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Dohmo Bass, il cohousing che sfrutta la domotica

Inaugurato recentemente nel trevigiano, attualmente ospita le persone che frequentano il Centro per la disabilità Atlantis di Castelfranco Veneto

1 agosto 2021

ROMA - Porte automatiche, scuri e tende automatizzati, sensori ambientali per la qualità dell’aria e telecamere per il monitoraggio di cadute e altri rischi. E poi ancora: illuminazione intelligente e accesso a contenuti multimediali semplificato. È Dohmo Bass, appartamento di cohousing a domotica assistiva per persone con disabilità inaugurato a metà maggio nel trevigiano. I primi ospiti a entrare, quasi un mese dopo, sono state alcune delle persone che frequentano il Centro per la disabilità Atlantis di Castelfranco Veneto, diretto dalla cooperativa sociale L’Incontro. Per loro Dohmo Bass è l’occasione di sperimentare weekend di autonomia, inclusione sociale, creazione di relazioni fuori e dentro l’abitazione.
 
Prima sono arrivati Giovanni e Federico, poi Chiara e Stefano. Fanno tutti parte del progetto “Buoni amici social street”, da cui l’acronimo Bass. Nella casa, tutti i dispositivi vengono coordinati da una centrale e comandati da interfacce tattili o vocali per permettere la massima facilità d’uso, mentre il monitoraggio e il controllo da remoto aiutano a garantire la sicurezza degli ospiti. Al progetto hanno partecipato due reti innovative regionali (Venetian Smart Lighting e ICT for Smart and Sustainable Living, con circa 20 aziende del territorio) e tre Università del Veneto: Padova, Verona e Ca’ Foscari Venezia.
 
«Questa collaborazione ha permesso di conferire al progetto un livello tecnologico che mai avremmo sperato, confermando l’importanza di investire in ricerca per migliorare la qualità della vita delle persone più fragili», ha commentato Luca Mazzon, presidente della cooperativa L’Incontro. «Sono sempre stato convinto che ci fosse la necessità di mettere in relazione il mondo dell’impresa con le università. Abbiamo un tessuto connettivo fatto per il 90% da aziende con meno di dieci dipendenti che hanno difficoltà a fare ricerca. L’intuizione è stata quella di creare le reti innovative regionali», ha ricordato l’assessore allo Sviluppo economico ed energia della Regione Veneto Roberto Marcato. (mt)

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