e ricerche. I visitatori nella cd “Basilica” nell’ambito di “Paestum per tutti. Architetture senza barriere” sono stati dal 2016 ad oggi circa 11000.
 
Ma la prima vera accessibilità ha riguardato chi nel parco archeologico ci lavorava tutti i giorni. Tutti i progetti realizzati in seguito sono nati da questa certezza: l’abitudine senza consapevolezza ci rende disabili, incapaci di vedere e sentire in profondità quello che percepiamo solo con i sensi. Ciascun oggetto del museo e monumento nell’area archeologica possiede una propria biografia, unica ed irripetibile, che non termina insieme all’epoca in cui ha avuto origine, ma continua a registrare frammenti di nuove memorie, via via che l’oggetto attraversa il tempo e i mutamenti della storia. Ora sappiamo che bisogna vedere quel che non si è visto, ma anche vedere di nuovo quel che si è già visto. E meravigliarsene. Ogni giorno”.
 
Molti e interessanti sono gli spunti di riflessione, che emergono dal racconto ma soprattutto uno spaccato dell’impegno e dell’attenzione che il personale MiBACT pone in modo crescente e fattivo ai temi dell’accessibilità, frutto dei risultati che da diversi anni il Ministero persegue in questo ambito.
 
Ringraziamo la dottoressa Luongo per la condivisione di questa l’esperienza.
 
Per cominciare a conoscere il parco, già da casa, è possibile consultare Hera, il catalogo digitale con schede di monumenti e reperti.
Inoltre, a disposizione gratuitamente dei visitatori, c’è la App Paestum in sei lingue e Lingua Italiana dei Segni per una visita personalizzata e illustrata per argomenti di interesse.
È possibile seguire anche sui social: twitter e facebook ogni attività e iniziativa.
 
Intervista di Giuseppina Carella

Foto di Maurizio Panzironi
 
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di Giuseppina Carella

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