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Accessibilità: la chiave del cambiamento è formazione di architetti, ingegneri e geometri

Un convegno a Napoli per discutere sul tema dell'accessibilità dedicato ad architetti, ingegneri e geometri, "La parola chiave è formazione". De Filippis: "Garantire l'accessibilità non è solo un dovere morale ma anche un obbligo normativo"

21 ottobre 2014

 

NAPOLI - L'accessibilità inizia dal portone di scuola: pensare le città senza barriere è possibile. È quanto emerso dal convegno promosso oggi a Napoli, nel complesso universitario di Monte S. Angelo, dall'associazione di volontariato Peepul e rivolto, in particolare, ai "tecnici": architetti, ingegneri, geometri, che progettano le nostre città, e agli studenti che lo diventeranno. "Siete mai andati a spasso con un disabile? - ha chiesto stamattina Liana De Filippis, dell'associazione Insieme - È un'esperienza che dovrebbero fare tutti per capire sul campo con quali problemi ci si scontra, anche in quei luoghi dichiarati accessibili. Garantire l'accessibilità non è solo un dovere morale ma anche un obbligo normativo. Le leggi vengono disattese, i controlli sono inesistenti. Risultato? Sono tanti i luoghi pubblici appena inaugurati che non sono a norma. Decenni di battaglie per la parità dei diritti costantemente calpestati dalla disattenzione, a voler essere buoni, di funzionari e progettisti".

La parola chiave è formazione, secondo gli organizzatori del convegno, finanziato dal fondo dell'Osservatorio nazionale per il volontariato del ministero delle Politiche sociali e patrocinato dall'associazione Fiaba di Roma. "La cultura dell'accessibilità - ha detto Ileana Esposito, presidente della Peepul - deve essere maturata specialmente da quei professionisti, principali responsabili della progettazione urbana, perciò è necessario sensibilizzare, formare e coinvolgere operativamente fin dai banchi scolastici i giovani. Sappiamo bene che molti professionisti adulti conoscono in maniera superficiale le leggi in materia di ‘universal design' e ancor meno sono consapevoli di quanto il loro intervento possa essere dannoso alle persone con disabilità, agli anziani e  a tutte le persone con bisogni speciali anche solo temporanei". "La scuola - ribadisce la responsabile dell'organizzazione napoletana impegnata da anni nella difficile battaglia contro le barriere architettoniche - gioca un ruolo determinante in questo senso, essendo il primo luogo dove si formano le coscienze".

"Nelle nostre scuole e perfino nelle nostre università, ad architettura o ad  ingegneria, il tema della disabilità è quasi un'appendice - ha sottolineato ancora De Filippis - Basti pensare che ci sono talvolta dei corsi ad hoc sulle barriere architettoniche, che invece dovrebbe diventare una sfida interna alla progettazione: non è semplicemente spianando un gradino o inventandosi un ingresso secondario che si costruisce l'accessibilità per tutti". Ecco allora la prima proposta operativa uscita dal convegno: instituire a livello ministeriale percorsi educativi curriculari dedicati alle tematiche della ‘diversità' e della fruibilità dell'ambiente da parte di tutti. Definire uno strumento unico e condiviso per la codifica, il censimento e la qualificazione degli ambienti in termini di accessibilità architettonica è, ad esempio, lo scopo del gruppo di lavoro promosso dal centro Sinapsi dell'università di Napoli Federico II. "Una possibilità è offerta dalla geolocalizzazione, uno strumento che consente di sapere tramite un telefono o un palmare dove ci si trova e quale percorso occorre fare per raggiungere una destinazione - ha spiegato Alessandro Pepino - Ma non siamo in presenza di soluzioni tecniche consolidate e affidabili. Le procedure per il censimento e la qualificazione devono essere strutturate in modo più flessibile". (mn)

(22 ottobre 2014)

di c.ludovisi

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