SuperAbile






In Accessibilità


Barriere architettoniche e controversie condominiali. Le sentenze seconda parte

Sull’utilizzo delle parti comuni condominiali i giudici nelle varie sedi hanno sottolineato e fornito utili interpretazioni normative rivolte a comprendere le possibilità ed i limiti delle soluzioni progettuali.

9 gennaio 2020

Le problematiche inerenti la realizzazione delle soluzioni per migliorare l’accessibilità nei condomini attraverso le varie soluzioni, da quelle minime, ad esempio con l’ampliamento delle porte di accesso all’edificio, fino alle opere più importanti quali l’istallazione di ascensori, comportano una serie di criticità incentrate sulla tutela delle esigenze delle parti e la corretta mediazione tra le scelte progettuali, le esigenze di uso e la sicurezza di tutti i soggetti interessati.

La natura stessa del condominio (il Codice Civile non fornisce una definizione di condominio e le norme attinenti sono quelle relative alla proprietà ed alla comunione; consiste in forma di comunione su un bene immobile in cui coesistono parti in proprietà esclusiva e parti in proprietà comune) produce la coesistenza di più unità immobiliari in un unico fabbricato ed implica il contemperamento di vari interessi, “tra i quali deve includersi anche quello delle persone disabili all’eliminazione delle barriere architettoniche, oggetto, peraltro, di un diritto fondamentale che prescinde dall’effettiva utilizzazione, da parte di costoro, degli edifici interessati”. In ragione di questo è necessario tenere conto del principio di solidarietà condominiale nelle circostanze in cui la soluzione adottata possa recare pregiudizio all’uso o al godimento delle parti comuni da parte dei singoli condomini (Cassazione n.16486/2015 - Cass. n.18334/2012 ).

Le innovazioni, ambito nel quale si inserisco anche le opere e gli interventi per migliorare l’accessibilità degli edifici, sono disposte dai condomini all’art.1120 c.c. che “possono disporre tutte le innovazioni dirette al miglioramento o all'uso più comodo o al maggior rendimento delle cose comuni”.
Esse comportano, per loro stessa natura, un “cambiamento” e possono essere vietate, ai sensi del predetto articolo quando: possano recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico o che rendano talune parti comuni dell'edificio inservibili all'uso o al godimento anche di un solo condomino”.

Le interpretazioni normative, quando i lavori/ interventi/ istallazioni possono aver determinato, in qualche modo ed in diversa misura, una modifica allo stato dei luoghi ed all’uso della cosa comune in ragione della innovazione apportata, riguardano il rispetto delle condizioni stabilite per legge e le possibili estensioni.

La Cassazione su questo precisa che le condizioni imprescindibile di stabilità, sicurezza, decoro ed uso (art.1120 c.c. precedentemente citato) devono essere rispettate anche quando gli interventi sono stati regolarmente deliberati dal condomini e che, anche in presenza della maggioranza, le delibere condominiali sono nulle quando “siano lesive dei diritti di altro condomino sulla porzione di sua proprietà esclusiva, indipendentemente da qualsiasi considerazione di eventuali utilità compensative” (Cass. n.24235/16) (Cass.n.6109/94).
Così, sempre la Cassazione indica nella identificazione del limite alla immutazione – cambiamento, modifica, variazione (discendente dalla innovazione) - che la condizione di inservibilità della cosa comune non può consistere nel disagio subito rispetto alla sua normale utilizzazione, ma è tale solo nel momento in cui è prodotta una reale inutilizzabilità (Cass. n.15308/2011).
Ed ancora, è considerata comunque apprezzabile e non contestabile l’adozione di una soluzione che migliori i livelli di accessibilità - conforme alle finalità della legge – anche quando questa, pur non risolvendo completamente il problema di accessibilità, produca come risultato l’attenuarsi sensibilmente delle difficoltà di fruizione alla persona con difficoltà (Cass. n.16486/2015).



Riferimenti normativi
  • D.P.R. 503/1996 Regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici
  • Legge 13/1989 Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati"
  • D.M. 236/1989 Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche
  • Codice Civile

di Giuseppina Carella

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati