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Il museo Cappella Sansevero diventa accessibile ai ragazzi autistici

Il museo napoletano ha elaborato nell’ambito del progetto “Sansevero in blu” un tour studiato e calibrato sulle loro esigenze, dopo avere accolto già in passato non vedenti e sordi. L’obiettivo: costruire una rete territoriale autism friendly

19 febbraio 2020

NAPOLI - Cappella Sansevero, il museo napoletano in cui è custodita la famosa statua del Cristo Velato, in testa alle classifiche per essere il monumento più visitato dai turisti della città, da oggi ha anche una marcia in più. Il monumento realizzato dal principe Raimondo di Sangro nel ‘700 diventa accessibile ai bambini e ai ragazzi con disturbo dello spettro autistico, dopo avere accolto già in passato non vedenti e sordi. Succede grazie al progetto “Sansevero in blu” nato in collaborazione con la cooperativa sociale Il Tulipano, impegnata da anni a fianco dei ragazzi con “bisogni speciali” e delle loro famiglie.
 
Presentato oggi a Napoli, “Sansevero in blu” - questo il nome del progetto che si ispira al colore dell’autismo – è rivolto a ragazzi dagli 8 ai 18 anni e nasce da una co-progettazione che ha coinvolto dallo scorso luglio le associazioni, le famiglie e il mondo della ricerca: dopo un primo periodo di studio, osservazione, formazione del personale e, infine, visite pilota organizzate con i destinatari del percorso, si è giunti ad elaborare un tour studiato e calibrato sulle loro esigenze.
 
“Abbiamo collaborato già con il Parco archeologico di Paestum, progettando diverse iniziative finalizzate all’accoglienza e all’accessibilità del patrimonio artistico a persone con bisogni speciali – spiega Giovanni Minucci, coordinatore della coop Il Tulipano - Non è il ragazzo che si deve adattare ma è l'ambiente che si adatta a lui, la visita lo coinvolge appieno diventando per lui una esperienza completa, non solo didattica”.
 
La fruizione del monumento, all’interno del progetto, avviene mediante l’agenda visiva, ovvero uno strumento cartaceo che aiuta i ragazzi con autismo, sia ad alto funzionamento sia a basso funzionamento, a vivere il museo come momento di piacere e di inclusione: grazie a uno speciale quaderno, loro stessi diventano protagonisti di una narrazione in cui potranno tradurre e condividere ogni momento della visita attraverso il linguaggio immediato delle emoticon. Ogni visita vedrà la partecipazione di 5 persone massimo e avrà una durata di 40 minuti, perché l’esperienza sia il più agevolata possibile.
 
Minucci annuncia che a breve questo tipo di percorso sarà fruibile anche al Museo Madre e a quello di Capodimonte, ad arricchire ancora di più l’offerta culturale della città. “Il nostro sogno – spiega – è che l’agenda diventi uno strumento di inserimento lavorativo, ad oggi vi collaborano due ragazzi autistici ad alto funzionamento”.
 
“Sansevero in blu” si colloca in continuità con altri due progetti che il Museo ha già intrapreso in direzione di una fruizione il più possibile inclusiva ed accessibile. La prima ha riguardato, nel 2018, i non vedenti che hanno potuto visitare con le mani il Cristo Velato e le due statue poste ai lati, il Disinganno e la Pudicizia. La seconda esperienza è “Sansevero in LiS”, dedicata ai sordi, guidati alla scoperta delle opere e dell’architettura della cappella attraverso guide LiS preparate ad hoc, formate dallo stesso museo.
 
“Con progetti come questo, il Museo Cappella Sansevero intende contribuire alla costruzione di una rete territoriale autism friendly e alla realizzazione di uno spazio culturale aperto a tutti in grado di offrire al pubblico opportunità di coinvolgimento in esperienze differenziate”, sottolinea Maria Alessandra Masucci, consigliera di amministrazione e responsabile progetti sociali e di accessibilità del Museo Cappella Sansevero.
 
L’iniziativa si avvale del contributo scientifico dei Dipartimenti di Scienze mediche traslazionali e Architettura della Federico II, oltre a quello di Sciente motorie e del benessere della Parthenope.

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