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Autonomia abitativa e sicurezza per persone con disabilità intellettiva, il Progetto Casa al Sole

La conquista dell’indipendenza e la sicurezza inclusiva sono due sfide presenti nell’esperienza di vita autonoma “Progetto Casa al Sole” di Pordenone, dove persone con disabilità intellettiva vengono accompagnate nel ruolo di adulti abitando in piccoli gruppi, in normali abitazioni, con il supporto di educatori e di un apposito programma dei Vigili del Fuoco che insegna loro ad affrontare le emergenze.

13 novembre 2015

di Daniela Orlandi

 

La conquista dell’indipendenza e la sicurezza inclusiva sono due sfide presenti nell’esperienza di vita autonoma “Progetto Casa al Sole” a Pordenone, dove persone con disabilità intellettiva vengono accompagnate nel ruolo di adulti abitando in piccoli gruppi, in normali abitazioni, con il supporto di educatori e di un apposito programma dei Vigili del Fuoco che insegna loro ad affrontare le emergenze.

 

Il Progetto Casa al Sole” è un progetto finalizzato all’autonomia abitativa di persone con disabilità intellettiva, gestito dalla Fondazione Down Friuli Venezia Giulia onlus in collaborazione con l’AAS 5 Friuli Occidentale. Al successo di questo progetto concorre l’importante contributo del Comando dei Vigili del Fuoco di Pordenone, che ha avviato con i ragazzi della “Casa al Sole” un programma di collaborazione per affrontare il tema delle emergenze nella vita quotidiana e in ambito domestico.

Il “Progetto Casa al Sole”, che prosegue stabilmente da 13 anni, spicca per il suo carattere innovativo in relazione ad obiettivi, metodologia, intervento educativo ed utilizzo di risorse.

Si tratta di un progetto che traccia un percorso di cambiamento culturale, poiché ripensa il tema dell’abitazione di persone adulte con problemi intellettivi. Infatti, questa esperienza supera l’approccio assistenzialistico per valorizzare le capacità delle persone, offrendo loro la possibilità di riappropriarsi di un ruolo più attivo nella società, pur nella consapevolezza delle differenze. 

Con la redazione di due schede informative vogliamo presentare l’esperienza della Casa al Sole e l’approccio al tema della sicurezza inclusiva per ragazzi con disabilità intellettiva contenuto nel programma dei Vigili del Fuoco, anche grazie al contributo informativo di persone direttamente coinvolte in questa iniziativa.

Alla base dell’iniziativa, come si legge nel sito della Fondazione Down Friuli Venezia Giulia

vi è “la convinzione che anche la persona con disabilità intellettiva sia una persona che cresce e diventa adulta, con delle capacità di pensiero e di decisione proprie, non un eterno bambino a cui sostituirsi o un malato perennemente da curare o da riabilitare”.

Cogliendo l’esigenza delle famiglie, i ragazzi sono accompagnati verso una possibile forma di autonomia che favorisce il distacco graduale dai genitori. I destinatari sono, pertanto, giovani/adulti con disabilità intellettiva, ma con sufficienti capacità cognitive e relazionali, inseriti o inseribili nel mondo del lavoro. Il progetto ha lo scopo di orientarli verso il conseguimento di obiettivi di vita autonoma: come prendersi cura di sé, scegliere e decidere, vivere una vita il più possibile indipendente.

Il percorso di autonomia si articola in due fasi.

La prima fase è di tipo formativo e si svolge in un appartamento nel centro di Pordenone chiamato “Casa al Sole”. Vi partecipano piccoli gruppi di tre o quattro persone per una durata complessiva di circa tre anni. Questa fase prevede periodi di alternanza tra famiglia e casa, con un distacco graduale che prelude alla residenza indipendente. La presenza dell’educatore, dapprima continua, viene gradualmente ridotta, in base alle autonomie acquisite dalle persone.

La seconda fase prevede che i ragazzi risiedano in una abitazione stabile. A tal fine vengono utilizzati dei comuni appartamenti dove le persone vivono in piccoli gruppi, come un qualsiasi nucleo familiare e si fornisce loro un livello minimo di presenza educativa.

Parallelamente, il progetto fornisce alle famiglie dei ragazzi un sostegno psicologico. Il successo del percorso compiuto dai ragazzi verso l’autonomia è, infatti, subordinato anche alla capacità della famiglia di modificare il modo di relazionarsi con i figli e di accettare il distacco necessario per favorire l’indipendenza.

Ora passiamo ad analizzare i passi compiuti dall’avvio del progetto ad oggi.

L’iniziativa prende avvio nel marzo 2002 con l’apertura della “Casa al Sole”, la scuola di autonomia abitativa dove si seguono otto persone alternate in gruppi di quattro.

Nel giugno del 2003 viene realizzata la prima Casa Satellite per quattro persone che hanno formato un nucleo familiare e che formeranno in seguito due coppie.  Nel marzo 2009 vengono avviate altre due Case Satellite, mentre una quarta viene aperta nel febbraio 2012. Con la fine dell’anno si costituirà la quinta Casa Satellite ed entreranno in Casa al Sole altre 3 persone. Si prevede quindi che nel 2016 saranno in totale 18 le persone che usufruiranno del progetto.

Abbiamo rivolto alcune domande alla dottoressa Cinzia Paolin, l’educatrice responsabile delle attività educative che dal 2009 opera per il progetto.

Analizzando il panorama nazionale, la dottoressa Paolin spiega che “in Italia stanno nascendo oggi molte esperienze di autonomia abitativa, ma le persone sperimentano ancora periodi brevi di residenzialità (qualche giorno o un fine settimana), per poi tornare in famiglia. Inoltre in molte situazioni si utilizzano spazi inseriti o legati alle tipiche strutture esistenti per le persone con disabilità (es. comunità) e non appartamenti di civile abitazione”.

Gli appartamenti del progetto “non hanno accorgimenti particolari, anche se riteniamo che la nuova tecnologia domotica possa essere di aiuto alle persone abitanti (es. per la sicurezza domestica).”

Ma vediamo come rispondono a questo sfida le famiglie. “Queste, se accompagnate nel percorso di svincolo che è sicuramente impegnativo e ricco di emozioni, riescono pian piano a modificare il loro atteggiamento nei confronti del figlio, e a permettere l’autonomia, che comporta anche dei rischi! Ma soprattutto hanno la soddisfazione di vedere il proprio figlio felice di aver fatto le proprie scelte di vita, esattamente come gli altri figli.”

Un ruolo importante viene svolto dagli educatori per l’acquisizione dell’’autonomiagli educatori - prosegue la dottoressa Paolin - stimolano il pensiero, non si sostituiscono alle persone ma le accompagnano all’acquisizione delle autonomie. Il vero obiettivo non è però il “saper fare”, ma il divenire adulti, quindi il “saper essere”; conoscere se stessi (le proprie capacità e i propri limiti) e rafforzare la propria identità.”

E soprattutto “questo consente a ciascuno di imparare a prendere delle decisioni in modo indipendente e di costruire gradualmente il proprio progetto di Vita. Ma autonomia non significa fare tutto da soli. Non sarebbe possibile per nessuno! Significa divenire consapevoli delle proprie difficoltà e saper chiedere aiuto, quando necessario.”

Per concludere è utile sapere che è in preparazione una brochure informativa e formativa sui temi dell’autonomia domestica e della sicurezza. Ma gli aspetti legati alla sicurezza saranno trattati più approfonditamente in una scheda successiva.

Infine, segnaliamo il link https://vimeo.com/43034656 dove gli interessati possono trovare un video promozionale di sensibilizzazione che aiuta a comprendere meglio le tematiche accennate nella scheda.

 (DO)

 

 

 

di d.orlandi

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