SuperAbile






In Accessibilità


Installazione di sistemi di collegamento verticale nei condomini

E’ ricorrente la necessità di dover adottate soluzioni per risolvere problemi di mobilità per le persone con disabilità nei condomini

20 novembre 2019

Le soluzioni generalmente interessano le parti comuni degli edifici, che il Codice Civile individua e disciplina all’art. 1117 (Parti comuni dell'edificio) indica come quelle oggetto di proprietà comune dei proprietari delle singole unità immobiliari dell’edificio, se non risulta il contrario dal titolo.
Tra le parti comuni di diretto interesse in relazione sia all’istallazione di sistemi di collegamento verticale che al miglioramento di elementi già esistenti (intendiamo quindi spazi/aree ed elementi, escludendo le parti strutturali), ci sono (identificate tra le parti, le opere, le installazioni, i manufatti di qualunque genere destinati all’uso comune): le scale, i portoni di ingresso, i vestiboli, gli anditi, i portici, i cortili, le facciate e gli ascensori.
 
Queste “parti” sono quelle sulle quali in genere si interviene con nuovi interventi volti a consentire alla persona la possibilità di muoversi per raggiungere la propria abitazione e/o altri ambienti: l’istallazione dell’ascensore, della piattaforma elevatrice, del servoscala e la realizzazione di rampe e percorsi. Così come, le “parti”, possono essere oggetto di interventi di miglioramento come ad esempio: aumento della dimensione delle porte degli ascensori e del portone. (i riferimenti normativi per gli interventi sono: la Legge 13/89, D.P.R 503/96, Legge 118/71 e D.M. 236/89).
 
Su questo tema risulta di particolare importanza la modifica apportata all’art. 2 comma 1 della Legge 13/89, introdotta con art.27 comma 1, della Legge 220/2012 - Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici. La modifica ha aumentato la maggioranza prevista per la validata delle deliberare condominiali sulla eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, portandola ad un numero di voti che “rappresenti la maggioranza degli intervenuti ed almeno la metà del valore dell’edificio”.
 
Gli articoli del Codice Civile a cui rimanda la modifica sono, per quanto riguarda la maggioranza per l’approvazione, il comma 2 dell’ art.1136, e per l’ambito di applicazione di tale maggioranza, l’art.1120 relativo alle innovazioni, che indica come i condomini “possano disporre tutte le innovazioni dirette al miglioramento o all'uso più comodo o al maggior rendimento delle cose comuni” ma, soprattutto esplicita tra le innovazioni “ le opere e gli interventi previsti per eliminare le barriere architettoniche”.
 
È importante ricordare che queste stesse innovazioni devono essere realizzate in ottemperanza all’art.1102 c.c. per quanto attiene l’utilizzo della cosa comune. Questo stesso articolo è, inoltre, tra quelli più richiamati dalle parti in causa proprio quando nei condominio subentrano controversie per l’istallazione dei sistemi di collegamento verticale, per un verso, per come il condomino possa servirsi della cosa comune e, per l’altro, per come questo stesso uso non debba alterare o impedire ad altri di fare pari uso della stessa cosa comune.
 
La giurisprudenza su questa materia è ricca di sentenze ed interpretazioni che, senza entrare in argomenti troppo specialistici e nel merito dei casi oggetto delle pronunce, hanno introdotto diversi argomenti di riflessione, oltre ad aver creato utili precedenti interpretativi.
Di particolare interesse le pronunce, che si sono espresse, su:
  • la sussistenza del principio di solidarietà condominiale nella installazione del meccanismo di sollevamento, che implica la necessità di contemperare gli interessi di tutti i condòmini anche, quindi, di quello con disabilità. Questo deve poter godere dalla cosa comune, al pari di tutti, e come suo diritto deve poter accedere a soluzioni per superare le barriere architettoniche. Inoltre, sempre per tale principio, è stabilito, che le persone con disabilità hanno diritto alla eliminazione delle barriere architettoniche, anche prescindendo dalla affettiva utilizzazione degli edifici interessati;
  • la tollerabilità sulla dimensione dell’ingombro del meccanismo istallato quando provoca una modesta riduzione nell’uso della cosa comune.
(riferimenti: Cassazione, sez. VI Civile – 2, sentenza 10 febbraio – 9 marzo 2017, n. 6129; Cassazione, Sez. 2 Sentenza n. 16486 del 05/08/ 2015; Cassazione, Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 18147 del 26/07/2013; Cassazione, Sez. 2, Sentenza n. 18334 del 25/10/2012)


Immagine tratta da pixabay.com

di Giuseppina Carella

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati