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Legge 13/89. Parere dell’Avvocatura Generale dello Stato sul diritto al contributo del richiedente

Hanno diritto ai contributi previsti dalla normativa per il superamento delle barriere architettoniche le persone con disabilità o coloro che le hanno in carico, nonché i condomini/strutture in cui risiede la persona beneficiaria. Ma, cosa accade in caso di decesso della persona con disabilità?

26 aprile 2019

È necessario precisare, innanzitutto, che accedono ai contributi i soggetti richiedenti: coloro che hanno sostenuto effettivamente la spese per la realizzazione degli interventi sebbene sia sempre legittimata alla presentazione della domanda esclusivamente la persona con disabilità (cioè la persona per la quale vengono realizzati gli interventi sull’immobile oggetto di contributo), considerata unica beneficiaria. Questa potrebbe anche non essere colei che ha diritto al contributo. Ne ha diritto se è anche richiedente, cioè quando: richiedente e beneficiario coincidono.
 
A titolo esemplificativo, quindi, possono verificarsi diverse circostanze nelle quali ha diritto al contributo: la persona con disabilità (coincide il beneficiario con il richiedente); colui che abbia in carico la persona con disabilità; l’amministratore del condominio dove risiede la persona disabile; il centro o istituto residenziale che presta assistenza della persona con disabilità.
 
Il caso specifico del diritto a contributo, quando sopraggiunto il decesso del beneficiario in carico a un richiedente, è oggetto di un parere della Avvocatura Generale dello Stato del 10 settembre 2015.
In questo, in risposta al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, l’Organismo, in merito alla “eventuale spettanza, al tutore, al curatore o curatela”, che abbia in carico la persona con disabilità per la quale sia stata presentata la richiesta di contributo economico per la realizzazione di opere “direttamente finalizzate al superamento e all’eliminazione di barriere architettoniche”, ai sensi della Legge 13/89, ha affermato, che “colui che ha effettivamente sostenuto la spesa (…) nel rispetto di tutti i presupposti amministrativi previsti, (…) ha diritto al relativo contributo e vanta, un legittimo affidamento all’erogazione della prestazione da parte dell’Amministrazione, non potendo la circostanza della sopravvenuta e imprevedibile morte del soggetto portatori di Handicap costituire motivo ostativo alla erogazione del contributo medesimo.”
La motivazione è tratta dalla finalità della stessa legge che intende assicurare “l’accessibilità, la visitabilità e l’adattabilità degli edifici, con ciò prescindendo dall’esistenza di un diritto reale e personale di godimento della persona con disabilità, considerando unicamente rilevante la possibilità di fruizione che l’immobile deve avere.
Inoltre, sebbene sia evidenziato “il contrasto normativo” (nella stessa legge e nella sua Circolare applicativa n. 1669 del 22 giugno 1989 viene prescritta la verifica della “effettiva residenza” della persona con disabilità nell’immobile, considerata requisito per l’ammissibilità della domanda da parte dell’amministrazione) arriva alla conclusione che, “per la finalità della norma”, realizzate le opere e rispettate tutte le condizioni normativamente previste, “sorga la pretesa tutela al pagamento del contributo in questione.”

In sintesi nel caso di decesso del beneficiario colui che lo aveva in carico, che abbia effettivamente sostenuto la spesa, ha diritto comunque al contributo, sempre previa dimostrazione dell’effettiva realizzazione dell’intervento (nel rispetto di ogni prescrizione) e del suo pagamento

Il documento della Avvocatura Generale dello Stato è consultabile nel sito web del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti

 

© Copyright SuperAbile Articolo liberamente riproducibile citando fonte e autore

di Giuseppina Carella

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