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Tar Lombardia sulla installazione dell’ascensore

I giudici amministrativi hanno espresso il loro parere sulla installazione di un ascensore esterno. Confermano orientamenti acquisiti e richiamano l’approvazione condominiale e il minimo accertamento del comune.

11 settembre 2019

Oggetto della sentenza - 2065/2018 del 13 settembre 2018 - è il ricorso di alcuni condomini alla realizzazione di un ascensore e l’annullamento del permesso autorizzativo alla realizzazione dello stesso rilasciato dal comune.
Un condomino aveva infatti realizzato l’ascensore, con relativo titolo abilitativo, ad uso esclusivo della propria abitazione. Ma, l’istallazione, oggetto della controversia, avrebbe causato la chiusura di una finestra e riduzione della aerazione e ventilazione del vano scala.
I giudici nella sentenza esprimono, senza entrare nel dettaglio specifico della controversia, alcuni aspetti fondamentali da un punto di vista dell’orientamento della giurisprudenza, della applicazione normativa di settore e della procedura amministrativa.
Secondo i recenti indirizzi giurisprudenziali, è richiamato, che nel caso della installazione dell’ascensore esterno, non è necessario il permesso di costruire, trattandosi della realizzazione di un volume tecnico, necessaria per apportare un’innovazione allo stabile, e non di una costruzione strettamente intesa.
Invece, l’intervento non può prescindere dall’acquisizione del consenso della maggioranza dei condomini. All’articolo 78 del DPR 380/2001 del Testo Unico dell’edilizia le deliberazioni che hanno per oggetto le innovazioni da attuare negli edifici privati dirette ad eliminare le barriere architettoniche nonché la realizzazione di percorsi attrezzati e la installazione di dispositivi di segnalazione atti a favorire la mobilità dei ciechi all’interno degli edifici privati devono essere approvate dall’assemblea di condominio. Secondo le maggioranze previste dal codice civile.
In mancanza di questa approvazione le persone con disabilità possono installare, a proprie spese, servoscala nonché strutture mobili e facilmente rimovibili e possono anche modificare l’ampiezza delle porte d’accesso, al fine di rendere più agevole l’accesso agli edifici, agli ascensori e alle rampe delle autorimesse.
Questo porta all’altro aspetto trattato dalla sentenza con il quale i giudici sottolineano che l’amministrazione, sebbene non sia tenuta ad entrare nel merito delle circostanze specifiche per le quali viene richiesto un intervento per il superamento delle barriere architettoniche e a svolgere complessi e laboriosi accertamenti, non può prescindere da una verifica minima. Questo in considerazione proprio della peculiarità della disciplina relativa alla eliminazione delle barriere architettoniche che, secondo i giudici, avrebbe richiesto agli Uffici comunali un supplemento di istruttoria, considerata anche la sollecitazione formulata dai condomini che si consideravano danneggiati dalla realizzazione dell’ascensore. 
La sentenza n 2065/2018 del 13 settembre 2018 - Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Seconda) è disponibile nel portale - Giustizia Amministrativa - in
https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=3OL3X6J7VSP3YQVFW4F62HXLJ4&q=
 
 
Riferimenti normativi

di Giuseppina Carella

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